Monsù Tomè (Bartolomeo in piemontese) è un arzillo vecchietto, tra i settanta e gli ottanta anni, che nei riposi domenicali dalla sua attività di “comandante di spiaggia” ha due passioni: bere dieci bicchieri di vino e – debitamente sollecitato – raccontare le sue memorie di soldato del regno di Sardegna prima e dell’impero napoleonico poi.

Nel 1796, ai tempi dell’entrata in Italia dell’esercito di Napoleone Buonaparte, Tomè era sergente del reggimento di Monferrato dell’esercito piemontese, comandato dal colonnello Filippo del Carretto, e partecipò all’eroica difesa del castello di Cosseria, località strategica per il passaggio dalla Liguria al Piemonte.

Durante i combattimenti, Tomè conosce una vivandiera dell’esercito francese – in realtà una nobile che aveva rinnegato la propria classe per unirsi ai repubblicani – e se ne innamora. La fanciulla gli promette il suo amore se avesse lasciato passare, nella postazione che presidiava, i soldati francesi. Tomè rifiuta e durante l’assalto che segue, senza volerlo, ferisce la ragazza. Dopo tre sanguinosi assalti respinti, e la morte del colonnello Del Carretto, i difensori, rimasti senza munizioni, devono arrendersi con l’onore delle armi, e Tomè ritrova la fanciulla tra i feriti e la affida ai soldati francesi perchè sia curata.

Rilasciato sulla parola, insieme agli ufficiali e ad altri sottufficiali, Tomè si avvia verso Savona per rientrare poi in Piemonte e cerca di rivedere la ragazza, ma con scarsa fortuna. La incontrerà di nuovo più tardi, ma il suo incontro non avrà l’esito sperato.

Sinossi a cura di Claudio Paganelli

Dall’incipit del libro:

«Niente si perde, a questo mondo, e tutto viene in taglio, quando è la sua ora.» Così dice la filosofia popolare, espressa in proverbi, e così ripeteva spesso la mia carissima nonna, filosofando la parte sua. È poi vera, la sentenza? Pensandoci bene, mi pare che ella debba intendersi con qualche restrizione. Vedete, per esempio; mi viene oggi in taglio anche il ricordo di Monsù Tomè, ma pur troppo si è perduta nell’animo mio la memoria del suo riverito cognome. L’ho io mai saputo, del resto? Dubito, in verità, di non aver conosciuto quell’ottimo personaggio altrimenti che col nome di battesimo, raccorciato alla piemontese, e nobilitato dal suo titolo accompagnativo. Comunque sia, scrivo oggi di lui, prima che si perda anche, cancellato dalla mia memoria, il suo nome di battesimo.
Bartolomeo, Tomè, Monsù Tomè, fu un nome proprio assai comune nel secolo scorso e nei principii del secolo presente. Ora hanno preso il sopravvento gli Ettori, gli Alessandri, i Cesari, gli Attilii, tutti nomi d’eroi, che fanno augurar bene delle nuove generazioni. Ma anche Monsù Tomè fu un eroe; per lui l’esperimento è fatto, e non c’è più da temere che gli augurii si sperdano, o che le speranze vadano in fumo.

Scarica gratis: Monsù Tomè di Anton Giulio Barrili.