Dalla Bainsizza al Piave all’indomani di Caporetto è un memoriale di guerra pubblicato per la prima volta nel 1919. Scritto sotto forma di diario e appunti dal fronte, il libro costituisce una vivida testimonianza diretta della disfatta di Caporetto (ottobre-novembre 1917), vista attraverso gli occhi di un ufficiale della 2ª Armata, l’unità militare che subì il peso maggiore dell’offensiva austro-tedesca e il successivo disfacimento.
Il racconto si apre sull’altopiano della Bainsizza, dove le truppe italiane avevano ottenuto parziali successi nell’estate del 1917, pagati però a caro prezzo. Coda descrive l’atmosfera sospesa e logorante che precede l’attacco nemico: soldati stanchi, logorati da mesi di offensive inconcludenti e da condizioni di vita miserevoli. Con lo sfondamento del fronte a Caporetto il 24 ottobre, la narrazione scivola nel caos della ritirata. L’autore documenta:
- Il crollo delle comunicazioni: La confusione dei comandi, incapaci di gestire l’emergenza, e l’assenza di ordini chiari che getta i reparti nello sbandamento.
- La marcia dolorosa: La lunga odissea delle colonne in ritirata verso il fiume Tagliamento e poi verso il Piave. Coda dipinge scene di apocalisse quotidiana: strade intasate da truppe e civili in fuga, episodi di sciacallaggio dettati dalla fame, l’abbandono di materiali bellici e il senso di umiliazione e impotenza.
- L’incontro con i profughi: Toccanti sono le pagine dedicate alla popolazione civile friulana e veneta, costretta ad abbandonare le proprie case, che si mescola alla fiumana dei soldati in un destino comune di sofferenza.
Coda scrive in aperta polemica con la versione ufficiale del Generalissimo Luigi Cadorna, che nel celebre bollettino di guerra aveva accusato i soldati di viltà e di essersi arresi senza combattere. L’autore rigetta la tesi dello “sciopero militare”: descrive uomini non vili, ma sfiniti, mal guidati e traditi dall’impreparazione tattica dei vertici, non dalla propria mancanza di coraggio. Il libro è un atto di accusa contro la “casta” degli alti ufficiali, distanti dalla realtà della trincea e colpevoli di aver trattato gli uomini come numeri, ignorandone la psicologia e i limiti fisici.
Nonostante il tono drammatico, il testo non è disfattista. Coda, nazionalista convinto, cerca di individuare tra le macerie della ritirata i germi della futura resistenza. L’arrivo sul Piave è visto non solo come una salvezza geografica, ma come l’inizio di una risalita morale necessaria per la salvezza della Patria.
Sinossi a cura di Claudio Paganelli
Dall’incipit del libro:
25 Ottobre. — Da ieri il bombardamento si è notevolmente intensificato. Il paesucolo, già diroccato, di Ravne (dove non è nulla di bello, tranne una fontana marmorea costruita dagli austriaci e dedicata a Maria Anna di Borbone, nome che il gusto discutibile di un Ufficiale del Genio ha sostituito sulla lapide commemorativa con quello di Jolanda di Savoia), le strade che salgono serpeggiando da una parte verso Bate, dall’altra verso Zabrdo e Garbaro, sono battute con accanimento; il San Gabriele fuma, avvolto in una corona di scoppi. I dintorni delle nostre due baracche — l’una alberga gli uffici, l’altra la mensa — sono colpiti frequentemente.
Non ci facciamo caso, nella benefica persuasione che la dolina in cui le due baracche giacciono, addossate alle pareti scogliose, sia in angolo morto. Quando si vive sotto il tiro nemico, non c’è ricovero che non sia presunto, fino a prova contraria, in angolo morto: così si dorme tranquilli, e quando la granata arriva, non si ha quasi mai il tempo di esasperarsi sulla perduta illusione.
Scarica gratis: Dalla Bainsizza al Piave all’indomani di Caporetto di Valentino Coda.



