Dalla prefazione di Einstein:

«Il presente libriccino vuole offrire una cognizione possibilmente esatta della Teoria della Relatività a coloro, i quali, pur senza possedere l’apparato matematico della fisica teoretica, s’interessano della teoria sotto l’aspetto generale scientifico e filosofico….. Possa questo piccolo libretto arrecare a qualcuno ore liete ed incitamento.»

Il termine “Volgarizzazione” che compare nel titolo del libro potrebbe trarre in inganno il lettore moderno, abituato alla “divulgazione”.

La presentazione di Einstein della teoria speciale e generale della relatività, certamente depurata dalle asperità matematiche soprattutto della teoria generale, è invece un libro che illustra un tema complesso e innovativo con una serie di passaggi logici sempre stringenti.
Riprendendo la presentazione al libro di Levi Civita: «I postulati si prospettano qui sotto la forma ineccepibile di equazioni matematiche…».

L’autore inizia con la descrizione delle problematiche che lo hanno portato a riflettere sulle grandezze fondamentali come lo spazio e il tempo e il concetto di contemporaneità.
Sempre viene mantenuta in modo netto la distinzione tra la fisica e la matematica che ha qui un ruolo di supporto tecnico e di linguaggio necessario alla formalizzazione delle conseguenze delle ipotesi avanzate.

Altresì continuo è il richiamo ai contributi dei matematici che gli hanno consentito di formulare le leggi della relatività e di dare ad esse un chiaro e preciso significato fisico.
Da buon fisico, che non dimentica il legame tra teoria ed esperienza, al termine della presentazione di ogni legge vi è sempre la descrizione di esperienze che ne sostengono la validità o nel proporre nuovi percorsi sperimentali per la loro verifica.

Sinossi a cura di Gianluigi Trivia

Dall’incipit del libro:

Certamente anche tu, caro Lettore, da fanciullo o fanciulla, hai imparato a conoscere il superbo edificio della geometria di Euclide, e ti rammenti, forse più con rispetto che con amore, di quella magnifica costruzione, per le cui alte scale tu fosti da scrupolosi maestri in gran numero di ore condotto attorno. In omaggio a questo tuo passato, tu certo puniresti col disprezzo colui, che dichiarasse non vero anche soltanto il più modesto teoremuccio di questa scienza. Ma questo sentimento di superba sicurezza ti verrebbe forse a mancare subito, se qualcuno ti domandasse: «Che intendi tu dire, quando affermi, che questi teoremi sono veri?». Su tale domanda vogliamo un poco intrattenerci.
La geometria nasce da alcune nozioni fondamentali, come piano, punto, retta, con le quali noi possiamo comporre delle rappresentazioni più o meno chiare, e da alcuni teoremi (assiomi), che noi siamo abituati a porre come veri a base delle rappresentazioni stesse. Tutti gli altri teoremi sono ricondotti agli assiomi con un metodo logico, del quale siamo obbligati a riconoscere la rettitudine; ossia, sono dimostrati. Perciò un teorema è retto, o relativamente vero, se è dedotto in quel tale modo dagli assiomi. La questione circa la verità dei singoli teoremi geometrici è così ricondotta a quella della verità degli assiomi.

Scarica gratis: Sulla teoria speciale e generale della relatività di Alberto Einstein.