Leggendo la biografia di Curzio Malaparte, ho scoperto che la scelta di Curt Suckert di adottare lo pseudonimo di Malaparte, è dovuto alla lettura di un opuscolo della seconda metà dell’’800 intitolato I Malaparte ed i Bonaparte nel primo centenario di un Bonaparte-Malaparte. Con lo spirito provocatorio che lo ha sempre contraddistinto, lo scrittore adotta immediatamente la “mala parte”.
Incuriosito dalla notizia, ho cercato e trovato il libello, pubblicato da un anonimo nel 1869, (attribuito anche ad Antonio Dadani o all’Autore della Storia dei ladri nel Regno d’Italia) in occasione, come di capisce anche dal titolo, dei previsti festeggiamenti per il centenario della nascita di Napoleone I. Lo spirito dell’anonimo verso Napoleone, però è tutt’altro che bonario: incomincia l’operetta con uno stile erudito e neutro, e tutto sommato gradevole, ma ben presto si rivela per un accanito oppositore dello zio (Napoleone I) e del nipote (Napoleone III), e le ragioni del suo astio sono espressamente dichiarate: Napoleone era Bonaparte quando le sue azioni erano in favore della chiesa, e diventa automaticamente Malaparte quando perseguita il clero ed imprigiona il papa Pio VII.
L’autore approfitta della pubblicazione dei 28 volumi della Corrispondenza di Napoleone, voluta dal nipote Luigi Bonaparte, per elencare citazioni che dimostrano il suo carattere di oppositore feroce della chiesa, aggiungendo poi citazioni da pubblicazioni spagnole ed inglesi ostili all’Imperatore.
Viene discussa anche l’ipotesi che la data di nascita di Napoleone (15 agosto 1769) sia un falso dovuto alla volontà di utilizzare una data successiva alla cessione della Corsica ai Francesi da parte della Repubblica di Genova. L’autore cita documenti che parlerebbero invece del 7 gennaio 1768 per sostenere la tesi che Napoleone fosse in realtà italiano.
Sinossi a cura di Claudio Paganelli
Dall’incipit del libro:
Quantunque io sia poco amico de’ preamboli, tuttavia, per la più facile intelligenza di quello che sarò per dire sui Malaparte e sui Buonaparte, mi conviene mandare innanzi un capitolo che contenga alcune nozioni sull’introduzione dei cognomi e dei sopranomi in Italia.
Presso gli antichi romani gli schiavi venivano indicati con un solo nome, ed i liberi ne portavano tre, cioè il prenome, che indicava la persona, il nome della gente ed il cognome della famiglia.
Quando i barbari invasero l’Italia, molti de’ patrizi fuggirono, molti vennero sterminati, e non rimasero tra noi che gli schiavi e i plebei, che portavano un nome solo. Il quale costume non tardò a generare gran confusione, perchè un Pietro si confondeva con cento altri Pietri, e un Giovanni con mille altri Giovanni.
Allora si ricorse ai sopranomi tratti 1º dalle qualità personali; 2° dal luogo di abitazione; 3° dalla origine delle persone; 4° dall’uffizio. Quindi Giovanni, rosso di cappelli, fu detto Giovanni il Rosso; Guglielmo che faceva il maestro fu chiamato Maestro Guglielmo, ed Ambrogio che stava a Porta Susa fu detto prima Ambrogio da Porta Susa, e poi più brevemente Ambrogio Susa.
Scarica gratis: I Malaparte ed i Bonaparte nel primo centenario di un Bonaparte-Malaparte di autore anonimo.



