Nel 1917 il governo italiano, su richiesta dell’ambasciatore inglese a Roma, Sir Rennell Rood, invitò in Italia Kipling, che aveva già scritto corrispondenze di guerra dal fronte occidentale, per raccontare al pubblico inglese la guerra italiana. Allo stesso modo l’ambasciatore caldeggiò l’invio di corrispondenti italiani al seguito dell’esercito inglese.
Kipling ed il suo amico Perceval Landon furono in Italia dal 1° al 13 maggio: incontrarono Cadorna ed il Re Vittorio Emanuele III, e furono accompagnati sul fronte Carsico, a Gorizia, e sul Podgora. In seguito furono a Cortina, sul fronte dolomitico. Ne risultarono cinque articoli, che Kipling pubblicò sul «Daily Telegraph» in Inghilterra e sul «New York Tribune» negli Stati Uniti nel giugno successivo, e che furono subito raccolti in volume dalla Doubleday.
Naturalmente il tono degli articoli è propagandistico: l’autore si dichiara entusiasta della perizia tecnica e del valore morale degli italiani, e viene in particolare colpito dalle truppe alpine:
«È una guerra di giganti contro titani, dove il nemico più piccolo è l’uomo.»
Ma l’ammirazione doveva essere sincera, se contemporaneamente scriveva alla figlia Elsie:
«Un viaggio inconcepibile ad un’altezza di 4000 piedi… su strade come le creazioni dei giganti, e per tutto il tempo, sopra di noi – a 3000 piedi sopra di noi sulle eterne nevi si vedevano le trincee degli italiani….È una guerra di giganti tra montagne.»
Non mancano i toni lirici, come in questa descrizione, che a me ricorda San Martino del Carso di Ungaretti:
«Io vidi una di queste località che era stata adibita da due battaglioni austriaci come riparo alle bombe, non lontano da un mucchio di muraglie di una grigia casa rovinata, le quali si incurvavano e parevano parlare insieme, nell’aria leggera, come spettri.»
Sinossi a cura di Claudio Paganelli
Dall’incipit del libro:
Quando raggiungemmo la grande pianura veneta, presso il Quartier Generale dell’Esercito, i fronti italiani ci furono spiegati con una chiarezza che rendeva inutili le carte topografiche.
«Abbiamo tre fronti»; — disse la mia guida «sul primo, quello dell’Isonzo, che è la strada che conduce a Trieste, le nostre truppe possono procedere, sebbene tra grandi difficoltà. Sul secondo, quello del Trentino, al nord, dove il nemico è più vicino alle nostre pianure, le nostre truppe debbono arrampicarsi. In ogni altra parte esse debbono pure inerpicarsi e fare dell’alpinismo; lo vedrete».
Egli additò, a sud-est e ad est, attraverso la nebbia caliginosa, alcune giogaie dall’aspetto sinistro, donde si udiva il rimbombo lontanissimo dei cannoni, che discutevano gravemente. «Dove andiamo ora è il Carso», mi disse. Si volse poscia a nord-est e a nord, dove montagne, più vicine e più alte, lasciavano apparire strisce di neve tra le loro rugosità. «Sono le Alpi Giulie», egli continuò. «Tolmino è là dietro. Lì a nord, dove la neve è più densa — vedete? — sono le Alpi Carniche e noi combattiamo su di esse; più in là, ad occidente, vengono le Dolomiti, sulle quali i turisti eran soliti di fare ascensioni, descrivendole poi sui libri. Anche lì combattiamo. Le Dolomiti si riuniscono al Trentino e con l’altipiano di Asiago, e anche lì combattiamo. E da quel punto giriamo a nord, prima di incontrare la frontiera svizzera. Tutte montagne, come vedete».
Scarica gratis: La guerra nelle montagne di Rudyard Kipling.



