Partendo dall’analisi di un articolo uscito sulla rivista «Diritto» a proposito dei disordini avvenuti a Cotrone (oggi Crotone) il 10 e il 17 marzo 1867, alla vigilia delle elezioni politiche, Lorenzo Agnelli coglie l’occasione per presentare il suo punto di vista sulla questione silana. La relazione sugli avvenimenti, che venne fatta alla Camera dei Deputati dal deputato Giuseppe Robecchi, è consultabile negli atti sulla Tornata dell’8 aprile 1867 (https://storia.camera.it/regno/lavori/leg10/sed016.pdf).

Il breve saggio è dedicato all’avvocato Antonio Serravalle (1802 – 1893), avversario dei Borboni, che ebbe contatti con Gioacchino Murat e che Agnelli conobbe a Catanzaro quando fu ammesso nell’Accademia di Scienza e Lettere, di cui Serravalle era presidente. Alla morte Serravalle lasciò il suo ricco patrimonio di 15.000 volumi alla Biblioteca comunale di Catanzaro.

Agnelli per prima cosa è profondamente contrario a ritenere, come suggerito dall’articolo, che la Sila, in quanto area abbandonata, depressa e improduttiva, sia in sé culla e covo di briganti. Non sono i boschi, scrive, a produrre briganti, ma i malesseri sociali ai quali concorrono la sopraffazione, l’ignoranza, le fazioni politiche, le provocazioni e in parte anche il naturale “amore d’indipendenza montanara”.

Per l’articolista – non se ne conosce il nome –, la Sila, e comunque le Calabrie in genere, non sono e non saranno mai luogo di sviluppo manifatturiero. L’unica vocazione sarebbe quella agricola, da attuare con frazionamenti e dissodamenti; a questa le uniche alternative sarebbero o l’emigrazione o il brigantaggio.

Agnelli, per contestare queste affermazioni, parte, da buon colto insegnante, dalle relazioni del geografo, storico e filosofo greco Strabone (Amasea, ante 60 a. C. – Amasea?, tra il 21 e il 24 d. C.), che descrive le Calabrie come ricche di abitanti e la Sila come una terra aspra con condizioni ambientali estreme e ben più ampia di quanto non sia al tempo di Agnelli. La risorsa principale era la pastorizia. A che scopo dunque immaginare la Sila come luogo eletto per l’agricoltura, visto che si può anche storicamente sostenere che essa manchi di terre coltivabili? L’autore racconta, quasi poeticamente, di un luogo ‘complesso di monti e colline’, con precipitazioni abbondanti di pioggia, neve e tempeste. Ne racconta la lunga travagliata storia, che lo vide passare, nel trascorrere dei secoli, dalla dominazione dei Bruzii agli spagnoli, sotto i quali si presentò come un territorio frazionato, diviso, proprietà in parte della Corona e in parte badiale per la ricca presenza di colonie religiose. A partire dalla Badia Florense, fondata dall’abate e teologo Gioacchino da Fiore (1130 circa – 1202), dopo un iniziale ardore che aveva generato lavoro di contadini e di mandriani, le colonie si sono adagiate su una ricchezza fatta solo di donazioni e privilegi. Ma i privilegi dovevano essere comuni – come usi civici – perché, se individuali, sarebbero state usurpazioni a danno dello Stato. E queste usurpazioni avvennero e andarono ad arricchire poche famiglie latifondiste.

Una delle piaghe che ha afflitto, e affligge ancora ai tempi di Agnelli, la Sila è lo sfruttamento fatale degli alberi senza alcuna pianificazione di rimboschimento. Si consideri che dalla Sila vennero anche tratti i legnami preziosi per le flotte romane, depredando le foreste senza alcun ricambio. I rigogliosi boschi della Sila, che secondo l’articolista sarebbe opportuno dissodare e coltivare, contribuiscono in maniera notevole alla salubrità dei luoghi e al miglioramento del clima.

Quanto all’impossibilità di aprire manifatture in Calabria, Agnelli controbatte che la regione non solo è ricca di prodotti agricoli ma anche di materie prime naturali e sono già presenti numerosi opifici. Si ricorda a proposito l’articolo, pubblicato in «Nuova Antologia» nel gennaio 1907, di Clelia Pellicano dal titolo Donne e industrie nella provincia di Reggio Calabria, presente qui in Liber Liber.

Agnelli vuole evidenziare, pur nella asprezza e inettitudine del carattere calabro, soprattutto al contrario la vivacità e l’arguzia unita alla fervida immaginazione, che caratterizzano questo popolo, doti che, arricchite da una solida istruzione, possono ampiamente garantire lo sviluppo di industrie e commerci. È necessario però che la politica aiuti promuovendo l’istruzione, il sistema del commercio, la viabilità e il sistema dei trasporti e di porti. Il saggio di Agnelli è anche ricco di cifre e statistiche rispetto alla popolazione, che sembra già da allora essere in continua diminuzione, alla produzione agricola, alla pastorizia.

Per l’autore la vera questione silana è “Quale interesse deve avere la società per l’accrescimento e conservazione, o per la distruzione dei boschi?” Questo dilemma è decisamente attuale: perché non può essere il semplice amore della natura a dettare l’agenda economica. È assolutamente indispensabile che ci sia un ritorno economico e forse la vera soluzione è uno sviluppo verde, che riesca ad essere produttivo ed insieme mantenga la biodiversità e rispetti l’ambiente.

Agnelli pone anche l’accento sulle Calabrie come ponte verso l’oriente. Si ricordi che solo due anni dopo questo scritto, nel 1869, venne ufficialmente aperto il Canale di Suez, dopo circa 10 anni di lavori. L’autore chiude il suo saggio fornendo varie ipotesi di risoluzione della questione silana, elencando sette agenda, a partire dall’idea che “La Sila potrebbe, o meglio, dovrebbe essere un demanio regionale delle Calabrie sotto la vigilanza suprema dello Stato.”.

Per quanto riguarda la Sila oggi, si ricorda che già dal 1923 venne avviato l’iter per la creazione di un’area naturale protetta. Con la legge 344 del 1997 nacque il Parco nazionale della Sila e al relativo Ente parco fu affidata “la gestione dei territori attualmente ricadenti nel Parco nazionale della Calabria, con esclusione di quelli facenti parte del Parco nazionale dell’Aspromonte…” La vera e definitiva istituzione del Parco con relativo Ente è avvenuta con il D.P.R. 14 novembre 2002 (G. U. Serie Generale 17 marzo 2003, n.63).

NOTE
Si ringrazia vivamente la Biblioteca del Senato della Repubblica “Giovanni Spadolini” per aver fornito il testo in formato immagine. Tale testo è disponibile sul sito Internet Archive alla pagina della “Collezione delle monografie della Biblioteca del Senato della Repubblica” all’indirizzo: archive.org/details/monografie-biblioteca-senato

Sinossi a cura di Claudia Pantanetti, Libera Biblioteca PG Terzi

Dall’incipit del libro:

In occasione delle turbolenze sorte in Cotrone ne’ giorni 10 e 17 marzo ultimo per la elezione del deputato al Parlamento, il Diritto ha un articolo, che tocca alla quistione silana.
Io non calabrese considero le conclusioni del Diritto come l’espressione di coloro, che a torto giudicano le Calabrie, perchè non le conoscono, o son mossi da passioni. La quistione silana da gran tempo è sotto il giudizio dei tribunali, ed ora alle considerazioni del potere legislativo: spetterà ai Deputati ed ai Senatori esaminarla, definirla, giudicarla. Qui mi fermerò notarla sotto quali punti di vista dovrebbe essere esaminata.
Dice il Diritto: «La Sila attualmente è un vasto insieme di latifondi abbandonati alla pastorizia nomade, e che non dà ai suoi proprietarii, ed alle popolazioni tutto il frutto che potrebbe. Nelle sue vaste solitudini non sorge un villaggio, e sono perciò asilo inviolabile ai briganti. E così avviene un caso singolare, che la quistione della Sila fa nascere i briganti, e quando i briganti sono nati, è la Sila, che li protegge nelle sue immense foreste. Nè paia strano questo dire che facciamo, essere cioè la quistione silana l’origine del brigantaggio. Il popolo calabrese è agricola, nè può essere altro che agricola: farsi manifatturiero non può, perchè tutto riceve da Napoli, ed anche a dargli mille fabbriche, non saprebbe che farne, vivendo in parte ove non potrebbe vendere i suoi prodotti. Quando dunque gli mancano le terre, tre partiti gli restano; o emigrare, o irrompere violentemente nella Sila con i suoi strumenti rurali, o irrompervi con i suoi strumenti da brigante».

Scarica gratis: La quistione della Sila di Lorenzo Agnelli.