Seconda ed ultima parte della vicenda iniziata con L’ombra dei mari, in cui diverse storie rimaste incompiute nel primo volume, sono finalmente chiarite (fino, diciamolo subito, al lieto fine).
Le vicende di Teddy e Mymy, lui innamorato, lei che lo disdegna, proseguono tra inseguimenti sottomarini, ed anche, talvolta, fughe in aereo: il formidabile sommergibile Nemesi infatti può aprire un paio di ali e decollare. Se la fanciulla sdegnava l’amore di Teddy, di cui pure era innamorata, lo faceva per adempiere ad una sacra promessa, la vendetta sugli assassini del padre. E a questo scopo aveva assunta l’identità dell’”Ombra dei mari”, con un equipaggio fedele e determinato quanto lei. Il Nemesi, invenzione del padre di Mymy e dotato di altre sorprendenti tecnologie, sfugge ad ogni inseguimento della polizia, tra affondamenti, incendi, esplosioni che sono fatali ai “cattivi” e che lasciano indenni i “buoni”.
Gli inseguimenti sottomarini sono sempre un tema caro ai romanzieri di avventura, si pensi al più recente Caccia all’Ottobre Rosso, che ispirò anche un celebre film del 1990. È singolare però che tra le tecnologie fantascientifiche che Motta ipotizza per l’anno 2390 il sommergibile sia quella dominante, lasciando il cielo sostanzialmente sguarnito, con pochi apparecchi aerei e nessun cenno ad astronavi. Forse si riteneva narratore più riuscito nelle descrizioni subacquee che in quelle volanti?
Questa edizione, che risale al 1935, è arricchita da alcune illustrazioni in bianco e nero, di cui non è citato l’autore, e che comunque abbiamo riprodotte nell’edizione digitale.
Sinossi a cura di Gabriella Dodero
Dall’incipit del libro:
L’S. U. 1787 impiegò un mese e mezzo a fare una traversata nella quale un battello come il suo avrebbe impiegato, a velocità media, quattro giorni.
Ma il battello fece una sosta di quindici giorni a Porto Principe, perchè il proprietario aveva voluto rivedere la gentile Rosita Peañas e intraprenderne la conquista, persuaso che l’omeopatia è il maggior mezzo per curare i mali. La giovane tollerò per quindici giorni la compagnia tutt’altro che allegra del newyorchese, ma alla fine questi le si rivelò altrettanto sciocco quanto le era apparso spiritoso nei primi istanti; infine litigarono e la giovanetta con belle parole lo persuase a partire.
Da Porto Principe l’S. U. 1787 fece scalo all’Avana; colà, una brutta sera, Teddy Marshaw si recò ad un ricevimento dell’aristocrazia ove ebbe occasione di azzuffarsi con un ufficiale, ch’egli pose tre volte a terra in due minuti nel mezzo della sala da ballo; la Polizia fece partire in fretta l’aristocratico pugilatore, con preghiera di mai più farsi rivedere.
Teddy passò poscia alcuni giorni a Vera Cruz sulla costa sud-est del Messico, ma si annoiò presto e si trasferì a Campêche dalla qual città fu sfrattato per aver provocato un tumulto durante una funzione religiosa. Quella triste parentesi della sua vita, terminò con un duello avuto a Panama dalla qual città fu costretto a fuggire per sottrarsi all’arresto; infatti l’avversario era rimasto ferito dalla spada di Teddy, per fortuna non mortalmente.
Scarica gratis: L’aero infernale di Luigi Motta.