Un estratto di questo romanzo apparve sulla “Vossische Zeitung” nel 1926, e poco dopo fu pubblicato in forma di libro dall’editore Ullstein, diventando subito un bestseller. Il romanzo tratta dell’assassinio, a scopo sessuale, di una bambina di quattro anni e dell’impatto di questo atto sulle persone colpite. Si basa su un caso autentico del XIX secolo, un racconto tratto dal “Neues Pitaval”, una raccolta dei più interessanti racconti polizieschi di tutti i paesi, sia antichi che moderni, pubblicata in forma di libro dal 1842 al 1890. Questa raccolta prese il nome dall’avvocato francese François Gayot de Pitaval (1673-1743), la cui raccolta Causes célèbres et intéressantes, avec les jugemens qui les ont décidées fu pubblicata in 20 volumi tra il 1734 e il 1741 e tradotta in molte lingue europee. Fu così che egli istituì in pratica il genere letterario del “Pitaval”. Friedrich Schiller scrisse una prefazione per un’edizione tedesca dei casi di Pitaval, suggerendo che “si dovessero includere anche importanti casi legali di altri autori e di altre nazioni (soprattutto, ove possibile, del nostro Paese) e che questa raccolta venisse gradualmente elevata a un archivio completo per questo genere”.
Nacque così il “Neues Pitaval” che contiene circa 600 resoconti in stile documentario di casi penali, adattati da atti giudiziari o altre fonti, per un pubblico meno interessato alle procedure legali in sé e per sé, alle biografie dei criminali e alle circostanze psicologiche, sociali e storiche dei loro crimini e che cercava principalmente una lettura avvincente e istruttiva. Il nuovo Pitaval descriveva, tra gli altri, i casi di Klara Wendel, Hélène Gillet, Jean Calas, Johann Georg Tinius, Henri Coiffier de Ruzé (Cinq-Mars), Rob Roy, Henriette Wilke, Ferdinand Wittmann, Schinderhannes, i ladri della palude del Danubio, la rapina e l’omicidio di Gerhard von Kügelgen, ma anche casi politici, come la Congiura delle Polveri, l’attentato a Napoleone del 1800 e la Congiura di Malet. Includeva anche casi noti che furono successivamente, o addirittura prima della pubblicazione del Pitaval, adattati artisticamente altrove, come il caso della Marchesa de la Pivardière (1820 di E.T.A. Hoffmann) o l’opera teatrale Jonathan Bradford (1833 di Edward Fitzball).
Questa digressione mi pareva necessaria per inquadrare storicamente e culturalmente questo romanzo. Fu tradotto in undici lingue in brevissimo tempo e subì diverse ristampe in Germania prima di essere proibito nel 1933. Le reazioni furono molto contrastanti, spaziando da elogi, come quelli di Gabriele Reuter, Vicki Baum, Gottfried Benn e Carl Zuckmayer, fino a reazioni indignate per la crudezza del tema e persino perché semplicemente si trattava di un argomento non adatto a essere narrato da una donna. Si ipotizzò persino che Ernst Weiss, che con la scrittrice ebbe una lunga relazione sentimentale, potesse aver scritto lui il romanzo. In una lettera di ringraziamento a Benn per la sua difesa, Sanzara spiegò le sue intenzioni: voleva cercare di “illuminare l’argomento, di portarvi ordine, di contrastare il male con una pari dose di bene”.
La controversia che circonda questo romanzo continua ancora oggi, come dimostrano le sue ripetute ristampe e il fatto che venga contemporaneamente giudicato in modo estremamente negativo, ad esempio da Volker Weidermann. In Italia fu pubblicato nel 1937 nella traduzione di Alessandra Scalero che era attivissima nel campo delle traduzioni letterarie. La sua traduzione è tuttora validissima, riproposta, per altro con qualche variazione (anche nel titolo che è diventato La bambina scomparsa, più aderente all’originale Das verlorene Kind) probabilmente allo scopo di “ammodernamento” grammaticale e lessicale, che mi è parsa generalmente poco utile, nel 2019 dall’editore Eliot. La nostra edizione in e-book è basata sull’edizione Corbaccio del 1937.
La narrazione si snoda durante l’arco dell’intera vita di Cristiano B. terzo figlio di un contadino benestante; è ambientata nella campagna del nord della Germania. L’assassinio della piccola Anna figlia di Cristiano avviene nell’ambito della sua fiorente e saggiamente condotta azienda agricola. Nessuno, tranne ovviamente l’assassino, sa che la bambina è stata uccisa, poiché il cadavere è stato nascosto e rimarrà tale per anni. Assistiamo quindi a frenetiche ricerche dapprima, e poi all’inseguire segnalazioni spesso fantasiose tra le quali una attendibile che conduce Cristiano e il figlio maggiore di lui nella lontana “Polonia Russa”. Tra le pagine più belle del romanzo il ritrovamento di quest’altra piccola Anna, bionda bella e somigliante alla Anna vittima dell’assassinio, ma non in possesso del particolare segno di riconoscimento che possiede invece la bimba uccisa. Anche questa seconda Anna muore di malattia e sembra quasi che padre e fratello sentano una seconda drammatica perdita.
L’autrice è estremamente abile nell’introdurre tutti gli elementi che spesso vengono a contornare le vicende di persone scomparse; non manca ovviamente neppure la pista del rapimento degli zingari. Non si tratta affatto di un romanzo poliziesco. Chi legge sa fin dal momento del delitto chi sia l’assassino. La capacità di indagine dei risvolti umani di tutta la vicenda è quanto mai attuale e, va detto, squisitamente femminile, a dispetto di chi volle insinuare che il romanzo fosse stato in realtà scritto da Weiss. Anche la figura del colpevole è tratteggiata con grande delicatezza e capacità di prendere visione degli avvenimenti da prospettive di vita e di carattere diverse e addirittura opposte. Fin dalle prime pagine Sanzara dimostra la sua propensione a considerare gli aspetti più inquietanti dell’animo umano, parlando delle infantili paure del buio di Cristiano. Ugualmente viene tratteggiata la prospettiva dell’assassino, figlio di uno stupro e con evidenti turbe che può mimetizzare ma non seppellire.
Anche lo sviluppo giudiziario della vicenda è trattato con grande capacità letteraria; risulta sempre avvincente e mai monotono. Gli effetti e le conseguenze nel tempo della terribile disgrazia occorsa sia sui genitori e fratelli della vittima che su tutti gli altri che la conobbero, sono descritti con grande attenzione e le conseguenze che ne scaturiscono appaiono talvolta stridenti ma, se inseriti nella ruota della vita come si è formata e dipanata, sempre in sostanza coerenti e consequenziali. A 100 anni dalla sua stesura è questo senza ombra di dubbio un romanzo moderno sia per i temi trattati, sia per come questi temi vengono sviluppati e infine per tecnica narrativa di grande spessore artistico.
Sinossi a cura di Paolo Alberti
Dall’incipit del libro:
Durante la seconda metà del secolo scorso, viveva nel podere demaniale di Treuen, situato presso L., nella Germania del Nord, un uomo che aveva nome Cristiano B. Era costui il figlio minore d’un contadino benestante; nato nella medesima provincia, aveva lasciato ancor giovane il paese nativo, distante alcune giornate di cammino da Treuen.
Quand’egli nacque, i due fratelli maggiori erano già adulti; e insieme col padre reggevano il podere familiare. La madre era morta presto, ed egli quasi non l’aveva conosciuta.
Il padre destinava il figlio minore a diventar prete o maestro di scuola. Così fu che a dieci anni Cristiano andò a scuola nella città vicina. Egli era un ottimo scolaro, e imparava facilmente. Era un bambino grave, tranquillo, pieno di bontà e di modestia, e si cattivava l’affetto di tutti. Puro era il suo riso, giuste le sue azioni e serene anche le sue lacrime. Mai lo colpirono i dolori nè le amarezze e le delusioni che la vita riserba anche ai bimbi. Mai la sua felicità significò dolore altrui. Non sentiva nostalgia della casa paterna; nè la sua diligenza era frutto di pungente orgoglio: calma, senza meta, si svolgeva la sua esistenza. Educato nella rigida fede dei suoi tempi, egli era pio e pregava il Signore in umiltà e sconfinata fiducia nella bontà divina.
Scarica gratis: È scomparsa una bambina… di Rahel Sanzara.
