Nell’ultima novella del terzo volume della raccolta Contes chinois, traduits par MM Davis Thomas, le P. D’Entrecolles e altri, raccolte da M. Abel Ramusat, intitolata La matrone du pays du soung, la moglie di un valente letterato vorrebbe giurare eterna fedeltà – o almeno di non sposarsi nuovamente per almeno cinque anni – accanto al letto di morte del marito. Quest’ultimo però si limita a chiederle di giurare di non convolare a nuove nozze e di rimanergli fedele fino a che non si sia disseccata la terra con la quale sarà coperta la sua tomba. Dopo due giorni la vedova è già sulla tomba con un ventaglio per affrettare l’opera del sole e del vento. Non so se Surico avesse presente questa novella quando pensò e poi scrisse il suo Il ventaglio di Faust, certo è che le analogie non sono poche. E sul tema della vedova inconsolabile non possiamo dimenticare la matrona di Efeso del petroniano Satyricon (vedi il capitolo ventesimoquinto delle Satire in questa stessa biblioteca Liber Liber. Manuzio) con il quale le analogie sono almeno altrettanto solide.
Certamente il tema dell’allegra vedovanza non è particolarmente originale in letteratura, ma Surico riesce in realtà a renderlo tale realizzando un equilibrio mirabile tra farsa boccaccesca, fiaba, pochade e proponendosi addirittura come precursore dell’esplosione del teatro grottesco, perché è vero che la prima rappresentazione fu a Roma nel 1921, ma la versione a stampa è del 1919, pochi mesi dopo la prima rappresentazione di L’uomo che incontrò se stesso di Antonelli (vedi in questa biblioteca Liber Liber. Manuzio) quando ancora la tematica della nuova impronta teatrale non era certamente divenuta egemone.
Tuttavia, nonostante gli autorevoli riferimenti che ho citato in apertura, il Savio Faust di Surico non è morto e può assistere con ironia e soddisfazione al repentino passaggio della moglie dal dolore al nuovo amore. Anche il Faust di Surico, come il suo predecessore goethiano, vive tra alambicchi, provette, fiale ed erbe medicinali, ma ha una moglie gelosissima che non gli risparmia una scenata quando lo trova sperduto nelle sue meditazioni filosofiche e si imbatte in una vedovella intenta a ventilare la tomba del marito defunto per poter rapidamente vedere esaurito il tempo del proprio giuramento. Da questa scenata, e dal dono simbolico di un’enorme ventaglio che la vedovella consegna a Faust per aiutarla ad asciugare il sepolcro, sorge l’idea di mettere alla prova con uno stratagemma da alchimista la persistenza dell’amore della moglie. Ma alla fine lo stratagemma si ritorce contro lo stesso ideatore e la tela del terzo atto si chiude su un doppio incontro amoroso che finisce per apparire più una rivalsa femminile sia sulle pretese maschili che sulle apparenze di perdono e comprensione messe in atto dallo stesso Faust e palesemente finalizzate a ottenere quell’ora d’amore che vale ben di più di «tutte le biblioteche dell’universo».
L’alternanza di accenti caricaturali tipici del farsesco ad altri ironici propri del grottesco è dosata abbastanza sapientemente ma forse disorientò il pubblico e la critica decretando un sostanziale insuccesso della commedia. Tuttavia ne resta a distanza di quasi un secolo l’importanza nella storia del teatro italiano come testimonianza di una ricerca che si interpone tra quella del già citato Antonelli, di Chiarelli con il suo La maschera e il volto e i procedimenti più tipicamente pirandelliani, spesso rovesciando gli stessi, operazione che a Surico riuscirà più compitamente con il suo L’Italia l’ho fatta io! di qualche anno successivo. Un’ultima annotazione riguardo al personaggio del Dottore avido, pavido e millantatore che richiama non poco elementi del teatro di Molière.
Completa il volume l’atto unico Orientale ambientato nel XIII secolo vicino a Baghdad subito dopo la caduta e il saccheggio di questa ad opera delle truppe mongole, momento drammatico per la civiltà islamica. Il principe Ascu è combattuto tra la salvaguardia delle proprie tradizioni religiose e il contatto con la civiltà occidentale, raggiunto con la lettura dei classici greci e in particolare di Aristotele. Questa sua indecisione produrrà conseguenze drammatiche e in contrasto con i suoi intendimenti.
Orientale rappresenta l’esordio di Surico come autore teatrale (la prima rappresentazione è del 21 aprile 1912 al teatro Argentina di Roma da parte della Compagnia Stabile Romana fondata nel 1905 da Edoardo Boutet e l’interprete protagonista è il grande attore Annibale Ninchi). L’esperienza teatrale di Boutet è forse il primo esperimento di un rinnovamento teatrale in Italia, tanto che Boutet stesso è stato considerato un precursore di Pirandello e innovatore e riformatore del teatro italiano. Certamente questo debutto drammaturgico di Surico non è originalissimo ricalcando un filone esotico e orientaleggiante che aveva avuto vasta diffusione popolare a fine Ottocento sia in letteratura che nel teatro. Anche in questo caso possiamo individuare come fonte di ispirazione dell’autore una novella: The veiled Prophet of Khorassan di Thomas Moore della quale Surico prende a prestito, oltre allo spunto della vicenda, il nome della protagonista Zèlica.
Un’ultima annotazione sulla copertina del libro che è un’illustrazione del pittore pescarese Basilio Cascella (1860-1950) e che riproduciamo anche in questo e-book. Il trait-d’union tra Cascella e Surico si trova nella comune frequentazione con Gabriele D’Annunzio che fu collaboratore della rivista di Cascella «L’illustrazione abruzzese».
Sinossi a cura di Paolo Alberti
Dall’incipit del libro:
IL SERVO. – (dentro, a destra, alle spalle della donna) Psit! psit! psit! (ed entrando) Siete voi la domestica del Savio…?
LA DOMESTICA. – (con parlantina rapida, sempre)… il filosofo più grande di quanti vissero, vivono e vivranno, Faust, voi dite?… E che desiderate?
IL SERVO. – Una cosa semplicissima. Il vostro padrone, il vostro filosofo, il più grande eccetera eccetera, à buon vino nella cantina?
LA DOMESTICA. – Vestite da uomo, ma voi meritereste di portare almeno il distintivo di somaro, la coda.
IL SERVO. – Grazie tante!… Le donne, in questo paese, sono tutte gentili così?
LA DOMESTICA. – Ma quando mai un uomo della sapienza non à posseduto, nel nostro principato, una cantina fornita dei vini più squisiti della terra? E a che servirebbe la scienza se…
IL SERVO. – Bene, bene: non vi riscaldate. Egli dunque à una cantina magnifica come la sua biblioteca. Vengo allo scopo. Il mio giovane padrone, nipote del Principe, desidera di frequentare la casa del celebre Savio Faust, volendo apprendere la magia e coltivare con ogni cura la sua mente; e spera, anche, di poter ottenere da lui una fiala di quel succo di erbe, famoso quanto prezioso, che guarisce le malattie più violente. Giungerà fra qualche giorno: ora è in viaggio e…
Scarica gratis: Il ventaglio di Faust ; Orientale di Filippo Surico.




