Pubblicato nel 1914, La Révolte des anges è l’ultimo romanzo scritto da Anatole France: un romanzo di satira filosofica che mescola teologia, politica e commedia sociale, riflettendo lo scetticismo ironico e l’umanesimo dell’autore.
Il romanzo inizia con le peripezie del ridicolo Monsieur Sariette, maniacale bibliotecario della biblioteca privata della famiglia d’Esparvieu, angosciato dalle misteriose manomissioni dei preziosi volumi teologici della sua biblioteca, fino a perderne la ragione.
Il mistero si chiarisce ben presto: il colpevole è Arcade, l’angelo custode del giovane Maurizio Esparvieu, che dopo aver studiato segretamente i testi di filosofia e scienza della biblioteca, ha perso la fede nel Dio cristiano (visto come un tiranno ignorante chiamato Ialdabaoth) e ha deciso di farsi ribelle. Diventa un libero pensatore. La sua “caduta” è in realtà un’ascesa verso la consapevolezza.
Arcade assume sembianze umane e si unisce a una folta schiera di angeli caduti che vivono in incognito nella Parigi del tempo, lavorando come musicisti, operai o rivoluzionari. Il loro obiettivo è ambizioso: organizzare una seconda guerra celeste per detronizzare Dio e sostituirlo con Satana, visto come il vero portatore di luce, conoscenza e libertà.
Maurice, inizialmente vacuo e poco interessato alla religione, si sente perso senza il suo angelo custode e lo ricerca febbrilmente nei bassifondi di Parigi, lo ritrova e lo prega di tornare a fare “il suo lavoro”. Al rifiuto dell’angelo, dichiara che allora farà lui da angelo custode ad Arcade.
Mentre i preparativi per l’assalto al Cielo procedono, Satana ha un sogno premonitore. Immagina di vincere la guerra, di scacciare Dio e di diventare lui stesso il nuovo monarca universale.
Il sogno sarà illuminante per Satana, e porterà ad un finale inatteso, che è la vera tesi filosofica del romanzo.
Sinossi a cura di Claudio Paganelli
Dall’incipit del libro:
Il palazzo d’Esparvieu alza, all’ombra di San Sulpizio, verso il cielo, i suoi tre piani austeri, tra un cortile verde di muschio ed un giardino che, di anno in anno, si va restringendo per causa di nuovi fabbricati sempre più alti e più vicini, e nel quale due vecchi castagni stendono ancora i loro rami quasi avvizziti. Qui visse, dal 1825 al 1857, Alessandro Bussart d’Esparvieu, che fu un’illustrazione della sua famiglia. Fu vice-presidente del Consiglio di Stato sotto il governo di Luglio, membro dell’Accademia delle Scienze morali e politiche, autore del Saggio sulle istituzioni civili e religiose dei popoli, in tre grossi volumi in ottavo, opera che, per disgrazia, rimase incompiuta. Quest’egregio teorico della monarchia liberale lasciò erede del suo sangue, della sua fortuna e della sua fama, Fulgenzio Adolfo Bussar d’Esparvieu, che fu senatore sotto il Secondo Impero, accrebbe grandemente il suo patrimonio, acquistando i terreni sui quali doveva aprirsi il Viale dell’Imperatrice, e fece un discorso notevole a sostegno del poter temporale dei papi.
Fulgenzio ebbe tre figli. Il maggiore, Marco Alessandro, fece una splendida carriera nell’esercito. Era buon parlatore. Il secondogenito, Gaetano, non aveva attitudine particolare, viveva in campagna, cacciava, allevava cavalli, faceva della musica e della pittura.
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