di Annamaria Rossini

Anselmo Coviddi era un gigante speciale.

Era speciale perché in realtà era piccolissimo, per essere un gigante, ma i danni che faceva quando andava in giro, erano pari a due maremoti e mezzo… Proprio come l’acqua, arrivava lontano, spruzzato in giro dalle persone che si parlavano a meno di un braccio di distanza, passato di mano in mano da chi non si lavava con cura, lanciato a razzo da chi sternutiva o tossiva senza usare il fazzoletto.

La prima volta che si era presentato aveva spaventato tutti, facendo balletti rotolanti (era un gigante a forma di palla) e saltando da una persona all’altra come se stesse giocando a “darla”. Per colpa sua le scuole erano state chiuse e i bambini non avevano più potuto vedere gli amici, i maestri, i nonni… Molti papà e molte mamme avevano dovuto lavorare da casa, parlando a voce altissima ai computer, ai tablet, ai telefonini (si vede che tutti questi apparecchi sono un po’ sordi), alcuni addirittura avevano perso il lavoro, e tutti erano diventati un bel po’ nervosi.

Per fortuna non sempre le cose erano andate male, c’erano stati dei papà che avevano imparato a fare pizze buonissime, panini profumati, teglie di pasta al forno incredibili, e mamme che si erano divertite con i bambini a dipingere, costruire, inventare cose (oppure viceversa: il bello di stare a casa tutti insieme era che le mamme e i papà erano diventati bravissimi a fare cose di tutti i tipi).

Poi c’era stata la scuola con la Dad, parolina strana che in realtà voleva dire che ai bambini toccava svegliarsi, fare lezione, studiare e fare i compiti come prima, senza però tutte le cose belle di prima… niente battutine del simpaticone di turno, niente sguardi di approvazione della maestra, niente chitarra del maestro…

Insomma, Anselmo Coviddi non era per niente un gigante simpatico! Dirò di più: era proprio un essere antipatico, pieno di sé, un vero pallone gonfiato giallo-arancione, con centinaia di corti braccini adunchi che gli servivano per aggrapparsi saldamente alle persone, in attesa che una mano non lavata lo facesse entrare attraverso qualche pertugio: bocca, naso, occhi… Una volta dentro si moltiplicava, prendendo possesso del respiro e decidendo a volte di passeggiare tra gli alveoli polmonari senza far troppi danni, a volte invece rompendo tutto e facendo venire la febbre e altri guai al povero malcapitato.

I bambini se ne erano stati per mesi chiusi in casa, senza amici, a volte persino senza fratelli, (che a molti era toccato essere figli unici) ma avevano saputo resistere alla grande all’attacco del gigante! Intanto non si erano ammalati (il raffreddore allergico e il mal di pancia caccamolla non contano come malattia, se sei comunque a casa da scuola!); poi erano riusciti ad imparare tante cose dai maestri dadii (Dad, lo sappiamo, è didattica a distanza e le I stanno per insegnanti iperconnessi), dai genitori e persino dai fratelli, i fortunati che ne avevano! E poi dai libri, dalle finestre e qualcuno anche dalle trasmissioni in TV. Tutto ciò che avevano imparato era entrato dentro di loro e si era ben sistemato nei cassetti della memoria e accomodato negli armadi dell’intelligenza, all’interno delle testoline.

Finalmente, all’inizio dell’estate, il gigante sembrava essersi allontanato: forse era andato in vacanza in un altro paese, forse il sole lo aveva un po’ rimbambito, fatto sta che la gente e persino i bambini avevano ricominciato ad uscire di casa, a ricomprare i gelati e a mangiare la pizza al ristorante. I parchi erano piano piano tornati a brulicare di persone che correvano o passeggiavano, senza però starsi troppo addosso e usando la mascherina salva spruzzi.

Oh, di mascherine salva spruzzi ce n’erano di bellissime: con Batman o le Principesse farfalline, oppure azzurrine come quelle del dottore, di stoffa speciale o di tessutonontessuto (che uno si chiede cosa sia…boh!). E tutti, quando le indossavano avevano un’aria davvero interessante e misteriosa, con gli occhi scintillanti che parlavano più delle bocche e sorridevano più delle guance…

Ma il gigante malefico aveva un trucco: fingere di non esserci più, di non essere più pericoloso, far credere alla gente di essere quasi innocuo per ingannarla e tornare a colpire. E così molte persone se ne andarono in giro senza più stare attente, pensando che tutto fosse ormai a posto. I bambini erano felici di andare in vacanza, al mare, in montagna e anche a spasso per la città, e si toglievano la mascherina solo quando i genitori lo dicevano, stavano a giocare un po’ larghi e non sternutivano mai, se c’era qualcuno davanti a loro. Erano così bravi che praticamente nessuno di loro si ammalava, quasi avessero i superpoteri!

In effetti ce l’avevano davvero, un paio di superpoteri, i bambini! Erano gli unici, in tutto il mondo, a saper trasformare il sapone per lavarsi le mani in un paio di guanti invisibili che fermavano il gigante, perché gli sparivano da davanti e lui non sapeva più dove appiccicarsi. In più i bambini erano i soli ad essere capaci di mangiare grissini, fare gli sberleffi all’amico e mandare baci alla biondina con le trecce senza neanche togliersi la mascherina, passando la ricreazione ad inventare giochi bellissimi da fare in giardino!

Un brutto giorno però il gigante pensò che ne aveva abbastanza di quei monelli che riuscivano ad andare a scuola divertendosi, anche senza poter più fare i lavori in gruppo, che erano stati vietati, anche senza più poter cantare in coro o abbracciarsi dopo un goal… Entrò di nascosto, infilandosi nella borsa dell’ispettore scolastico che era venuto a controllare che a scuola fosse tutto a posto, nelle aule i banchi ben distanziati, i cartelloni tolti dalle pareti, gli armadi spostati, i libri della bibliiteca sigillati, i lampadari spolverati e le finestre spalancate.

Senza che nessuno se ne accorgesse Anselmo Coviddi, il gigante più microscopico del mondo, si era messo proprio sul manico della borsa di cuoio dell’ispettore, saltando dal tablet che c’era all’interno e aspettando l’occasione per prendere possesso della scuola. L’ispettore posò per terra, in ingresso, la borsa e andò ad ispezionare la scuola, infilandosi i guanti azzurrini. La bidella Rosella, che non sopportava il disordine e sgridava sempre i bambini di IV A perché lasciavano le carte stropicciate sotto al banco, brontolando prese la borsa marrone dell’ispettore e la spostò in bidelleria. Non si accorse che Anselmo le era salito sulla mano e, quando lei aveva aperto la porta, si era trasferito sulla maniglia. Quieto e fermo, sogghignando, aspettò un altro passaggio… e di lì a poco arrivò la maestra Smemoretti, che aprì la porta per chiedere una cosa alla bidella. Con Anselmo sulla mano, la maestra Smemoretti dimenticò di lavarsi e igienizzarsi le mani prima di tornare in classe e così ebbe inizio il balletto trionfale del gigante, che lasciò micropalline sulla cattedra e poi sul muro vicino alla mensa dove la maestra stava andando a controllare che tutto fosse in ordine, al termine del pranzo, prima del passaggio dell’ispettore.

In quella scuola fortunatamente i bambini prendevano sul serio i loro superpoteri e sapevano fare una superfila senza toccarsi nemmeno per sbaglio, ed erano già belli e pronti  vicino al muro dove stavano le micropalline seminate da Anselmo, a pochissima distanza da loro, quando, all’improvviso, il quinto della fila, il riccioluto e sempre un po’ distratto Valentino, perse l’equilibrio e si salvò da una caduta appoggiando le mani al muro!

– Valentino, possibile che tu non sappia mai stare fermo immobile come si deve? – lo riproverò la maestra Smemoretti passandogli frettolosamente accanto. Valentino sentì salirgli un po’ di rosso, caldissimo, da dentro la pancia, e dall’alto della testa scendergli un po’ di nero, pesante e freddo. Come succede ai temporali, che si formano quando aria calda e fredda si scontrano, una piccola tempesta scoppiò nel suo cuore. Le lacrime pungevano i suoi occhi e gli veniva voglia di cancellarle stropicciandoli, ma si fermò appena in tempo per accorgersi che, proprio una lacrima tra le ciglia stava facendo una cosa stranissima, comportandosi come una lente d’ ingrandimento e il bambino vide, piccolissimo ma nitido, un sorriso beffardo appoggiato sulla sua mano: eccolo, dunque, il terribile gigante di cui tanto aveva sentito parlare, pronto a coglierlo di sorpresa e ad entrare nel suo corpo!

Trattenendo il bisogno di toccarsi gli occhi, evitando anche di parlare e persino di respirare, Valentino seguì i compagni, ignari di tutto, in bagno, dove si lavò le mani e le braccia fino ai gomiti, come aveva visto fare in un film ai chirurghi prima dell’operazione! Ovviamente il pallone gonfiato di Anselmo finì giù per lo scarico e solo a quel punto Valentino si sciacquò il viso, e raccontò quello che aveva visto ai compagni.

Il superpotere delle lacrime-microscopio fu messo subito alla prova e Valentino (facendosi venire le lacrime agli occhi ripensando a tutte le volte che era stato preso in giro o ingiustamente sgridato) riuscì a vedere tutta la scia di pallini che la maestra Smemoretti, la bidella Rosella e l’ispettore Dispettoni avevano lasciato in giro per la scuola. A quel punto era facilissimo per lui dire ai compagni dove spruzzare il disinfettante e sbarazzarsi così degli ultimi residui del gigante! Ma siccome Valentino, sbadato e distratto finché volete, era anche un tipo studioso e intelligente, decise di concentrarsi ed applicarsi fino ad inventare un rilevatore di Coviddi, uno spry che faceva  diventare arancione fosforescente ogni minima parte di Anselmo, sui muri, sulle porte, sulle borse e anche sulle mani e lo faceva  diventare così visibile a tutti!

In capo a poco tempo il terribile gigante non riuscì più ad entrare da nessuna parte, e tutto il mondo fu libero dalla pandemia! In onore di Valentino fu anche inventato un gioiello di cristallo, chiamato ”Lacrima Valente”.

Si dice che chi lo possiede possa vedere oltre tutti i guai…


Questo racconto fa parte del progetto LiberBimbi.