Nel 1887 Nietzsche dava alle stampe Zur Genealogie der Moral e portava alla morale occidentale attacchi potentissimi:
«I due valori antitetici “buono e cattivo”, “buono e malvagio” hanno sostenuto sulla terra una terribile lotta durata millenni; e per quanto possa essere certo che da un pezzo il secondo valore è prevalso sul primo, ancor oggi non mancano luoghi in cui si continua con esito incerto a combattere questa battaglia.» [Genealogia della morale, Milano 1980, p. 40].
La letteratura di fine ’800 non manca di illustrare questa lotta e la letteratura francese lo fa con due scrittori tra loro diversissimi. Villiers de l’Isle-Adam, aristocratico e cristiano, presenta la crudeltà (nei suoi Contes Cruels) come strumento per smascherare i falsi valori che ammantano l’ipocrisia della coscienza borghese (onore, rispettabilità, una retorica versione di amore e amicizia) e vuole apparire scandaloso. Mirbeau, anarchico e laico, è alla ricerca delle mostruosità presenti sia nella natura umana, nei suoi aspetti violenti e sadici, sia nella società contemporanea, la quale ai suoi occhi non trova in sé alcuna possibilità di rigenerazione, nessun germe di trasformazione: solo la sua distruzione può condurre al cambiamento. Anche i suoi racconti sono stati raccolti in edizione moderna sotto il titolo di Contes Cruels, ma è nella sua opera più famosa, Le jardin des supplices (Il Giardino dei supplizi) presentato adesso in questa edizione digitale nella traduzione di Decio Cinti, che queste riflessioni sono sviluppate nella loro pienezza e complessità. Fu pubblicato a Parigi nel 1899 e la prima edizione apparve illustrata dai disegni di Auguste Rodin. L’esercizio della crudeltà si estende in questo caso dai falsi valori direttamente ai corpi.
Il romanzo è introdotto da una prefazione in forma di brillante conversazione tenuta in un salotto parigino; tale prefazione enuncia senza parafrasi l’argomento della narrazione che si incentra sul bisogno istintivo e naturale dell’uomo di uccidere e far soffrire. La narrazione in prima persona viene fatta da «un uomo dal volto assai sciupato, un uomo curvo, dall’occhio triste, dalla chioma e dalla barba prematuramente grigie». Il suo intervento nella conversazione è per sottolineare il ruolo della donna «in una questione in cui esse hanno un’importanza capitale». Il romanzo è poi diviso in due parti, la prima delle quali è la rievocazione della vita giovanile del narratore-protagonista, di famiglia borghese ed educato a principi formali totalmente privi di ogni scrupolo di onestà e verità. Un suo compagno di collegio condivide con lui questi principi e intraprende con successo la carriera politica, per percorrere la quale non esita a servirsi di infamie e bassezze morali nelle quali l’amico è complice e presto senza via d’uscita per cui deve cedere al ricatto del politico ormai insediatosi ai vertici della vita ministeriale e accettare una pseudo missione scientifica in estremo oriente.
La seconda parte del romanzo si svolge in Cina e la narrazione è dominata da Clara, una signora inglese da tempo stabilitasi in Cina, e conosciuta dal protagonista a bordo della nave con la quale compiva il viaggio verso la missione, presto dimenticata e abbandonata. Questa parte del romanzo vuole mostrare un altro volto della corruzione, un altro modo di uccidere, non più in funzione di mire ambiziose, ma di una crudeltà fine a se stessa. Il giovane francese non riuscirà a sottrarsi al dominio avvilente di Clara neppure dopo la traumatica esperienza del Giardino dei supplizi dove la natura sembra mostrare la più perfetta insensibilità per le sofferenze umane. In una cornice composta di arte fiori e bellezza i cinesi torturano e uccidono i condannati dando testimonianza della loro proverbiale efferatezza. Bellezze del giardino e sofferenze dei condannati si fondono nella rappresentazione di un unico e mostruoso spettacolo.
Mirbeau, che era stato inizialmente ammiratore del naturalismo zoliano, lascia intravedere in questa sua opera un’evoluzione verso tendenze di tipo più spiccatamente spiritualistico. Conduce quindi chi legge verso un’esaltazione della morte e dei sensi, liberati da ogni costrizione e alla ricerca di regole di un’esasperazione estetica che sfiora e sconfina in un disturbante cattivo gusto.
Il romanzo ebbe comunque un considerevole successo, con numerose successive ristampe e traduzioni in numerose lingue. Per chi ha letto La colonia penale di Kafka (1919) non sarà difficile riconoscere che questo romanzo di Mirbeau è stato per lo scrittore boemo punto di riferimento e fonte di ispirazione. La crudeltà si trasforma da disvalore a estremo strumento di giustizia e rivelazione. E sempre strumento usato come un bisturi per rimuovere il cancro dell’ideologia e dell’affettività borghesi e far affiorare i caratteri ancestrali e primigeni ritroviamo più volte la crudeltà nell’opera di letterati e pittori della prima metà del Novecento; valga come esempio la rivista «Minotaure» (12 numeri dal 1933 al 1939), l’esposizione del 1937 a Parigi dell’Art Cruel fino al Teatro della crudeltà di Antonine Artaud.
Un adattamento teatrale, piuttosto lontano dallo spirito del romanzo e tendente al melodrammatico è stato scritto e messo in scena nel 1922 da Pierre Chaine e André de Lorde. La versione cinematografica di Christian Gion è del 1976. La Dame de Shanghai è una trasposizione moderna, e molto lontana dallo spirito del romanzo di Mirbeau, pubblicata nel 1993 nella raccolta Brigade mondaine di Michel Brice, pseudonimo di Gérard de Villiers.
Sinossi a cura di Paolo Alberti
Dall’incipit del libro:
Dodici anni or sono, non sapendo più che fare, e condannato da una serie di sfortune alla dura necessità di appiccarmi o di andare a gettarmi nella Senna, mi presentai alle elezioni legislative – suprema risorsa! – in un dipartimento dove d’altronde non conoscevo nessuno e dove non avevo mai messo piede.
Veramente, la mia candidatura era ufficiosamente sostenuta dal Gabinetto, il quale, non sapendo più, nemmeno esso, che fare di me, trovava così un mezzo ingegnoso e delicato di sbarazzarsi, una volta per sempre, delle mie quotidiane, delle mie fastidiose sollecitazioni.
In quell’occasione, ebbi col ministro, che era un mio amico dopo esser stato mio compagno di collegio, un colloquio solenne e confidenziale ad un tempo.
— Vedi come siamo gentili per te!… – mi disse quel potente e generoso amico… – Subito dopo averti sottratto agli artigli della giustizia – e non è stato facile – stiamo per fare di te un deputato.
— Non sono ancora eletto… – dissi in tono stizzoso.
— È vero,!… ma hai tutte le probabilità… Intelligente, simpatico, prodigo, buono quando vuoi esserlo, possiedi il dono sovrano di piacere… Gli uomini che piacciono alle donne, mio caro, piacciono sempre anche alla folla… Sono sicuro che riuscirai. Si tratta di comprendere bene la situazione… Del resto, è semplicissima.
Scarica gratis: Il giardino dei supplizi di Octave Mirbeau.




