La città del sole e del mare è avvolta dalla nebbia e dalla pioggia che scende fitta.
Un uomo, con il suo cappello panama e un nasone con la gobba, cammina a passo spedito, sembra non temere la pioggia. Entra in un basso e acquista una pistola per il figlio, vuole fargli un regalo per il suo compleanno. Come se lo stesse mettendo a capo dell’azienda di famiglia, lo avvia alla “professione” di “guappo” o killer della mafia.
Peppino Lo Cicero, però, deve ingoiare un boccone amaro, la camorra uccide suo figlio e lui fa scoppiare una guerra che diventa una carneficina e che ribalta i ruoli dei capi della camorra.
Paradossalmente, la morte del figlio lo fa riavvicinare a Rita e a “Totò il macellaio”.
La prima è la donna con cui anni prima aveva avuto una storia extraconiugale e che è ancora innamorata di lui, il secondo è un amico fraterno, compagno di tante imprese camorristiche.
Un thriller “fumettistico”, una pellicola innovativa, accattivante che, nonostante la violenza, coinvolge lo spettatore in modo incredibile.
Igort è stato capace di trasformare Napoli in una città “felliniana”, onirica. Un chiaro omaggio al maestro riminese.
E l’onirico si mescola al fumetto, la grande passione del regista.
Peppino, Totò, Rita, ma un po’ tutti i protagonisti sembrano muoversi esattamente come i personaggi di un fumetto. Mancano solo le nuvolette.
Ma Igort non si accontenta di Fellini e dei fumetti. Napoli diventa anche un videogame.
Nelle scene girate a Palazzo Sanfelice, nel rione Sanità, sembra che Peppino, Rita e Totò maneggino un joystick anziché pistole. E nella sua drammaticità, la scena in cui le arcate del palazzo barocco si riempiono di luci è pura poesia.
Fa riflettere il parallelismo tra una delle prime scene in cui Peppino, che non sa guidare, aspetta l’autobus sotto la pioggia, e una delle scene finali in cui lo stesso, nell’isola caraibica dove ha trovato rifugio, aspetta la corriera sotto il sole.
Cinque è il numero perfetto, ma la perfezione non esiste nella vita, figurarsi se può esistere nel mondo della camorra. Esiste però la perfezione di un cast straordinario: un plauso al grande Servillo, ma anche alla Golino e a Buccirosso, abilissimi attori, protagonisti di un fumetto e personaggi di un videogame ambientato nel mito della Città di Partenope.