L’unica incursione nella narrativa del critico, saggista, studioso Arrigo Cajumi è questo breve romanzo che, pur affrontando temi che a suo tempo potevano essere visti come “indelicati”, rimane di gusto settecentesco oscillante tra lo scettico e l’erotico. Fu pubblicato nel 1948 ma scritto nel 1934. Scarsa fortuna ebbe dal punto di vista dell’accoglimento da parte della critica.

Se si pone questo romanzo accanto ai Pensieri di un libertino ne scorgiamo facilmente la vena autobiografica. L’ideale di vita che tratteggia in prima persona nei saggi espressi come diario e, indirettamente tramite il protagonista del romanzo, è molto simile: serena solitudine, assenza di relazioni sentimentali fisse, presenza non impegnativa di accompagnatrici a pagamento, disprezzo per l’ossessione del denaro e dell’arricchimento, ma compiacimento per la vita che la disponibilità economica consente, qualche frequentazione con amici, buoni libri e buon cinema e un sottaciuto ma evidente apprezzamento per la buona tavola. Tutto questo lui stesso soleva definire atteggiamento “epicureo”.

Di fronte alla produzione saggistica dell’autore la critica non esitò e definire “poco interessante” (nell’ipotesi meno sfavorevole) questo romanzo. Giudizi che appaiono oggi abbastanza ingenerosi e lodevole è stata, secondo me, la riscoperta da parte di un piccolo editore nel 2002 di questo strano, breve e intenso romanzo, a cura di Bruno Ventavoli. È questa l’edizione di riferimento per questo nostro e-book.

Il Passaggio di Venere è un noto e raro fenomeno astronomico di grande suggestione e importanza consistente nell’interporsi del pianeta Venere tra Sole e Terra. Il fenomeno avviene “a coppie” cioè si ripete due volte a distanza di otto anni e per poterlo osservare nuovamente ne devono poi trascorrere oltre cento. Sulla base di questo suggestivo richiamo Cajumi costruisce il suo romanzo che, quasi al di là della possibile aspettativa del lettore, diviene una sintesi tra diversi generi in successione serrata, favorita dall’essenzialità della narrazione e da un linguaggio volutamente scarno ma di grande efficacia in relazione agli obiettivi che l’autore vuole raggiungere. Tramite l’approccio erotico, ci si spinge attraverso la disillusione postbellica a una critica delle abitudini e delle vacuità della borghesia italiana, per introdurre una vena sentimentale e sfociare in un insolubile “noir” ante litteram.

Giorgio Silva è un diplomatico, le cui caratteristiche vengono delineate con efficacissima sintesi già dalla prima pagina, ex compagno di scuola del chirurgo Algardi. Sono soliti passare le vacanze al mare insieme. Algardi, che ha una relazione con Elena, donna coniugata con un uomo d’affari, viene incaricato da Silva di procurargli una compagnia femminile per la vacanza a Grado. Questa compagnia femminile prende le sembianze di Anna che diviene subito co-protagonista del romanzo. Donna in difficoltà economiche e che lavora come sarta, dattilografa, indossatrice, “girl in tournée” (escort si direbbe oggi, se non sbaglio) e infine offerta anche, con scarso successo, in case d’appuntamento. L’incontro tra Silva e Anna si sviluppa presto come intesa tra due sensibilità compatibili e comprensive. La “Venere” passa sul Sole immortalata da un rapido scatto di macchina fotografica. Ma il secondo passaggio consiste nel radicarsi nel cuore di lui di un amore quasi inspiegabile e al quale lui stesso stenta a credere. Adempie a tutto quanto promesso, le procura anche l’impiego al termine della vacanza, e non la vede più se non tramite l’immagine conservata in cornice d’argento. La risente al telefono cercando il principale di Anna e la sua proposta di incontrarsi cade nel vuoto. Lei ha costruito una nuova vita, forse altre relazioni. E qui finiamo nel giallo, nel delitto, nel mistero.

Il romanzo è accompagnato da due appendici che formano una sorta di epilogo che vorrebbero confermare che nei pensieri del protagonista riprendono stabilmente campo l’inclinazione alla solitudine, la ricerca episodica di fugaci amori mercenari.

«La letteratura, per essere buona, non deve dar pane» dice Cajumi e con questa sua inclinazione dilettantesca entra lui stesso in letteratura, fornendo una prova più che buona dove il suo conclamato esistenzialismo pudico si stempera, ma a fatica, nell’epicureismo che lui stesso prediligeva.

Nella dedica a Trompeo che precede il romanzo, Cajumi parla della recente visita alla villa di Quartara al Righi (oggi sede del seminario) ricca delle riproduzioni di tutte le Veneri celebri. Ma non era tra quelle la sua Venere, bensì nei trivi che discendono verso il golfo di Genova. Credo che sintesi migliore, tra il desiderio d’amore e quello di colta solitudine, non potesse trovarla se non nell’intricarsi delle viuzze che dalla collina si aggrovigliano e si dipanano scendendo al mare.

Sinossi a cura di Paolo Alberti

Dall’incipit del libro:

Verso la metà di luglio, Giorgio Silva scrisse al dottor Ernesto Algardi perché gli trovasse una villeggiatura e una donna. Da alcuni anni, i due vecchi compagni di scuola avevano ripresa l’abitudine di passar le vacanze insieme. L’Algardi, chirurgo, si era faticosamente tirato su dai guai di esser stato studente povero, professionista di scarsa lena e salute. Cominciava a prender piede, ad avere una clientela. Silva invece, che aveva esordito brillantemente in diplomazia nei pasticci del dopoguerra, a un certo punto s’era trovato ad affrontare la scelta fra una carriera ben diversa da quella sognata e la fedeltà a delle radicate abitudini di dilettante egoista, a delle amicizie e delle relazioni che gli erano care. Di congedo in congedo, stando alla finestra, s’era preparato un posticino alla Società delle Nazioni, e un bel giorno se n’era andato, chiudendo delicatamente l’uscio. Ogni tanto, faceva una corsa a Roma, usciva a cena con qualche vecchio collega più filosofo, faceva una passeggiatina fra le rovine rimesse in luce, e ripartiva. Due, tre volte l’anno, passava un po’ di giorni a Parigi e a Londra per sciacquarsi la bocca, e pel resto era a Ginevra il più preciso e sorridente dei funzionari. Ad efficace distanza dal piccolo mondo locale, se ne stava solo, bibliofilo, e amatore di cinema e di teatro. Perché si degnasse di gustar musica, ci volevano pezzi classici ed esecuzioni eccellenti. Unica eccezione, i balletti russi.

Scarica gratis: Il passaggio di Venere di Arrigo Cajumi.