Pubblicato nel 1885 dall’editore Perino, questo volumetto raccoglie molti brevi aneddoti aventi come filo conduttore episodi e personaggi romani attraverso i secoli. La forma in cui sono esposti gli aneddoti è molto varia, da poche righe in prosa a due-tre pagine per narrazioni più elaborate; ma ci sono dialoghi e poesie (sonetti, quartine…), sovente anonime, ma talvolta firmate da celebri autori.
Si parte dalla storia romana, con aneddoti riferiti a consoli ed imperatori, e si prosegue lungo i secoli, e fino al 1870, dando come è intuibile grande spazio alle vicende collegate a papi, cardinali e prelati vari, senza pretese di costruire una esposizione ordinata cronologicamente.
Protagonista di quasi metà libro è comunque Pasquino, la statua a cui il popolo romano attribuiva tutte le espressioni satiriche di cui la censura papalina avrebbe volentieri perseguito gli autori. Pasquino sovente ha una spalla, Marforio, che gli consente di dialogare e così pungere più acutamente il potere. Diamo qui un esempio di “Pasquinata”, un distico dedicato a papa Urbano VIII, che peraltro non fu l’unico pontefice a portare la barba, e neppure l’unico a trovare nuove tassazioni da imporre al popolo:
Urbano Ottavo dalla barba bella
Pubblica un giubileo e una gabella.
Sinossi a cura di Gabriella Dodero
Dall’incipit del libro:
Gli scrittori sono discordi nelle loro affermazioni. Ma io non annoierò il prossimo mio come me stesso con disquisizioni, ricerche e raffronti che non son cose da me, modesto scrittorello. Io non imprendo a compilare una storia, narro degli aneddoti. Solo dirò, quanto all’anno della fondazione della città, che due sono i sistemi più generalmente seguiti: il Catoniano e il Varroniano. Secondo il calcolo di Catone, Roma sarebbe sorta 751 anni avanti Gesù Cristo – secondo quello di Varrone, 753; cioè a dire l’anno terzo della terza olimpiade.
Il natale di Roma era festeggiato una volta come il ricordo di un gran fatto, poichè la storia di Roma rappresenta il processo storico dell’umano incivilimento. Man mano però le feste hanno perduto la solennità, la pompa, la grandezza d’una volta, fino a che il Municipio della capitale d’Italia non le ha riportate al loro prisco splendore con la illuminazione a bengala del Colosseo, coi girandò sul Corso, e col concerto in piazza Colonna – tutte cose da far strabiliare.
Plutarco, nella vita di Romolo, scrive: «Già da tutti comunemente si accorda che la fondazione della città sia stata a’ 21 aprile.» Fin d’allora un tal giorno era consacrato a Pale, dea dei pastori, e quindi in poi si conservò sempre la memoria delle due feste unite insieme.
Scarica gratis: Roma aneddotica di Giuseppe Petrai.




