Non sono molti i premi Nobel per la letteratura che hanno scritto libri per bambini. Tra tutti ricordiamo Rudyard Kipling e Selma Lagerlöf, prima donna a ricevere il Nobel per la letteratura, (entrambi presenti nella biblioteca Manuzio) e poi Juan Ramón Jiménez (come dimenticare l’asinello Platero…) e, tra i più recenti, la scrittrice afro americana Toni Morrison (bellissimo il suo Chi ha più coraggio? La formica o la cicala?) e Patrick Modiano con il suo Caterina certezza.
Un posto non trascurabile in questo ristretto consesso lo ha certamente anche Jacinto Benavente, un uomo di teatro fino al midollo, che nel 1909 lanciò un’iniziativa, probabilmente eccentrica per l’epoca, fondando il Teatro de los Niños (Teatro per bambini) a Madrid, insieme al poliedrico Gregorio Martínez Sierra; una sorta di precursore degli odierni festival di teatro per bambini. Non ottenne molto successo, se non inizialmente, ma attraverso la conoscenza di queste opere abbracciamo quella visione costruttiva e costruttivista della vita che ci dice che un errore non è un vicolo cieco, ma un passo in una certa direzione. È possibile che senza Benavente non avremmo il teatro per bambini che abbiamo oggi, dato il suo spirito imprenditoriale e il punto di riferimento che ha costituito per i decenni a venire.
In questo e-book sono raccolte due delle commedie per bambini (fiabe sceniche) di Benavente; la prima, El príncipe que todo lo aprendió en los libros, fa parte delle prime commedie per bambini scritte da Benavente, insieme a Ganarse la vida e El flautista de Hamelín. Queste commedie vennero rappresentate la prima volta a Madrid il 20 dicembre 1909. Dello stesso periodo troviamo anche La princesa sin corazón e El nietecito.
El príncipe que todo lo aprendió en los libros è la storia di un principe che ha letto molte fiabe e che, incontrando la realtà per la prima volta, crede che tutto sia esattamente come nelle storie. E così, da questa grande contraddizione, iniziano le sue avventure. Crede di essere un Principe Azzurro. Quando suo padre, il Re, per dimostrargli che la vita non ha nulla a che fare con i libri che il principe legge, lo manda in viaggio per cancellare la sua illusione, il principe confonde tutto ciò che incontra con esseri e situazioni fantastiche simili a quelle che ha letto nei suoi libri di fiabe. Una vecchia è una fata madrina, un uomo grasso e scontroso è un orco, la figlia di un re è la migliore delle principesse, e così via. Il viaggio ha sapore di percorso iniziatico per poter poi affrontare la vita, nel solco della leggenda di Buddha o di Barlaam e Josaphat. Questo Principe di Benavente è un Don Chisciotte delle fiabe popolari. I suoi due compagni di viaggio, ai quali il Re affida l’educazione e l’incolumità del figlio, un precettore e un servitore, non sono molto più assennati del principe stesso. Con uno stile simbolico abbastanza tipico per il teatro dell’epoca, il Precettore incarna la scienza e l’erudizione inutile, caratterizzate da osservazione speculativa e inazione; giunto a un bivio infatti siede su una pietra per osservare lo svolgersi degli eventi e per studiare all’infinito delle carte topografiche seguendo le quali ha perduto la strada. Il servo, Tonino, è il contrappunto realistico, un personaggio comico tipico della commedia spagnola del Siglo de Oro, goloso e pragmatico. Benavente sviluppa nella trama luoghi comuni tratti dai racconti popolari, ma lo fa con grande arguzia, come nel dialogo tra le figlie del re Chuchurumbé, che si conclude con una versione della canzone infantile “Al alimón, al alimón, / que se ha roto la fuente”; e con “c’era un re che aveva tre figlie”… la vecchina pone poi tre enigmi molto interessanti, che aiuteranno a scegliere quale di loro il Principe dovrebbe sposare e che riusciranno a tirarlo fuori dalla sua cecità fantastica. Il finale offre un colpo di scena tranquillizzante per sostenere che il Principe non è poi così pazzo (proprio come Don Chisciotte che si rivelò alla fine più sano di mente di molti altri): le fiabe popolari non offrono una verità letterale direttamente applicabile alla vita, ma possono trasporre “la loro verità” nella vita. Così, si scopre che l’uomo grasso e scontroso assomiglia più a un orco, la vecchia è gentile come una fata madrina e la figlia minore del re… be’, non è certo la migliore delle principesse. Il principe dovrà imparare che l’immaginazione è un fondamento necessario e che, in definitiva, le fiabe sono uno specchio della realtà. Infatti afferma felice:
«Ho imparato che è necessario sognare cose belle per poter fare cose buone. Gloria dunque alle mie fiabe, di cui io non dirò mai altro che bene. Felici coloro che della propria vita sanno fare la più meravigliosa novella!»
Nonostante l’intenzione moraleggiante possa sfuggire all’ingenuità di un pubblico infantile il successo fu significativo e un decennio più tardi Benavente portò sulla scena altre tre commedie per bambini: La Cenicienta, La novia de nieve, Y va de cuento. Cenerentola è quindi il secondo testo teatrale per bambini compreso in questo e-book. Segue con fedeltà l’intreccio magico della nota fiaba la cui versione occidentale più antica è quella in napoletano narrata nel Pentamerone di Basile. La fiaba, come è noto, viene poi ripresa dai fratelli Grimm e da Perrault e sono queste le versioni più popolari. Anche dal punto di vista degli adattamenti teatrali le versioni sono numerose, anche molto recenti, a testimonianza che la nota vicenda della giovane bistrattata da matrigna e sorellastre continua ad esercitare un fascino che non tramonta. Tra queste versioni teatrali la presente di Benavente non sfigura affatto, mantenendo con forza l’intento moraleggiante del riscatto attraverso il sacrificio e la reazione a sofferenza e dolore fino ad arrivare a costruire con sicurezza il proprio futuro.
La versione italiana di queste due fiabe sceniche, del 1931, è di Giuseppe Fanciulli (https://liberliber.it/autori/autori-f/giuseppe-fanciulli/), la cui dimestichezza con la fiaba e la cui capacità di intrattenere con i suoi racconti bambini e ragazzi era già a quell’epoca consolidata e conclamata e in questo caso viene posta al servizio di una traduzione efficace e convincente.
Sinossi a cura di Paolo Alberti
Dall’incipit del libro:
Il Re e la Regina
Re
Non pianger più. La felicità dei nostri sudditi esige da noi questo sacrificio. Il Principe sa tutto ciò che i libri e i maestri possono insegnare; ma bisogna che conosca il mondo.
Regina
E credi che valga la pena di conoscerlo? Gran bella cosa il mondo! Perchè esporre ai suoi rischi e ai suoi malanni questo figlio nostro così caro e innocente?
Re
Volesse il cielo che potessimo fermare il corso degli anni, che per legge naturale non dovessimo mancare un giorno, lasciando il figlio nostro in ancor giovane età! L’affetto dei padri può innalzare muraglie che difendano i figli dalla cattiveria e dalle tristezze del mondo, può costruire per essi un mondo fatto di illusioni, ben diverso dal reale. Ma che sarebbe alla nostra morte, quand’egli dovrà regnare da solo su un milione di sudditi di ogni ceto, e nessuno sarà al suo fianco per amarlo con disinteresse, per consigliarlo senza secondi fini, per ammonirlo senza inganni?…
Scarica gratis: Il principe che imparò tutto dai libri ; Cenerentola di Jacinto Benavente.



