«…davvero bellissimo romanzo, da romanziere sicuro, attraente avvolgente, e ha meriti superiori anche a quello invidiabile, di venir da un autore che ha conoscenza intima e profonda della spaventosa crisi di trapianto da lui raccontata». Così Silvio Benco si esprimeva nella sua recensione del romanzo Ex-russi su “Il Piccolo della sera” il 27 giugno 1935. Il romanzo era stato pubblicato da Treves nello stesso 1935 e ristampato da Garzanti 6 anni dopo e da questa seconda edizione è tratto il presente e-book.
Il romanzo tratta della diaspora russa in Europa dopo il dissolvimento dell’ordine antico e l’instaurazione del governo bolscevico. Con gli occhi del profugo fortunato il quale, venuto fanciullo in Italia, ha saputo mirabilmente adattarsi, Küfferle narra invece degli “altri”, quelli che non sono riusciti ad andar oltre le difficoltà, e rinchiusi nel loro ambiente sempre più asfittico – che Küfferle criticava scorgendone i limiti, pur frequentandolo – vanno come naufraghi alla deriva.
Il protagonista del romanzo è Andrea, che incontriamo bambino figlio di un ubriacone che ammazza di botte la moglie e affama i figlioli, ma che fa qualche lavoretto per la signora Balk, vedova di un alto funzionario, ricca e ancora amabile. Quest’ultima, corteggiata da un generale da sempre innamorato di lei, decide di accogliere in casa il piccolo Andrea, sottraendolo alle busse e ai maltrattamenti del padre ed educandolo come se dovesse diventare un signore. Il suo figliolo è invece già emigrato a Parigi per studiare e lì ha costruito la sua carriera.
La prima parte del romanzo è caratterizzata dall’ambiente della Russia zarista che non contempla nel proprio orizzonte del possibile la propria fine; invece, quasi da un giorno all’altro, si disgrega lasciando queste persone in uno stato di paurosa instabilità, di insicurezza. Certamente questa prima parte del romanzo è costruita su quel brandello di vita russa di prima della guerra che Küfferle aveva attraversato da ragazzo e dalla quale trae le impressioni che consentono al romanzo di collocarsi oltre la finzione letteraria legittimandolo con tratti di sincera autenticità.
Il giovane Andrea cerca disperatamente di abbarbicarsi alla patria combattendo con i “bianchi” nell’esercito di Wrangel, ma la sconfitta lo porta a seguire i connazionali spaesati, dispersi per l’Europa. La Russia che conoscevano è svanita, la loro precedente esistenza appare come se fosse stata una semplice illusione. Magistralmente è presentata a chi legge la situazione di coloro che, capitati da stranieri dove si è superflui, sono sì compianti, ma ai margini di un mondo che non ha affatto bisogno di loro. Gente che era ricca o orbitante in una società che consentiva loro di non avere una reale occupazione, non sa adesso esercitare alcuna professione utile, non possono proporsi che come dilettanti di mestieri praticamente immaginari. Lo stesso Andrea, che ora porta anche il nome della signora Balk, la quale ha provveduto a farlo riconoscere come figlio di un peccato di gioventù del suo figliolo e che è quindi adesso ufficialmente sua nonna, ha troncato gli studi arenandosi alla terza ginnasiale, non sa far nulla se non mediocremente disegnare, e vanta solo il titolo di soldato di una causa perduta.
Lontano dalla sua benefattrice annaspa come un naufrago, umiliato da una miseria alla quale non è avvezzo, estenuato dall’inedia. E attorno non vede che patetici rottami, che illudono la fame con frugali pasti, principesse alla deriva morale contornate da equivoci intellettuali forse in cerca, accanto ai profughi russi, portatori di una nobiltà in esaurimento, di una speranza di vita stravagante e spregiudicata. Neppure un’apparente illusione d’amore per una giovinetta, figlia della principessa, vale a salvaguardare la stessa dalla discesa equivoca alla quale è avviata. Raggiunge la signora Balk molto malata a Levanto – molto bella la descrizione del viaggio in treno attraverso la riviera ligure e le sue susseguentisi stazioncine – e la trova truffata dei suoi ricchi gioielli che era riuscita a portare via dalla Russia; lei muore in totale miseria nella casa dove era stata accolta per misericordia. Egli stesso appare travolto dalla nevrastenia e destinato a un cupo destino.
Ritroviamo in questo romanzo il tema fondamentale di buona parte della letteratura russa che è il tema dell’angoscia, qui stemperato dalla visione di uno che l’ambiente conosce ma che è dalla parte di “chi ce l’ha fatta” e che sente, forse ancora più forte che non avendolo vissuto più direttamente sulla propria pelle, il senso profondo dell’umanità ferita.
Sinossi a cura di Paolo Alberti
Dall’incipit del libro:
Nel tugurio di un formatore in gesso, abile operaio quanto bevitore di vodka, tra i fratellini cenciosi, Andrea crebbe senz’amore per il padre rozzo e addirittura brutale con la moglie sommessa ma colpevole, oltre che di essere straordinariamente bella, di averlo sposato dopo un fallo di adolescenza. Di qui l’acrimonia per il torto subìto; di qui la sospettosità che, forse, non era neanche gelosia. Comunque, al ragazzo, non appena la ragione ebbe mosso in lui le ali al risveglio, toccò di assistere a scene selvagge. Ubriaco, e come ossesso da un’idea fissa, Nikita urlava spesso di notte, irrompendo con strepito nella casupola indifesa. In un angolo del letto comune si ammucchiavano allora i piccini stretti al collo materno e su quel groviglio di carne palpitante piovevano ingiurie oscene e non di rado percosse, finché, col fiato mozzo, il forsennato non si accasciava in terra dinanzi a un’icona di Nicola il Taumaturgo e, strappandosi i capelli, non invocava tra le lacrime il perdono per sé e la morte per tutti. Succedevano anche periodi di calma che, però, sboccavano di nuovo in eccessi violenti.
Scarica gratis: Ex russi di Rinaldo Küfferle.




