The Petrified Forest è un dramma in due tempi rappresentato la prima volta al Broadhurts Theatre di New York il 7 gennaio 1935. Fu pubblicato nello stesso anno sempre a New York. È considerata l’opera più importante di Sherwood.

Il dramma è ambientato in una stazione di servizio in Arizona, ai confini del deserto. Vi lavorano il vecchio nonno Maple, il figlio Jason e la nipote Gabby la quale spera che il vecchio nonno si decida a vendere l’attività per poter andare a Parigi, dove è la sua mamma, a studiare arte. Alla stazione giunge un bizzarro viaggiatore, Squier, intellettuale fallito, che ha perso ogni fiducia nel mondo e negli uomini e prova ormai soltanto una sconsolata rassegnazione. Boze, il giovane ex giocatore di football americano che lavora con Gabby, la corteggia assiduamente, ma la ragazza si invaghisce improvvisamente di Squier sognando di poter iniziare una vita diversa in Francia. Nella stazione di servizio irrompono però dei banditi. Seguono ovviamente momenti di paura ma che servono a che i vari personaggi riflettano sulle proprie esistenze, deponendo ogni maschera. Pensieri e desideri vengono espressi in modo diretto, finalmente senza le remore del timore di poter ferire gli altri.

La foresta pietrificata è un’oasi di alberi fossili nel deserto dell’Arizona, non lontana dalla stazione di servizio che è l’epicentro della vicenda. Naturalmente è un simbolo, spiegato dallo stesso Squier: «Quella foresta è il cimitero della civiltà, che è stata uccisa sotto di noi. È il mondo delle idee sorpassate.» Quale civiltà è stata uccisa? La civiltà dell’intelligenza e degli intellettuali: «…gli intellettuali, i quali han creduto d’aver conquistato la Natura. L’hanno circondata di dighe, e si sono serviti delle sue acque per irrigare le terre incolte. Hanno costruito mostruosità aerodinamiche per vincerne la resistenza. L’hanno avvolta nella cellofane, e l’hanno venduta ai farmacisti. Ed erano più che sicuri d’averla soggiogata.» Su questi temi Squier ha i suoi riferimenti culturali: il poemetto di Eliot The Hollow Men (Gli uomini spenti, traduce Alessandra Scalero in questa sua versione) – Eliot non viene tuttavia mai citato – L’uomo moderno in cerca di un’anima di C.G. Jung che è l’unico libro del suo scarso bagaglio. La vendetta della natura sulle nefandezze commesse dagli intellettuali è la nevrosi: «essa si serve di strani istrumenti che si chiamano nevrosi. Di deliberato proposito affligge l’umanità spargendo il panico fra gli uomini. La natura sta provando ch’essa non può essere vinta, non da gente come noi. Essa sta togliendo il senno agli intellettuali, e lo sta ridando alle scimmie…». Squier è l’uomo che ha tentato tutte le vie dell’intelligenza, ha scritto libri, è stato in Europa, ed ora viaggia in cerca di qualcosa per cui valga la pena di vivere o di morire. La foresta pietrificata appare in questo senso la sua meta naturale. La morale puritana è sconfitta («Io sono nato nel 1901: l’anno in cui è morta la Regina Vittoria. Sono arrivato troppo tardi per la Guerra Mondiale e troppo presto per la rivoluzione.») in nome di un nuovo puritanesimo naturistico, unica via di salvezza. Squier rappresenta quindi la bancarotta del titanismo scientifico, in una qualche misura faustiano. Infatti tra le sue letture e citazioni troviamo anche Nulla di nuovo sul fronte occidentale. Ma il senso di condanna storica non investe solo lui: Jason è un ex combattente, membro dell’American Legion. Quindi volontario guardiano dell’ordine, discendente dei primi difensori della legge della giungla dei pionieri. Anche lui «depresso, disilluso». «È solenne, occhialuto, panciuto. Veste di grigio, con un berretto di alpagà grigia. All’occhiello ha il bottone della “American Legion”». Anche Chisholm, rappresentante dell’alta società non appare come il possibile uomo dell’avvenire: «è secco, arido, acido, borioso». L’altro “uomo finito” è il bandito Mantee e la rassomiglianza con Squier è sottolineata dallo stesso autore. In questo caso l’uomo della prateria rappresenta la bancarotta dello strapotere romantico, individualista. Cosa resta quindi ai margini di questa gente finita? Il vecchio nonno Maple, superstite dell’epoca dei pionieri, attaccato alla terra e sportivamente innamorato dei banditi che gli hanno invaso la stazione di servizio e per estensione di ogni genere di avventura. Boze è un bravo ragazzo, atletico e coraggioso ma insignificante: è lui il vero uomo destinato ad avere successo nella vita? Gabby è una ragazza inquieta, legge le poesie di Villon tra un servizio e l’altro nel deserto dell’Arizona. Si intravede in tutto il dramma la mentalità del reduce deluso, che pensa con nostalgia a un passato che ama ma nel quale non può più credere. Ma travalica il fatto personale privato ed occasionale, e investe i motivi profondi dell’anima americana, e risale, attraverso di essa, all’eterna simbologia dell’anima umana. La parabola di un fatale tramonto, dove luce e ombra, bene e male s’intrecciano senza frontiere precise.

La fine del dramma, basata su una sorta di riscatto altruistico, è facile da intuire ed è comunque notissima per il grande successo del film che fu tratto dall’opera. Film del 1936 diretto da Archie Mayo nel quale le memorabili interpretazioni di Bette Davis e Humphrey Bogart ma forse soprattutto per quella di un insuperabile Leslie Howard nei panni di Squier si attagliano alla perfezione allo spirito che in questo dramma volle infondere Sherwood. I cultori della cinematografia d’epoca lo conoscono certamente.

La traduzione è della già menzionata Alessandra Scalero, traduttrice esperta che anche in questa occasione fornisce una resa ottima, e assolutamente integrale, del dramma di Sherwood. Si lascia condizionare solo dai termini che si riferiscono ai ruoli del football americano che traduce adattandoli ai ruoli del calcio europeo.

Sinossi a cura di Paolo Alberti

Dall’incipit del libro:

Scena fissa: la sala di ristoro di un posto di rifornimento di benzina a Black Mesa, una solitaria località nel deserto dell’Arizona Orientale.
Il luogo spira una atmosfera abbastanza accogliente, se pure non precisamente cordiale. A sinistra, in fondo, una porta a vetri, a due battenti, che dà sotto una tettoia. Dietro i vetri, un po’ più in là, verso destra, s’intravedono le rosse pompe da benzina. A sinistra, in avanti, una porta che dà nelle stanze dei Maple, i proprietari del luogo. A sinistra, in fondo, una porta a molla che dà nella cucina. La parete di fondo è quasi tutta occupata, verso sinistra, dal banco, con la cassa registro, bottiglie di ketchup, un bollitore con una caffettiera, tovaglioli di carta, stuzzicadenti, gomma da masticare, pastiglie di menta, sigari, sigarette ecc. La parete di destra è tutta ad ampie finestre, dalle quali si vede la tettoia e, oltre questa, il deserto, arrossato dal sole al tramonto. A sinistra una stufa, con accanto una seggiolone a dondolo dall’alta spalliera. Tre tavolini quadrati: uno a sinistra in avanti, un altro a destra e un terzo in centro. Tre seggiole a ogni tavolino. A destra, lungo l’intera parete, una panca di legno. Le pareti sono di finto adobe; le intelaiature delle finestre e le porte d’un rosso cupo e acceso. Sopra le finestre a destra spicca un’insegna a caratteri grossolani: «Black mesa bar-b-q», la quale era l’insegna originaria, sostituita in seguito da un’insegna luminosa al Neon di cui più tardi, quando l’oscurità sarà completa, si scorgerà dai vetri la fosforescenza verdastra e intermittente.

Scarica gratis: La foresta pietrificata di Robert Emmet Sherwood.