In questo e-book abbiamo inserito i brevi e brevissimi componimenti, sempre ascrivibili all’arte poetica dell’autore, scritti tra il 1947 e il 1953 e pubblicati per la prima volta nel 2004 nell’edizione di Tutte le poesie curata da Franco Vitelli.
Sono sempre, questi brevissimi testi, indicativi per poter considerare l’opera di Scotellaro al di fuori di formulari politici e dogmatici nei quali molto spesso la critica prova ad ingabbiarlo. Il rapporto tra piccolo mondo contadino e grande mondo moderno, che si delinea anche in questi frammenti, viene certamente visto alla luce del pathos storico delle classi in lotta e degli oppressi che si liberano degli oppressori, ma viene valorizzata soprattutto la voce di uno che appartiene al popolo, che “sente” e soffre ma non smette di esplorare le possibilità illimitate che potrebbero essere accessibili all’umanità.
Ecco quindi semplici esempi di questa “rievocazione dei fatti del paese” (come li definiva Domenico Di Palo, come già abbiamo visto in altra sinossi relativa a un’opera di Scotellaro):
Di fronte il velluto d’ulivi
che tiene la collina
le donne al lavatoio di Miglionico
tempietto greco.
I suoi costumi e le sue vicende (e i suoi personaggi):
IL BARBIERE
Ogni casa un barbiere
o un quarto di grano
per tutto l’anno ai soli contadini.
Attraverso questi frammenti ed epigrammi scorgiamo quindi facilmente non tanto un generico e lamentoso meridionalismo ma sussulti di fedeltà di un moderno intellettuale al suo paese di origine, al mondo spesso esangue e slavato, ma pur sempre degno e all’altezza dell’intravisto processo di risveglio del mondo contadino, per ricordare e lapidariamente celebrare la vita collettiva di una classe che pur tra oscillazioni e contraddizioni si sforza di prendere coscienza di sé. È anche questo un modo che Scotellaro sceglie per delineare il mondo culturale e sociale al quale si sentiva prossimo, per ragioni di ceto e di nascita, ma allo stesso tempo lontano in virtù del privilegio ottenuto tramite un’educazione borghese. Le forme egemoniche della cultura all’interno delle classi popolari si sfumano all’interno del mondo contadino e Scotellaro cerca di cogliere gli spunti per intravedere un’unità nuova e complessa, utile a conoscere l’umanesimo meridionalista in un senso più ampio, secondo l’indicazione gramsciana per lo studio della tradizione intellettuale del Mezzogiorno.
Sinossi a cura di Paolo Alberti
Dall’incipit del libro:
1
Dovremo spezzare il sortilegio.
I campi si sono ingialliti
come la faccia della giovane sposa.
[1947]
2
La pazzia dell’assistenza.
Di tutto un poco per
ingraziarsi la natura:
vigna, seminato, orto.
[1947]
3
È secco il pascolo sotto le quercie rade:
sono solo in piedi le spine.
[1947]
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