Uno scritto in cui Giovanni Vacca esprime le sue opinioni riguardo la validità della logica matematica nell’indagine della realtà.

Questa scienza nuova, che agli inizi del ‘900, anni in cui il Vacca pubblica questo breve articolo sulle pagine della rivista «Leonardo», sta muovendo i suoi primi ma decisivi passi grazie ai contributi di Giuseppe Peano, Bertrand Russel, Ludwig Wittgenstein e porta un notevole scompiglio tra gli accademici di filosofia del tempo, primo fra tutti Benedetto Croce con cui il Vacca entra in polemica proprio attraverso le righe di questo articolo.

La visione di Vacca, collaboratore di Giuseppe Peano, soprattutto nella stesura del Formulario di matematica, è quella di un intellettuale legato al senso pratico delle speculazioni, un “fisico” come lo avrebbero definito con disprezzo i matematici puri, che vedeva nell’applicazione delle teorie predicate dai filosofi e dagli scienziati la possibilità delle applicazioni tecnico pratiche per il miglioramento materiale delle condizioni di vita. Preoccupazioni da cui il Croce era del tutto esente intento com’era nelle sue speculazioni alla ricerca del concetto puro.

Due mondi senza apparenti punti di contatto ma che, come vide il grande filosofo napoletano discendono, sono il secondo emanazione del primo come nella emanazione delle ipostasi di Plotino, la verità emanata dalla ricerca del concetto puro, può (ma non necessariamente deve) essere contemplata dagli scienziati pratici che ottengono ispirazione vera dalla luce delle speculazioni puramente filosofiche tra le quali il croce non accetta di annoverare le ricerche matematiche. Da ciò la garbata contestazione del Vacca che intuisce come nella logica matematica si stia nutrendo un embrione che amplierà la possibilità di fornire informazioni se non assolutamente vere almeno verificate matematicamente agli studiosi e tecnici del tempo. A questa osservazione, sostanzialmente, il Croce nega valore di verità. Senza ovviamente poter immaginare che in un tempo non lontano queste informazioni sarebbero potute venire elaborate in modo automatico da delle macchine.

Ma è lo stesso Croce a dichiarare sulle stesse pagine della rivista:

Il Vacca vuol far intendere che io di matematica conosco poco; ed in ciò egli ha errato dove forse non immagina: io non ne conosco poco, ma pochissimo; la mia ignoranza della matematica è molto più grande che il Vacca non sospetti.

L’impegno intellettuale di Benedetto Croce poi annienterà ogni possibilità di obiezione verso la sua filosofia ma riguardo alla matematica e alle possibilità anche esplorative della vile meccanica evidentemente non fu molto lungimirante.

Sinossi a cura di Luca Alzetta

Dall’incipit del libro:

L’efflorescenza, insolita nella storia della matematica, di libri senza formole, scritti da matematici per spiegare ai non-matematici fin dove siano arrivati i loro studî, è già essa sola un indizio sufficiente ad avvertirci che la matematica ha oggi un numero considerevole di nemici.
Però sono nemici che parlano poco, o non parlano. Ed è perciò che mi sembra utile descriverli sommariamente. Si possono dividere in due categorìe – nemici interni e nemici esterni. I primi, i più pericolosi, sono gli innumerevoli fabbricanti di voluminose memorie, piene di formule inconcludenti, e che, per chi non le sa leggere, rassomigliano abbastanza alle opere classiche. Ed accanto a questi stanno i fastidiosi scrittori di trattati scolastici aridi e monotoni, i pedanti correttori di Euclide, di Archimede, di Leibniz che quotidianamente falsificano le opere di questi sommi colla buona intenzione di renderli più accessibili ai loro allievi.
La matematica di tutti costoro non è che un complesso di formole vuote, che nulla hanno a che vedere col mondo, colla civiltà in cui viviamo, e che bisogna imparare ed accrescere, soltanto per l’onore dello spirito umano.

Scarica gratis: Adversus Mathematicos di Giovanni Vacca.