È questa la prima opera del suo genere in Italia, ed una delle prime in Europa, a trattare in forma non apologetica della vita religiosa del giudaismo al tempo di Gesù ed a entrare in dialogo diretto con la nascente storiografia ebraica contemporanea.

Lo stesso autore scrive:

“libero da prevenzioni, indipendente per indole, nello scrivere quest’opera mi sono prefisso di non servire ad alcuna influenza; e se desidero di vedere dissipata quella avversione ostile contro gl’israeliti […] per cui si vorrebbe considerarli come una gente fuori del diritto comune, è pure ne’ miei voti che gl’israeliti medesimi rescindano tal quanto di quel loro particolarismo che gli fa estranei al resto della società…”

La storia degli Israeliti ha tre periodi. Il primo comincia dalla vocazione di Abramo e si chiude colla trasmigrazione di Babilonia. È quello delle divine manifestazioni; quando Dio parlò ad Abramo, si rivelò a Mosè, inspirò i profeti, e trasmise il regno nella casa di Davide dando leggi e statuti al popolo.

Il secondo periodo dalla trasmigrazione di Babilonia sino alla distruzione del secondo tempio fatta da Tito dopo che i Giudei, tornati dall’esilio, continuano ad essere il popolo eletto; ma non vi sono più rivelazioni, non più avvenimenti sopranaturali, e subito dopo il ritorno dall’esilio babilonico resta chiusa la letteratura sacra dell’antico Testamento e la nazione non è più indipendente, non può più conservarsi isolata dalle altre; e sebbene protetta particolarmente dalla Provvidenza che la guida al compimento del suo destino, è sottoposta, come le altre, alle vicende naturali del mondo.

Colla distruzione del tempio e la cessazione dei sacrifizi incomincia il terzo periodo, durante il quale gli Ebrei esiliati per sempre dalla terra promessa e peregrini in tutte le parti del mondo, offrirono l’unico esempio di una nazione estinta tante volte e sempre immortale; di una nazione che dispersa sopra la vasta superficie del globo, senza una patria, senza una politica unità, resiste da secoli contro l’odio di tutto il genere umano; e qua schiava, là fuggitiva, quasi ovunque disprezzata, spesse volte spogliata de’ beni o de’ figli o della vita, non si lasciò mai spogliare delle sue fedi, e mantiene tuttavia inconcussa la sua unità religiosa malgrado tante persecuzioni e tante vicende di tempo e di fortuna.

Sinossi a cura di Gianluigi Trivia

Dalla Prefazione dell’Autore:

Abbenchè la storia degli Ebrei durante il secondo tempio – dalla trasmigrazione di Babilonia sino alla distruzione del tempio ad opera di Tito (N.d.R.) – sia di un’assai tenue importanza politica, essa ciò nondimeno assume un interesse immediato sotto il punto di vista sociale e filosofico; perchè ci rivela l’ultimo processo morale della rivelazione mosaica, e il passaggio da essa alla rivelazione cristiana, come anco la formazione degli elementi preliminari donde uscì poscia il moderno giudaismo-talmudico.
I Giudei, tornati dall’esilio, continuano ad essere il popolo eletto; ma non vi sono più rivelazioni, non più avvenimenti sopranaturali, resta chiusa la letteratura sacra dell’antico Testamento. Invece, cominciando da quell’esilio, la nazione non è più indipendente, non può più conservarsi isolata dalle altre; ella è sottoposta, come le altre, alle vicende naturali del mondo.

Scarica gratis: Storia degli ebrei di Aurelio Angelo Bianchi-Giovini.