L’ azzurro intenso di un cielo che richiama i colori della squadra partenopea si apre al verde, bianco e rosso della Repubblica Italiana.
E’ così che Paolo Sorrentino ha voluto dare inizio al suo ultimo film, che è un’opera d’arte.
E’ la storia di Mariano De Santis, Presidente della Repubblica Italiana che, ormai giunto alla fine del suo mandato, deve decidere se firmare la legge sull’eutanasia e concedere la grazia a Isa Rocca, che ha ucciso il marito perché le perpretrava continue violenze, o a Cristiano Arpa, professore di storia, amato da tutti, che ha ucciso la moglie malata Alzheimer.
Il Presidente è soprannominato “Cemento Armato”, infatti sembra un uomo tutto d’un pezzo, autoritario, ligio alla legge e allo Stato.
E’ vedovo e vive al Quirinale con la figlia, giurista come lui, mentre il figlio è all’estero per seguire la sua carriera di musicista.
Egli fuma di nascosto e, mentre lo fa, pensa alla moglie, la vede come in un sogno, camminare in un campo, che sembra una linea immaginaria, per poi vederla avvolta dalla nebbia, forse il fumo che esce dalla sua bocca.
Il Presidente fuma anche se non dovrebbe, ma probabilmente è per lui il modo di allontanare o dare risposta a una dramma che lo tormenta da oltre quaranta anni. E’ ossessionato dal tradimento della moglie e crede che sia Ugo Romani il suo amante.
Quando Coco Valori, una vecchia amica di entrambi, gli confessa che la moglie lo ha tradito con lei, non le crede e, quasi certamente ha ragione a non farlo. Troppo ovvio per un regista felliniano e anticonvenzionale come Sorrentino.
Alla fine del suo mandato il Presidente non riflette sul suo ruolo istituzionale, ma sulla sua vita.
La moglie e la loro relazione, il rapporto con i figli, che probabilmente non conosce poi così bene come dovrebbe. Solo per caso scopre il tatuaggio di Dorotea e non ha mai ascoltato un brano composto dal figlio.
La confessione con il Papa vorrebbe essere una liberazione, ma non lo è. Lui gli dà le spalle e il Pontefice sembra non ascoltarlo realmente.
L’atteggiamento di critica da parte di Sorrentino nei confronti della Chiesa è evidente anche in questo film.
La pellicola è un misto tra l’onirico e il surrealista, anche se quest’ultimo probabilmente prevale.
Tante le cose, come in tutte le pellicole del regista Premio Oscar, da approfondire, ma proviamo a evidenziarne alcune.
La “Grande Illusione” del Papa nero, per parafrasare lo stesso regista.
L’immagine del Santo Padre con una carnagione che contrasta notevolmente col colore dell’abito, con una montagna di treccine che riunisce entrambi i colori, e che si muove in scooter nei giardini vaticani è geniale e altamengte auspicabile.
Un Pontefice calmo, sorridente, pragmatico, che non dà risposte perché “nessuno ha risposte” è l’esatto contrario del Presidente, ma anche di ciò che si aspetta, probabilmente, una persona che parla con il Vicario di Cristo.
Come se il regista Premio Oscar volesse dirci “aspettiamo tanto un Papa nero, ma non cambierà nulla”.
La caduta del Presidente portoghese sotto la pioggia e sul tappeto (che si innalza come un’onda) che lo porta dall’auto verso De Santis, costringe quest’ultimo a fare i conti con la sua età.
I fenomeni atmosferici quali vento, pioggia, nuvole, nebbia, accentuano il carattere onirico della pellicola, ma anche gli stati d’animo del protagonagonista.
La serata di danza moderna inizia con ballerini che somigliano a statue, quasi immobili, come se non volessero lasciarsi andare al ritmo e quindi alla vita.
Una Roma quasi futuristica: un robot dell’Arma apre il corteo del Presidente e della sua scorta, con una ripresa che parte dal basso per poi salire ad altezza d’uomo
Il Presidente dimostra di essere meno austero di quello che sembra, l’amore è al centro della sua vita e la rigidità solo una corazza. Ama il Rap, concede un’onorificenza a Guè e si commuove durante un’intervista.
L’amore è al centro della sua vita, per questo concede la grazia a Isa Rocca, perché amava il marito.
“E’ tardi per la passione, ma c’è qualcosa che le somiglia: la grazia… sa, la grazia è la bellezza del dubbio”
L’amore fa gravitare De Santis, come l’astronauta nello spazio, quando videochiama i figli e ascolta, per la prima volta, un brano composto da Riccardo.
Superbo Servillo in ogni scena, in ogni espressione, in ogni frase, in ogni sguardo…
Splendida rivelazione la Ferzetti, austera, impassibile, senza trucco o quasi.
Magico, onirico, surreale, futuristico, felliniano, unico e inimitabile Paolo Sorrentino




