Questo romanzo di Lamartine fu scritto nel 1851, quando lo scrittore si era ritirato dalla vita politica francese nella sua regione natale. La moglie Mary Ann aveva ricevuto in dono al momento delle nozze il castello di Saint-Point, che divenne l’abitazione principale della famiglia. Nel romanzo, che è scritto in prima persona, il co-protagonista è il castellano di Saint-Point, cioè Lamartine stesso, che si relaziona con un abitante del luogo, appunto lo scalpellino Claudio, che conduce una vita solitaria e frugale abitando sulla montagna.
Il rapporto fra i due uomini si arricchisce da un lato con la narrazione delle vicende dello scalpellino, dall’altro con discussioni di natura filosofico-religiosa in cui Claudio approfondisce la sua religiosità, da autodidatta che crede in Dio senza per altro riconoscerlo esplicitamente nei precetti di questa o quella religione. Posizione che è la stessa che in quel periodo aveva assunto Lamartine stesso, dopo avere abbandonato il cattolicesimo in cui fu cresciuto.
I due temi, privato ed universale, si snodano attraverso la narrazione dei molti modi in cui si può vivere un amore: Claudio è stato figlio, fratello, poi fidanzato, ma non sposo, e sempre amò la sua famiglia e la donna che avrebbe voluto sposare; ma alla fine visse la maggior parte della sua vita da solo, vagabondando per la Francia e facendo lo scalpellino, e poi ritornato a Saint-Point, ancora da solo nella sua capanna, dialogando con Dio, e sicuro del suo amore. Quale tra gli amori possibili deve prevalere, se essi entrano in conflitto? In altri termini, si può amare ed essere felici, se questo amore distrugge tutto ciò che possiede un’altra persona che amiamo? E in questa domanda, e nella risposta che Claudio dà con la sua vita solitaria, sta il succo della vicenda.
Dal catalogo del Sistema Bibliotecario Nazionale non ci risultano altre edizioni italiane, a parte quella del 1851 che abbiamo qui digitalizzato, tradotta da Francesco Giuntini. A un nostro volontario però è capitata in mano un’altra edizione, pubblicata nel 1853 a Napoli, che curiosamente manca di alcuni paragrafi qui e lì, e di diverse pagine nel Capitolo X, laddove veniva approfondita la genesi della religiosità in Claudio. L’opera fu quindi censurata per la poca ortodossia di quelle pagine, che avrebbero potuto scandalizzare i lettori. Non dimentichiamo che alcune opere di Lamartine furono poste all’Indice, e che un volume, stampato nell’Italia pre Unità, poteva incorrere nelle ire del Vescovo e dover quindi scomparire di fatto dalla scena letteraria nazionale.
Sinossi a cura di Gabriella Dodero
Dall’incipit del libro:
All’uscire dalla graziosetta città di Macon dirigendosi dalla parte de’ monti ove si corica il sole, si segue da prima per parecchie ore una grande strada fiancheggiata da vigneti, che sale e scende colle ondulazioni del suolo, come il cammino che tiene un naviglio sur un mare dolce a larghe ondate. Numerosi villaggi, dai tetti di tegoli rossi e dalle mura imbiancate di calce e parate di pampini al di sopra delle porte, sorgono sul declive di tutti i poggiuoli, e fumano nel fondo di tutte le gole. Li circondano dei prati; i sinuosi corsi de’ ruscelli che abbeverano quelle praterie sono tracciati da filari di salici tosati ogni tre anni dalla falce. La loro chioma flessibile al più leggier venticello, che agita le frondi e sembra inargentarle, è appunto abbastanza lunga, abbastanza fronzuta per somministrar alquanta ombra ai villanelli che conducono alle pasture le vacche, e per prestare un asilo, sovente scoperto, ai nidi degli usignuoli e degli alcioni.1 Gravi campanili di pietra macchiati dalla pioggia, e rivestiti del musco bigiccio de’ secoli, dominano questi villaggi in forma di piramide bislunga. L’occhio del viaggiatore passa continuamente dall’uno all’altro di questi campanili, come se contasse, a dritta e a manca i limiti di una via lattea, che guida a quella popolosa contrada.
Scarica gratis: Lo scarpellino di Saint-Point, ossia Claudio delle Capanucce di Alphonse de Lamartine.




