Il 14 gennaio 1858 il rivoluzionario italiano Felice Orsini attentò, senza successo, alla vita di Luigi Buonaparte (Napoleone III). L’attentatore venne arrestato e la prima reazione del regime francese fu un aggravarsi della repressione interna e l’appello al Regno Unito perchè sorvegliasse e perseguisse i fuoriusciti francesi e italiani.
L’attentato, giustificato dall’occupazione francese del 1949 della Repubblica Romana e dal colpo di stato del 1851 di Luigi Buonaparte, avrà paradossalmente l’effetto di spingere Napoleone III a favorire l’unità italiana nella seconda guerra d’indipendenza.
Questa Lettera al Parlamento ed alla stampa, firmata dal Comitato del comune rivoluzionario (Félix Pyat, Besson e A. Talandier), è un manifesto politico che giustifica l’attentato contro Napoleone III presentandolo come un atto di legittima difesa e di giustizia riparatrice. Secondo gli autori il potere di Napoleone III è illegittimo perché frutto del colpo di stato del 1851, e il tirannicidio è lecito quando rimane l’unico mezzo per opporsi ad un regime repressivo: non è un crimine, ma una forma di “legittima difesa” ed un dovere civico contro chi ha violato la Costituzione e la sovranità popolare.
Il testo mette a confronto la libertà garantita in nazioni come l’Inghilterra con la repressione vigente in Francia e Italia, dove la tirannia rende la cospirazione l’unico mezzo di resistenza possibile. Viene inoltre esaltato il sacrificio dei patrioti italiani, considerati combattenti per la patria piuttosto che criminali comuni. In conclusione, la fonte invoca un risveglio collettivo dei popoli per abbattere il regime imperiale attraverso la giustizia rivoluzionaria.
Insieme a questa lettera, nello stesso opuscolo è presente una Lettera a Luigi Bonaparte di Giuseppe Mazzini – che pubblichiamo a parte – sulla stessa materia e con argomenti simili.
Sinossi a cura di Claudio Paganelli
Dall’incipit del libro:
Due rivoluzioni che sonosi compite tra voi ed hanno colpito l’una la corona, l’altra la testa d’un re, vi valsero il diritto di tutto dire, ed il dovere di tutto intendere sopra ogni questione in genere, e sull’attentato particolarmente.
Su quello del 14 gennaio, cause e conseguenze, mezzi di prevenirne, o di punirne la ripetizione, ecc. voi avete esercitato più o meno il vostro diritto; volete ora adempiere al vostro dovere? Voi avete parlato; ora ascoltate.
Noi, rifugiati francesi, dobbiamo indirizzare agli uni fra voi i nostri ringraziamenti, agli altri le nostre osservazioni.
Per noi l’attentato non è che la pena del taglione applicata all’uomo del colpo di stato. Il cospiratore di dicembre e di giugno, il colpevole del doppio delitto eseguito a Parigi ed a Roma non può lamentarsi delle rappresaglie. Dopo aver tutto osato, egli deve tutto temere, la giustizia privata in attesa della giustizia pubblica. L’assassinio del popolo, e la violazione della sua sovranità, ecco il suo attentato, in Italia lo stesso che in Francia, il più grave che possa essere eseguito e punito. L’usurpatore s’è posto fuori della legge, secondo il diritto naturale come il diritto positivo, secondo la costituzione che giurò e violò, secondo la sentenza della corte suprema che lo condannò, e, colmo di misfatto, coll’offesa ai custodi della legge.
Scarica gratis: Lettera al Parlamento e alla stampa di Félix Pyat, Alexandre Besson e Pierre Théodore Alfred Talandier.


