Ecco un altro dei romanzi meno conosciuti di Dumas, anche perché ci sono diversi indizi che portano a dubitare della sua autenticità. Il libro fu pubblicato nel 1857, presso Ferrario di Milano, all’epoca in cui Dumas si interessava alle vicende politiche italiane; più tardi Dumas si trasferì addirittura a Napoli, dopo la riunificazione d’Italia sotto i Savoia. Il dubbio sulla paternità del romanzo è causato soprattutto dall’assenza di questo titolo dalle collezioni francesi della vasta opera di Dumas, e dalla sua esistenza solo in questa unica versione italiana. Esiste anche un racconto di Michele Operti, scrittore di romanzi storici negli anni 1860, dallo stesso titolo ma molto più breve, che però non abbiamo potuto consultare, e che comunque uscì una decina di anni dopo.

Chiunque ne sia l’autore, il libro ha ben poco dello stile di Dumas. L’epoca storica in cui si svolge la vicenda, che spesso nei romanzi di Dumas compare attraverso la presenza di personaggi storici come comprimari, non è presente nel libro, nemmeno attraverso richiami indiziari; l’ambiente in cui ha origine e conclusione la vicenda è nei dintorni di Marsiglia, con i personaggi principali che si spostano a Parigi, e poi nelle Filippine. Quest’ultima ambientazione è molto approssimativa, e fa rimpiangere le descrizioni dei paesaggi di Verne, che pure riscossero tanta popolarità in quei decenni.

La vicenda è sostanzialmente la storia di un amore infelice, tra Pietro, giovane pescatore con la passione per la cultura, e Savina, la bella e ricca sorella di un amico d’infanzia. Che la disparità sociale sia d’impiccio lo si intuisce da subito, e ciò genera una tormentata vicenda, movimentata dalle azioni di personaggi buoni ma ingenui (il padre di Savina, che la sposa ad un mercante di Parigi; ben tre donne che si innamorano perdutamente di Pietro, di cui due finiscono per morire a causa dell’amore non corrisposto) o decisamente malvagi (il marito di Savina).

Ci resta del romanzo l’esaltazione dell’amicizia come sentimento che unisce al di là delle differenze, quella tra Pietro e Eduardo, quella tra Pietro ed il dottore Daumenil, e perfino quella che Pietro prova per Rosina la genovese, che lui tratta come una sorella mentre lei, che lo ama, rinuncia a tutto pur di seguirlo alle Filippine.

Sinossi a cura di Gabriella Dodero

Dall’incipit del libro:

All’estremità di quella catena lunghissima di rocce che forma la rada di Marsiglia, scorgonsi ancora le ruine d’una casipola da pescatore: cespi di violette gialle serpeggiano lungo le fesse muraglie, e il rosmarino, germogliando tra le macerie, consola del suo olezzo quel luogo solitario.
Presso alla soglia, quasi gentile ornamento, s’innalza uno di que’ bellissimi arbusti non conosciuti ne’ climi settentrionali, un’acacia a fior d’oro, di cui superbirebbe il giardino d’un re, e che spiegando i suoi leggieri ramoscelli, le foglie frastagliate, i soavi suoi fiori, fa un bel contrasto colla guasta muraglia.
Pietro nacque in questa capanna, sotto questa ombra profumata. Il padre di lui ivi esercitava il mestiere del pescatore, ed ogni suo avere consisteva in questa casipola, nelle sue reti ed in sei ben tarchiati figliuoli. Quando Pietro, che fu il settimo, venne alla luce, gracile e delicato come i fanciulli di città, il pescatore n’ebbe più rammarico che allegrezza. – Che faremo noi di questo bimbo? diceva spesso alla moglie: quanti stenti dovremo durare, prima che egli possa guadagnarsi il vitto! per quanto tempo dovrem sopportarne tutto il peso!

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