Nota anche col titolo di Viaggio in Italia (Italienische Reise), quest’opera di Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) contiene il resoconto della prima parte del suo grand tour italiano iniziato il 3 settembre 1786 e concluso il 3 giugno dell’anno successivo, ma scritto tra il 1813 e il 1817 e stampato in due quasi concomitanti volumi che ora Liber Liber ripropone nella prima traduzione nella nostra lingua, edita nel 1875 per cura di Augusto Nomis di Cossilla, politico di rilievo del neonato Regno d’Italia.
Dopo averlo principiato a Carlsbad, Goethe fece rapide tappe a Verona, Vicenza e Padova; giunto a Venezia, vi sostò un paio di settimane per poi proseguire in direzione di Roma con rapide puntate a Ferrara, Bologna, Firenze (nella quale si trattenne per poche ore), Perugia, Assisi, Terni e Spoleto. L’agognata città eterna lo accolse all’esordio di novembre, e la sua visita lo impegnò per quattro mesi in compagnia del pittore Johann Heinrich Wilhelm Tischbein (1751-1829), finché verso la fine febbraio del 1787 insieme con lui scese a Napoli per soggiornarvi per più di trenta giorni, al termine dei quali si imbarcò alla volta della Sicilia con un provetto disegnatore conosciuto nella città partenopea, Christoph Heinrich Kniep (1755-1825). Trascorso qualche tempo a Palermo, dove era arrivato il 2 aprile, in un tragitto a vasto raggio accompagnato da guide locali toccò in seguito Alcamo, Segesta, Castelvetrano, Sciacca, Girgenti (Agrigento), Caltanissetta, Castrogiovanni (Enna), Catania, Taormina e infine Messina. Rivide di nuovo Napoli a mezzo maggio prima di risalire a Roma, sua meta ultima; qui peraltro si sarebbe fermato ancora un anno, ma le vicende di questo secondo periodo, meno dinamico e di carattere più personale, le avrebbe esposte in un terzo volume uscito nel 1829.
Riesce difficile e forse è impossibile inquadrare l’odeporismo del Goethe nel novero delle tante analoghe esperienze maturate in Europa fra Illuminismo e Romanticismo. A frapporsi a un giudizio univoco è la personalità estremamente complessa dell’autore, per il quale il viaggio viene vissuto ora come ricerca di un equilibrio interiore che si realizza attraverso l’entusiastica adesione a una vita più spontanea, ora come tramite verso l’assoluta perfezione conoscitiva dell’umanità e delle cose, e ora come implicita premessa al dialogo con le espressioni artistiche della classicità. Tuttavia in questa alternante teoresi il lettore odierno non tarderà a individuare il più genuino movente dell’itinerario goethiano: lo stretto e quasi simbiotico rapporto che lega l’uomo alla natura, che per lui, forestiero venuto dal nord Europa, dischiude prospettive del tutto nuove mettendolo a contatto col mutare delle stagioni in mezzo a una popolazione solare, che vive e lavora all’aperto fra scenari irripetibili e di incomparabile bellezza. E se resta memorabile la descrizione della salita al Vesuvio, allora in fase eruttiva, che vide Goethe spingersi fin quasi sulla bocca del cratere, non riuscirà meno godibile la descrizione del suo pionieristico avventurarsi a cavallo nella Sicilia più interna attraverso solitarie e magnifiche campagne, animato dal gusto della scoperta e dalla curiosità dell’esploratore, e sfidando la mancanza di strutture ricettive, le insidie di strade malagevoli e il rischio della propria incolumità nel succedersi di paesaggi tanto affascinanti quanto inediti.
Un’opera che, oltre a rivelarsi basilare per lo studio della biografia goethiana, nel suo stile semplice e colloquiale a concorde giudizio della critica è tra le più belle che gli scrittori stranieri hanno lasciato sull’Italia.
Sinossi a cura di Giovanni Mennella
Dall’incipit del libro:
Alle 3 del mattino partii di soppiatto da Carlsbad. La compagnia la quale aveva voluto festeggiare con tanta amorevolezza il 28 agosto, mio giorno natalizio, avrebbe pure avuto qualche diritto a trattenermi ancora; ma oramai non era più il caso d’ulteriore indugio. Salii, affatto solo in una sedia di posta, non recando meco altro che un portamantello ed una valigia, e prima delle otto, con un mattino tranquillo, alquanto nebbioso, arrivai a Zwota. In alto stavano grandi striscie di nubi pesanti; al basso erano più leggiere, la quale cosa mi parve presagio favorevole. Dopo una state pessima, speravo avere almeno un bell’autunno. Quando arrivai, verso il mezzodì, ad Eger splendeva un limpido sole; pensai in allora che la latitudine di quella località era pure quella della mia città natale, e mi rallegrai di pranzare di bel nuovo in una stupenda giornata, sotto il cinquantesimo grado.
Toccata appena la Baviera, s’incontra la badia di Waldsassen possessione stupenda di quei membri del clero, i quali furono avveduti prima degli altri uomini. Giace in fondo ad una valle, o per meglio dire di un vero bacino, al centro di stupende praterie, attorniate da colline di dolce pendìo, e fertilissime. Le proprietà del monastero si stendono, a grande distanza, tutto all’intorno.
Scarica gratis: Ricordi di viaggio in Italia nel 1786-87″ di Johann Wolfgang von Goethe.




