Un giorno all’improvviso (2018) film di Ciro D’Emilio.

 

Un giorno all’improvviso segue Antonio, diciassette anni, che vive in provincia di Napoli con la madre Miriam, una donna fragile e imprevedibile che lui protegge come può. Il calcio è il suo talento naturale e, per la prima volta, un provino si apre come una possibilità concreta che potrebbe cambiargli la vita.

Mentre prova a inseguire quel futuro, Antonio deve fare i conti però con un presente che lo tira indietro: la precarietà economica, l’ombra di un padre assente ma ingombrante, il peso di una madre che non riesce a reggersi da sola. È un ragazzo che diventa grande perché non ha scelta: mentre gli altri pensano alla scuola o agli amici, lui fa i conti, cucina, tiene insieme una casa che cade a pezzi e una madre che rischia di crollare ogni giorno.

Per D’Emilio è un esordio d’autore che lascia il segno. Il film racconta molto più di un semplice passaggio all’età adulta. Parla di quanto sia difficile voler bene a qualcuno che continua a farsi del male, della responsabilità che diventa una gabbia, del desiderio di spezzare un destino che sembra già scritto. È la storia di un legame in cui i ruoli si confondono: Antonio è il genitore, Miriam la “figlia” emotivamente instabile che lui tenta di tenere a galla. Per crescere davvero, lui dovrà attraversare quel legame, riconoscerne la ferita e accettare che a volte l’amore chiede distanza.

La pellicola è asciutta, autentica, quasi fino all’angoscia. La camera sta addosso ai personaggi, li pedina da vicino, senza mai lasciare un centimetro di tregua. E anche il napoletano segue la stessa scelta: niente abbellimenti, niente frasi da cartolina. È la lingua che si sente davvero per strada, detta di getto, senza filtri. È il modo in cui quei personaggi litigano, si feriscono e si amano.

Giampiero De Concilio è bravissimo, Anna Foglietta è strepitosa: costruisce una Miriam credibile in ogni dettaglio, nella voce, nei gesti, nella fragilità che affiora senza mai diventare caricatura. È la prova che quando talento, studio e direzione si incontrano, i confini regionali si dissolvono.

Il titolo, che potrebbe far pensare a un film più leggero, richiama un immaginario preciso: il coro che nel 2018 riempiva lo stadio di Napoli. Ma non è un film sul calcio: lo sport è il mezzo attraverso cui Antonio tenta di salvarsi, la strada che gli permette di pensare a un altrove. Il cuore del film è l’amore assoluto e doloroso tra un figlio e una madre che non riesce a restare, e le scelte necessarie per interrompere un equilibrio che non regge più.

Il finale, aperto e ferito, è coerente con tutto ciò che lo precede. Parla di ciò che arriva senza preavviso e del momento in cui qualcosa si spezza per permettere a qualcos’altro di nascere.

Un giorno all’improvviso è proprio questo: l’attimo in cui la vita cambia direzione, senza chiedere permesso.

E ci ricorda che crescere, a volte, significa trovare il coraggio di lasciare andare ciò che amiamo di più