Questo volume raccoglie due opere teatrali di Pierre Corneille, Il Cid e Poliuto, entrambe rappresentative della sua prima produzione teatrale: il Cid fu il primo grande successo di Corneille e fu rappresentato nel 1637; Poliuto fa parte delle “tragedie romane” e fu scritta nel 1641. Entrambe di cinque atti, e scritte in versi alessandrini, riscossero grande successo di pubblico e furono rappresentate a lungo al Teatro del Marais.
La vicenda del Cid si ispira a una chanson de geste, il Cantar de mio Cid, composta intorno al 1128, ma l’ispirazione di Corneille fu sicuramente stimolata dall’opera di Guglielmo De Castro, Las Mocedades del Cid. La vicenda ruota intorno all’amore di Rodrigo e Climene, il primo costretto a vendicare in un duello l’offesa fatta dal padre di Climene a suo padre, e quindi uccisore del padre dell’amata. Ma mentre Climene considera il dovere di richiedere giustizia per la morte del padre superiore al proprio amore, Rodrigo, che ne comprende il dramma, va cercando la morte in battaglia con i Mori, e li sconfigge, venendo da essi appellato Cid, cioè sovrano. Il re, che non vuole privarsi del suo nuovo condottiero vincitore, lo obbliga comunque a battersi con Sancio, campione di Climene, per vendicarne la morte del padre; annuncia poi a Climene la morte di Rodrigo nel duello, e ne provoca una reazione di disperazione, svelandone così l’amore, nonostante tutto, per Rodrigo. Quest’ultimo, che in realtà non aveva affatto perso il duello, si svela, e può quindi consolarsi con la promessa di nozze con Climene, naturalmente dopo il periodo del lutto.
L’azione di Corneille, rispetto alla vicenda spagnola, è trasportata da Burgos a Siviglia, e per rispettare le “unità aristoteliche” Corneille fa svolgere in ventiquattr’ore tutta la vicenda, sia pure ambientandola in diversi luoghi della città. Ma l’unità di tempo rende poco verosimile la storia dei due amanti, Rodrigo e Climene, che attraversata una sequenza di drammi in così poche ore, ritrovano comunque l’amore finale; ancor più inverosimili appaiono le decisioni del re, che nonostante le profferte di giustizia, non concede neppure un paio d’ore di riposo, tra la fine della battaglia vinta da Rodrigo e l’avvio del duello con Sancio. Queste considerazioni furono al centro di una feroce critica dell’Academie Française a Corneille, che si difese con veemenza, e che fu confortato dal grande successo di pubblico riportato.
Ispirata alla vicenda, una grande quantità di opere musicali (tra le quali quelle di Bizet, Massenet, e degli italiani Piccinni e Pizzetti) e un celebre film di Anthony Mann del 1961, con Sophia Loren e Charlton Heston. Ancora oggi, non pochi comici francofoni si ispirano per le loro parodie alla storia del Cid, come il film Rodriguez au pays des merguez di Philippe Clair che ambienta la vicenda in Algeria (1979).
Altrettanto successo nel XVII secolo fu riscosso dal Poliuto, vicenda ispirata al martire che visse in Armenia nel III secolo d. C. all’epoca dell’imperatore Diocleziano, celebre per la persecuzione dei cristiani.
Forti passioni d’amore si agitano nel cuore di Paulina, sposa romana dell’armeno Poliuto, che all’inizio dell’opera decide, con l’amico Nearco, di ricevere il battesimo. Paulina ed il padre Felice, governatore romano dell’Armenia, provano invece disprezzo per i Cristiani; Paulina in passato sposò Poliuto per ordine del padre, reprimendo nel suo cuore l’amore per Severo, che nel frattempo, diventato un forte guerriero e confidente dell’Imperatore, sta arrivando in città. Con l’arrivo di Severo, viene organizzato un sacrificio agli Dei, a cui i cristiani si rifiutano di partecipare; Nearco viene quindi giustiziato, ma Poliuto è temporaneamente salvato da Felice, che spera di convincerlo ad abiurare. Ma Poliuto è fermo nella sua fede, né Felice né Paulina possono convincerlo a salvarsi con l’abiura, anzi, si avvia serenamente al martirio, affidando Paulina a Severo. Quest’ultimo non condivide l’odio dell’Imperatore per i cristiani; farebbe volentieri a meno di mandare Poliuto a morte, e prega Felice di salvarlo. Ma Felice ha troppa paura di perdere il favore imperiale salvando un cristiano, per giunta suo genero, e insiste con la condanna a morte; Paulina allora decide di condividere la sorte di Poliuto, si fa anch’essa cristiana, e affronta con lui il martirio.
Anche Poliuto fu ripreso più volte in chiave di opera musicale. La più nota, e fedele alla trama della tragedia, è l’opera di Donizetti Poliuto–Les Martyrs; di quest’opera rimase celebre una interpretazione di Maria Callas alla Scala di Milano nel 1960. Sempre ispirate a questa tragedia furono le opere liriche Polyeucte, di Gounod, e Le Polyeukt del polacco Krauze, quest’ultima però ne modernizza la vicenda, inserendo una relazione omosessuale tra Poliuto e Nearco, e fa della loro iconoclastia un inno alla tolleranza ed alla libertà sessuale.
Sinossi a cura di Gabriella Dodero
Dall’incipit del libro:
Climene
Elvira, ed è pur ver quel che mi narri?
Nè mi nascondi tu nulla di quanto
Il padre mio ti disse?
Elvira
Io tutta ancora
Lieta ne sono. Egli ha Rodrigo in pregio
Quanto in amor tu l’hai. S’io ben m’appongo,
Nell’anima gli lessi, che ad amarlo
Ancor t’astringerà.
Climene
Ripeti dunque
Quanto egli disse; onde in pensier ti venne
Che grata la mia scelta esser gli debba;
E mi ripeti un’altra volta ancora
Quale cagione di sperar io m’abbia:
Sempre grato è l’udir sì dolci cose.
Ah lascia, Elvira mia, lascia ch’io tutto
Agli occhi tuoi palesi il foco mio!
Che il padre mio ti disse degli sforzi,
Che fanno appo di te Sancio e Rodrigo,
Per ottener da me la preferenza?
Gli facestu vedere a qual di questi
Io maggiormente inclini?
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