Tra il 1061 ed il 1091, l’esercito normanno, guidato dai fratelli Roberto il Guiscardo e Ruggero d’Altavilla, poi Ruggero I, iniziò e poi completò la conquista della Sicilia, occupata da circa duecento anni dagli arabi.
Il saggio di Michele Catalano, come indica il titolo La venuta dei Normanni in Sicilia nella poesia e nella leggenda, si occupa non dei fatti storici, ma del riflesso di questi sulla produzione letteraria dell’isola analizzando come la storia si sia trasformata in mito nel corso dei secoli. L’autore esplora inizialmente la poesia latina medievale di cronisti come Guglielmo Pugliese e Goffredo Malaterra, i quali celebrarono le imprese eroiche di Roberto il Guiscardo e il Conte Ruggero.
La narrazione evidenzia come la lotta contro i Saraceni sia stata idealizzata come un’epopea religiosa, arricchita da elementi soprannaturali come apparizioni divine e tesori nascosti. Catalano traccia l’evoluzione di questo filone letterario fino ai poemi eroici del XVII e XVIII secolo, notando una crescente influenza della tradizione classica e dei modelli del Tasso. Viene inoltre dato ampio spazio alla produzione letteraria del XIX secolo, in particolare all’opera di Lionardo Vigo, che utilizzò il passato normanno per alimentare il sentimento patriottico siciliano. Infine, l’opera cataloga le tradizioni popolari e religiose locali, come i culti di San Giorgio e della Madonna delle Milizie, che ancora oggi preservano la memoria folkloristica di quel periodo.
Sinossi a cura di Claudio Paganelli
Dall’incipit del libro:
La storia siciliana pochi fatti offre più acconci a fornire materia alla poesia e alla leggenda della guerra arabo-normanna, che terminò con la ruina della potenza musulmana in Sicilia.
Mentre i guerrieri d’occidente si riversavano qual torrente impetuoso in Palestina a liberare il Santo Sepolcro, e Boemondo e Tancredi e molti altri guerrieri normanni maravigliavano il mondo con la fama del loro valore, anche in Sicilia si combatteva la guerra santa, e Roberto Guiscardo e Ruggiero Bosso vi recavano le loro spade vittoriose e s’insignorivano di tutta quanta l’isola.
Dapprima venuti in iscarso numero e quasi per fare scorreria, poi a poco a poco rinforzatisi, i Normanni non temevano di affrontare un esercito dieci o venti volte superiore, e quasi sempre le loro armature d’acciaio e i loro pesanti spadoni avevano ragione delle sottili scimitarre arabe e di quel popolo effemminatosi nel lusso e nella mollezza.
Così, conquistando a palmo a palmo il terreno, il conte Ruggiero, che ad una forza maravigliosa accoppiava coraggio a tutta prova e profonda perizia nell’arte militare, in una lunga e ostinata guerra trentenne, s’impadronì di tutta quanta la Sicilia, vincendo i Saraceni in molte e micidiali battaglie terrestre e navali.
Scarica gratis: La venuta dei Normanni in Sicilia nella poesia e nella leggenda di Michele Catalano.



