Giovanni Visconti Venosta scrive questi ricordi personali e politici dedicandoli ai nipoti, figli del fratello maggiore Emilio. Fatto salvo un capitolo iniziale di ricordi d’infanzia, la narrazione copre gli anni dal 1847 al 1860. I ricordi delle Cinque giornate di Milano sono quelli di un adolescente (Giovanni aveva 16 anni) che voleva emulare il fratello maggiore, pienamente coinvolto nell’insurrezione.

Il risultato quasi comico è che in ogni occasione in cui si offre di partecipare viene messo da parte come quando viene incaricato di sorvegliare tutta la notte da un tetto una inesistente spia, o quando gli viene impedito (perché troppo pericoloso) di raggiungere Porta Tosa, dove gli insorti conquistarono i bastioni delle mura nell’episodio conclusivo delle cinque giornate.

Al ritorno degli austriaci l’anno successivo, la famiglia di Giovanni, dopo un prudente periodo di assenza in Svizzera, ritorna alle proprie case di Milano e (in estate) di Tirano, e per quanto sospetti i due fratelli non avranno particolari problemi con il governo austriaco.

Nel 1859 Giovanni ed Emilio passano in Piemonte, per unirsi all’esercito sabaudo, ma ancora una volta Giovanni non riesce a combattere. Il fratello viene inviato come Commissario Regio presso i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi, e dopo i primi fatti d’arme, che liberano gran parte del territorio della Lombardia, Giovanni viene nominato da Emilio Commissario Regio per la provincia di Sondrio per circa tre settimane, e in seguito rimane a Bormio come ispettore per il battaglione valtellinese dei volontari.

Anche in politica Giovanni segue le idee del fratello, legato a Cavour, e collabora a «Il Crespuscolo» di Carlo Tenca e successivamente a «La Perseveranza», che sosteneva le idee monarchiche, liberali ed unitarie.

In una nota a piè di pagina, Giovanni ricorda la poesia umoristica La partenza del crociato, scritta quasi per scherzo, che lo renderà famoso presso generazioni intere di studenti, e che gli sarà persino ricordata dai professori al momento della discussione della sua tesi di laurea.

Sinossi a cura di Paolo Alberti

Dall’incipit del libro:

Nel leggere i libri di storia ho avuto più volte la curiosità di sapere che cosa facesse, che cosa dicesse, durante i principali avvenimenti, tutta quella parte di pubblico che non ha l’onore di essere ricordata nei libri.
Nel leggere poi qualche libro di storia patria, e specialmente di storia valtellinese, ho avuto anche un’altra curiosità, tutta domestica. Conoscendo la parte presa, da parecchi della nostra famiglia, negli avvenimenti della loro valle nativa, ero tanto più curioso di sapere quali intendimenti avessero guidato quei nostri antenati, quale fosse stato l’animo loro, quali le loro costumanze, e quali vicende avessero attraversato, essi e le loro famiglie.
Quando mi venivano questi pensieri, se mi trovavo a Tirano, passavo delle ore nello studio, che conoscete, a frugare tra le vecchie carte d’archivio; e parecchie volte ho potuto rivivere in mezzo ai nostri buoni vecchi, leggendo dei fasci di lettere, o qualche loro scritto, e riuscendo così a sapere, con mio grande interesse, quello ch’essi avessero pensato, o avessero fatto, durante certi tempi fortunosi in cui erano vissuti.
Se voi avete ereditato questa mia stessa curiosità, avrete di certo anche quella di sapere che cosa pensassero, e che cosa facessero, vostro padre e i vostri zii in quegli anni, che resteranno famosi nella storia italiana; gli anni che corsero tra il 1848 e la proclamazione del nuovo Regno d’Italia.

Scarica gratis: Ricordi di gioventù di Giovanni Visconti Venosta.