Nel suo scritto del 1846 The philosophy of Composition Poe applica all’opera del poeta la stessa fredda analisi che adopera Dupin per smontare un delitto. Il testo è un puntiglioso vademecum per lo scrittore e il poeta e vale a distruggere il mito dello scrittore romantico, in preda alla follia dell’ispirazione, divenendo nel contempo un esempio di preveggenza su come si può intendere lo scrittore in senso moderno.

Per questo esame Poe prende in considerazione la sua opera poetica più nota The Raven (Il Corvo) e dice: «Io preferisco cominciare col prendere in considerazione un effetto» e procede volendo dimostrare che «nessun punto di questa composizione [The Raven, appunto] è frutto del caso o dell’intuizione, il lavoro è andato avanti passo dopo passo, fino al suo completamento con la precisione e la rigida consequenzialità di un problema matematico». Sarà certamente così, ma un problema matematico svolto certamente da un poeta; aggiunge poi: «Bisogna dire che il poema deve avere inizio dalla fine, da dove ogni opera d’arte dovrebbe cominciare». Poe per parlare di questa consequenzialità e causalità inversa usa il termine francese “dénouement”: cominciare dalla fine è, molto spesso, il segreto di un poliziesco ben congegnato, e Poe certamente può autorevolmente dire qualcosa in proposito.

Poe è stato grande poeta, e avrebbe con ardore voluto essere solo questo, se non che doveva anche sforzarsi di avere un reddito con il quale sopravvivere. Da qui le altre sue indimenticabili opere per le quali è maggiormente conosciuto. Il suo essere poeta io credo che vada anche oltre ai paradigmi che enuncia nel sopracitato saggio (la cui prima traduzione italiana ad opera di Federico Olivero sarà di pubblico dominio al primo gennaio 2026), e ritrovi il suo inquadramento letterario nell’analisi del più importante e apprezzato epigono del Poe stesso, cioè di H. P. Lovecraft. Scrive quest’ultimo in un breve saggio critico a premessa della sua raccolta di versi Fungi from Tuggoth:

«Il momento di adoperare il verso è quando si prova uno stato d’animo o un sentimento che diventa così forte e insistente che evoca nei nostri spiriti immagini concrete, rassomiglianze e analogie, facendoci desiderare di declamarle o tradurle in immagini e simboli viventi. Se la vista di bianche nuvole fa nascere in noi soltanto la preoccupazione morale e il desiderio si insistere sul loro carattere ingannevole e immateriale, la miglior cosa da fare è restarcene in silenzio, ovvero scrivere un sermone, e di adottare di preferenza la prima soluzione. Se, invece, quello spettacolo ci suggerisce qualcosa come navi, o cigni, o armenti fioccosi, fantastici castelli costruiti nello spazio, allora bisogna chiedersi se questo sentimento è abbastanza forte, quest’immagine particolare abbastanza fresca e originale, sì da giustificare il nostro ricorso alla prosodia.»

Ma è lo stesso Poe a scrivere nel sopracitato saggio:

«Otterremo più direttamente un preciso concetto della poesia con la semplice indicazione di quegli elementi che fanno nascere nel poeta stesso un vero sentimento poetico. Egli riconosce l’ambrosia che nutre la sua anima negli astri splendenti nel cielo – nelle volute di un fiore – nell’aggruppamento di piccoli arboscelli – nell’ondeggiare di campi di grano – nella flessuosità di alti alberi orientali – nell’azzurra lontananza dei monti – nei cortei di nuvole – nel tralucere di ruscelli semi-nascosti – nello sfavillare d’argentei fiumi – nella quiete di remoti laghi – nella profondità di solitarie sorgenti in cui si specchiano le stelle».

Non c’è quindi dietro all’ispirazione del poeta né la “sottile frenesia” né “l’intuizione estatica” ma le “elaborate e vacillanti crudezze del pensiero”.

Poe sembra quindi attenersi a quanto dirà il suo epigono molti anni dopo: la sua poesia non afferma e non indulge ad alcuna dimostrazione, ma dipinge con ampio ricorso al simbolismo, alla trasfigurazione; non a caso traduttore delle sue poesie in francese fu Mallarmé, sul quale Poe ebbe enorme influenza, forse superiore a quella dello stesso Baudelaire. Mallarmé in una lettera a Verlaine del dicembre 1855 afferma di aver voluto imparare la lingua inglese solo per poter leggere e apprezzare la poesia di Poe in originale. Poe è maestro nel tradurre la sua visionarietà in immagini che assumono valore di simboli. Altro punto di contatto tra Poe e Mallarmé è senza dubbio l’ispirazione conseguente alla morte della donna amata. Scrive Poe, ancora nel saggio citato all’inizio:

«Tra tutti i soggetti malinconici, qual è il più malinconico secondo l’intelligenza universale dell’umanità? – La morte, la risposta inevitabile. – E quando, mi chiedo, questo argomento, il più malinconico di tutti, è il più poetico? […] È quando è intimamente alleato con la Bellezza. Quindi, la morte di una bella donna è senza dubbio il soggetto più poetico del mondo.»

I versi di Poe che si giovano di questa ispirazione sono a mio avviso davvero mirabili. Non solo con la poesia Poe, purtroppo, celebrava la malattia e la morte dell’adorata moglie Virginia; l’ossessione per la sua funebre bellezza e l’angoscia per l’ineluttabilità della sua incombente perdita lo riportarono a fughe ed eccessi alcoolici.

Anche la traduzione che presentiamo in questo e-book si apre con la più nota delle sue opere poetiche, The Raven (Il Corvo). Pubblicata contemporaneamente su vari giornali all’inizio del 1845, l’anno successivo al trasferimento del poeta a New York, rese immediatamente celebre il suo autore che divenne rapidamente il conferenziere più alla moda dei circoli letterari. Ebbe modo anche di stabilire un’amicizia del tutto platonica con la poetessa – certo non memorabile – Frances Osgood, cercando tramite questa di sottrarsi in qualche modo al pensiero della sua tragedia familiare. Virginia morì il 30 gennaio 1847. Con lo stato d’animo del lutto Poe scrisse Ulalume (oltre ad Eureka poema in prosa) nella quale poesia quello che abbiamo scritto sopra a proposito dell’ispirazione poetica trova il suo più compiuto riscontro.

La traduzione – che è soprattutto una parafrasi – di Ulisse Ortensi è la prima italiana delle poesie di Poe. Ulisse Ortensi, giurista come studi e come volontà paterna, poté tuttavia dedicarsi alla sua vera vocazione bibliofila e fu, tra alterne vicende, direttore fino al 1935, anno della sua morte, della biblioteca Universitaria di Pisa; ebbe quindi il merito indiscutibile, tra gli altri, di aver pionieristicamente introdotto in Italia la conoscenza del Poe poeta. La sua traduzione è rigorosamente letterale e ovviamente, essendo in prosa, trascura del tutto le esigenze ritmiche e di prosodia. Resta comunque filologicamente molto interessante. Le traduzioni sono precedute da un saggio biografico e da una bibliografia che, rapportata ovviamente all’epoca, è di sicuro interesse. Tale bibliografia è risultata molto ricca di errori tipografici, sia nei titoli delle opere citate sia nei riferimenti bibliografici delle stesse, errori che pazientemente ci siamo sforzati di correggere tramite ricerche e confronti non sempre agevoli.

Il volume riporta 47 poesie, in ordine non cronologico, delle 74 che oggi sono filologicamente prese in considerazione. Altre 16 poesie sono incerte e tre di dubbia attribuzione. In proposito è utile consultare il sito italiano dedicato ad Edgar Allan Poe. Poe pubblicò quattro raccolte di poesie lui vivente, ma esistono altre edizioni antologiche contenenti sue poesie. Abbiamo corredato questo e-book con le 26 illustrazioni, opera di Gustave Doré, che corredarono l’edizione inglese del 1883 di Il Corvo oltre alla copertina della stessa edizione. Illustrazioni che sono considerate un vero capolavoro per il loro misterioso luminismo. Per quanto riguarda le traduzioni italiane, due anni prima (1890) della traduzione di Ortensi, il librettista e critico d’arte Guido Menasci aveva tradotto Il Corvo. Sono del 1896 le traduzioni di Ernesto Ragazzoni che possono essere lette in questa stessa biblioteca Liber Liber all’interno del volume Poesie, alla pagina dedicata al Ragazzoni stesso.

Numerose poi anche le traduzioni successive (esempio quella del già menzionato Olivero) fino a quelle più moderne di Tomaso Pisanti e del poeta (d’altra parte per tradurre poesie è sempre preferibile essere poeta…) Alessandro Quattrone. Ragazzoni conserva abilmente nella sua traduzione italiana il ritmo dell’originale. Dal punto di vista ritmico Mario Praz contesta di questa traduzione (oltre a violet lining tradotto con cuscini rossi invece di cuscini viola) la scelta del ritornello Nothing more con Nulla più che ritiene poco appropriato in tema di corvi ma più in linea con il “chiù” dell’assiolo. Praz traduce questa ricorrenza ritmica dell’originale con “null’altro ancora”. Da ricordare ancora che alla composizione poetica Il Corvo è legata l’opera, considerata il suo capolavoro, dell’illustratore tardo romantico Gustave Doré che accompagnarono l’edizione inglese del 1883 e che sono state scelte per illustrare la bella edizione italiana, a cura di Mario Praz, del 1974.

Sinossi a cura di Paolo Alberti

Dall’incipit del libro:

Una volta verso una mezzanotte tetra mentre io meditava stanco ed annoiato sopra alcuni strani e curiosi volumi di antica e dimenticata erudizione – mentre io dondolava il capo quasi dormendo, improvvisamente udii un colpo, come di qualcuno leggermente picchiante – picchiante all’uscio della camera mia «Egli è qualche visitatore, io dissi, picchiante all’uscio della camera mia – solamente questo e «Nulla più.»
Ah! distintamente io ricordo, egli era nel freddo decembre e ciascun tizzo di bracia morente che si staccava disegnava il suo spettro sul pavimento1. Ardentemente io desiderava il domani; vanamente io aveva domandato in prestito ai miei libri la cessazione dell’afflizione – dell’afflizione per la perduta Lenore – per la rara e raggiante vergine che gli angeli chiamano Lenore – senza nome quì per sempre. –

Scarica gratis: Poesie di Edgar Allan Poe. Con le 26 illustrazioni, opera di Gustave Doré.