Il pensiero filosofico di Benedetto Croce, sommamente espresso in questo saggio, non può essere disgiunto, in nessun caso, dalla netta distinzione che opera il Croce tra le attività pratiche di ogni tipo e la suprema attività filosofica che è di puro pensiero e solo così può portare all’elaborazione del suo oggetto di riflessione: il concetto puro.

Un’operazione tipicamente hegeliana che il nostro filosofo prosegue e interpreta in maniera rigorosa senza distrarsi dalla linea marcata dal grande maestro. Argomentando però, ed escludendo da questa attività assoluta ogni possibilità di contaminazione da parte di qualsiasi ragionamento pratico per cui va escludendo dalla possibilità di esercizio della filosofia: insegnanti, medici, psicologi. Nega la validità della logica aristotelica nella speculazione filosofica e neppure la logica matematica ce la fa ad inserirsi tra gli strumenti a disposizione del filosofo per la definizione del concetto puro.

Su questo punto incontrerà la contraddizione però di Giovanni Vacca dalle pagine della rivista LEONARDO del 1905 in ben due articoli dal titolo Adversus Mathematicos uno e In difesa della matematica l’altro, di pochi mesi successivo, dimostrando di aver intuito meglio del Croce le possibilità potenziali della neonata logica matematica; che costituirà il fondamento logico del funzionamento dell’informazione automatica che vedrà la luce prima ancora che Benedetto Croce si spenga.

La polemica ovviamente non può scalfire la validità dell’intera filosofia crociana ma evidenzia come sia possibile, anche a menti particolarmente acute, sottovalutare il peso che possono avere valide teorie nello svolgersi degli eventi e che potenzialità possano aprire astrusi stratagemmi di scienze particolari così disprezzate dal Croce.

L’unica attività pratica a cui il Croce concede la dignità di ausilio filosofico è l’arte, come forma di contemplazione concettuale degli oggetti materiali, in un discorso ampiamente approfondito con il Breviario di Estetica.

Arte al cui studio il Croce dedicherà l’intera sua vita, in particolare all’arte letteraria di cui sarà riconosciuto come uno dei critici più autorevoli del suo secolo.

Ma il concetto puro, oggetto della contemplazione filosofica, in Croce, come nell’Hegel, estende la sua esistenza all’intero corso della storia e la sua contemplazione prevede lo studio e la riconsiderazione, sotto il riflettore della nuova luce, di tutto lo svolgimento della storia; che è l’effetto dell’interpretazione che gli uomini hanno dato dell’assoluta verità oggetto delle discussioni filosofiche di tutti i tempi, che hanno alterato in questo modo il corso degli eventi. Per cui possiamo parlare di una filosofia della storia che rappresenta il λογοσ, lo studio del perchè certe cose, nel corso della storia, si sono svolte in un modo piuttosto che in un altro.

Croce, con Hegel, Kant, Humboldt, Schleiermacher, Lotze e tutti gli idealisti, professa una filosofia completamente avulsa dalla realtà che però ha la possibilità di illuminare la realtà con la sua luce. Sta agli uomini pratici approfittare di questa luce per illuminare il proprio modo di agire senza rifugiarsi nell’ombra della fede e delle filosofie sbagliate.

Non si tratta certamente di un testo di facile comprensione ma, pur non volendo lasciar spazio ad interpretazioni sbagliate, espone una filosofia che esige molte critiche anzi, a voler riconoscerle questo merito, parte proprio da tre critiche come suo fondamento: le tre critiche di Kant per raggiungere le vette della speculazione di Hegel e di Croce ma si può osservare che i suoi frutti non sono stati tutti buoni. Però, come al solito, questi giudizi li rimandiamo ai lettori.

Sinossi a cura di Luca Alzetta

Dall’incipit del libro:

La logica che ci proviamo a delineare rapidamente in queste pagine, è intesa come scienza filosofica. Perciò nel dibattito, ora assai vivace se la logica debba considerarsi e trattarsi come scienza psicologica o come scienza speculativa, noi teniamo, com’è chiaro, per la seconda delle due vedute. La psicologia è descrittiva e classificatoria empirica, e non è in grado di dirci nulla sulla vera natura delle funzioni spirituali: laddove scopo della logica è appunto cercare in che propriamente consista il pensiero, che si dice logico, intellettivo o razionale, quale sia la sua natura e modo di operare. E non solo la psicologia non può prendere il luogo della indagine speculativa, ma non può neppure porgerle aiuto o servirle di complemento: perchè è da reputare errore grossolano quello di coloro che assegnano alla psicologia il compito di ritrarre la genesi del fatto logico ossia il formarsi del pensiero, e alla logica l’altro compito, di ritrarne la natura: la natura di un fatto è la sua genesi, come la genesi di un fatto è la sua natura: i due vocaboli derivano, certamente, l’uno dal greco e l’altro dal latino, ma filosoficamente designano entrambi il medesimo problema; problema, che, se appartiene alla logica, non può appartenere, insieme, alla psicologia.

Scarica gratis: Lineamenti di una logica come scienza del concetto puro di Benedetto Croce.