Nel 1862 Garibaldi, partì dalla Sicilia con 2000 volontari e si diresse a Roma, nel tentativo di scacciarne il papa e completare l’unificazione italiana. Il governo italiano, dopo una esitazione iniziale si decise a fermare i volontari per non compromettere le relazioni diplomatiche con la Francia, che difendeva il regime pontificio, e lo fece con una battaglia in cui Garibaldi fu ferito ed arrestato.

L’opuscolo che presentiamo riporta una lettera di Félix Pyat indirizzata a Garibaldi che rappresenta un’accorata celebrazione dell’eroismo del Generale dopo la sconfitta di Aspromonte. L’autore dipinge Garibaldi come un martire laico la cui purezza morale sovrasta la corruzione dei regnanti e dei politici che lo hanno tradito. Attraverso un linguaggio vibrante e retorico, Pyat sostiene che il fallimento militare abbia in realtà sancito la superiorità etica del condottiero, trasformando la sua caduta in un’ascesa spirituale agli occhi del popolo. Il testo critica aspramente l’influenza dell’Impero francese e l’opportunismo della monarchia sabauda, rivendicando la necessità di un’Italia unita e repubblicana. In definitiva, lo scritto funge da manifesto politico volto a rinvigorire la fede democratica e la lotta per Roma, proclamando l’immortalità dei valori garibaldini.

Sinossi a cura di Claudio Paganelli

Dall’incipit del libro:

Ognuno ti conosce come conosce il sole. Tu hai dato al secolo calore e luce. Tu ne sei l’anima. Chi ti vede, vive; chi ti saluta, saluta la patria e la libertà. Tu hai fatto appello a noi, ecco la nostra risposta. Tu potevi aspettarti ad una voce più degna di te; ma a niuna più ispirata da ammirazione e da riconoscenza; e sopratutto a niuna della nostra più franca. È la voce del numero; quantità per qualità. Vox populi….
Uscito dalla Francia quando tu sei uscito da Roma, libero quindi di parlare, ho a rimetterti il biglietto di visita del popolo. Io debbo – e dovesse quest’onore essere pagato con una intera vita d’esilio – rinnovare la protesta di giugno, e dirti tutto ciò che pensa il popolo in segreto, se schiavo, ed apertamente, se in libera terra; debbo esprimerti, non solo le simpatie, ma le speranze, ma i ringraziamenti della democrazia e le congratulazioni della rivoluzione.
Che coloro i quali esaltarono i tuoi trionfi insultino alla tua sconfitta; che ti scortichino i tuoi adulatori; che i tuoi vampiri ti respingano; che i tuoi assassini ti accusino! – Ciò sta nell’ordine delle cose.

Scarica gratis: Lettera al generale Garibaldi di Félix Pyat.