Se Dumas è giustamente celebre per avere insegnato al popolo francese la sua storia, attraverso i romanzi da lui scritti sulla storia di Francia, anche altre epoche ed altri popoli hanno, più raramente, attratto la sua attenzione. È il caso di questo Acte e Nerone, basato su alcuni episodi storicamente documentati, quali le vittorie sportive e canore riportate dal giovane Imperatore in Grecia, e il suo amore per una donna di nome Atte o, alla francese, Acté.

Sono personaggi storici Seneca e Agrippina, Ottavia, Poppea e Galba, e diverse altre figure che compaiono come comprimari nel romanzo. Personaggio storico è pure Paolo di Tarso, discepolo di Cristo e martire a Roma sotto il regno di Nerone; e vuole la leggenda che Paolo avesse convertito al Cristianesimo anche una amante dell’Imperatore, che Dumas identifica con Acté.

Da questi spunti ecco un romanzo storico, che è in realtà anche una storia d’amore, dell’amore che una giovane prova per un uomo, che si rivela tutt’altri rispetto a colui che aveva rapito il suo cuore prima e la sua persona poi; ma è un amore che prosegue in ogni caso, sotto forma di devozione all’ideale del buon Lucio, anche quando questi si trasforma in un crudele e vile tiranno, e anche quando muore malamente, tradito da chi credeva suo fedele schiavo.

L’edizione francese del romanzo è del 1838 (pubblicata prima in Belgio; in Francia un anno dopo), quella italiana comparve nel 1840 con la traduzione di Alessandro Magni, poi ripubblicata diverse volte, anche nell’edizione del 1843 da cui è stata digitalizzata l’opera. Altre edizioni italiane comparvero negli Anni Trenta, registrando l’interesse per questo Dumas, affascinato dalla romanità, nel periodo in cui Roma si cercava di ridipingere come città imperiale.

Sinossi a cura di Gabriella Dodero

Dall’incipit del libro:

Il giorno 7 del mese di maggio, che i Greci chiamano targelio, l’anno 57 di Cristo, e 810 della fondazione di Roma, una giovane donzella di quindici a’ sedici anni, grande, bella, e leggiera quanto la cacciatrice Diana, usciva da Corinto per la porta occidentale, e scendeva verso la spiaggia: arrivata ad una piccola prateria, circondata da una parte da un bosco d’olivi, e dall’altra da un ruscello ombreggiato da melaranci e da oleandri, vi si fermò, e si mise a cercar dei fiori. Incerta ristette per qualche poco se sceglier dovea le viole e le iridi che le offriva l’ombra degli alberi di Minerva, oppure i narcisi e le ninfee che s’innalzavano sui margini del piccolo fiume, o che sulla sua superficie galleggiavano; ma ben tosto si decise per questi, e saltellando come un giovane cerbiatto, corse verso il ruscello.
Giunta sulle sue rive sostò; la rapidità della corsa avea snodati i suoi lunghi capelli; si pose ginocchioni sul margine dell’acque, si guardò nella corrente, e sorrise vedendosi tanto bella. Infatti era una delle più maravigliose vergini dell’Acaia, dagli occhi neri e voluttuosi, dal naso ionio e dalle labbra di corallo; il suo corpo, che avea in un tempo e la durezza del marmo e la flessibilità dell’onde, sembrava una statua di Fidia animata da Prometeo; i soli suoi piedi, visibilmente troppo piccoli per portare il peso della sua taglia, sembravano sproporzionati al resto, e vorrei quasi dire difettosi, se pensar si potesse a rimproverare una giovanetta di una simile imperfezione, tanto più che la stessa ninfa Pirene, che le prestava lo specchio delle sue lagrime, quantunque donna essa pure, non potè rifiutarsi dal riprodurre la sua immagine in tutta la sua grazia ed innocenza.

Scarica gratis: Acté e Nerone di Alexandre Dumas.