“I sogni sugnu chiji cosi chi ti fannu pensare ca’ si liberu i chi ti fannu essere chiddhu chi si.
Allora è bello sognare?
Certu ch’ è bellu! Assunna!”
Africo, Aspromonte, terra di nessuno, o terra di gente che lavora e che lotta per cose per le quali non si dovrebbe lottare?
Un medico condotto che curi la popolazione e che non faccia morire una donna e il bambino che ha in grembo, una strada che colleghi il paese alla “Marina” e al resto del mondo.
“Voi ci considerate dei selvaggi, vero?”
“I selvaggi sono quelli che permettono che viviate così”
La maestra, che volontariamente, da Como, Lombardia, sceglie di insegnare ad Africo, Calabria, rappresenta la possibilità per i bambini del posto di vivere una vita diversa da quella dei loro padri. La lettura è un viaggio, e l’istruzione permette di ribellarsi a un sistema che porta solo alla morte.
Il “mafioso “ del posto, al contrario, li spinge a non parlare l’italiano, una lingua che non è la “nostra”. Lui vuole gente ignorante, perché così non si ribella. Minaccia col fucile, irrompe durante le feste, si prende la donna degli altri, perché con la violenza può fare qualunque cosa.
La mia Calabria è una terra che ha sofferto molto, ma piena di gente onesta, lavoratori e madri di famiglia.
L’Aspromonte è un posto fatato, un incanto, pieno di paesi bellissimi, con una vegetazione lussureggiante… eppure è conosciuto solo per i rapimenti e per la mafia.
Un film diretto superbamente da Mimmo Calopresti, una sceneggiatura ben scritta e dialoghi brevi, essenziali, ma diretti.
Il dialetto molto credibile, visto che gran parte del cast è calabrese.
Francesco Colella, catanzarese, è bravissimo oltre che affascinante, e la Bruni molto attendibile nella parte della maestra.
L’attore che ha interpretato il piccolo Andrea, così come tutti gli altri bambini, è stato
F A N T A S T I C O.
Se potessi scegliere una scena simbolo, direi senza dubbio quella in cui gli africesi, intorno al fuoco, cantano e suonano la nostra tarantella.
Rubo una frase già pronunciata da qualcuno e mi scuso se potrà sembrare scurrile:
LA MAFIA E’ UNA MMERDA… con due M, alla calabrese




