Il recital pianistico tenutosi martedì 10 marzo al Teatro di San Carlo ha offerto al pubblico napoletano una serata di altissimo livello musicale, costruita attorno a un programma tanto impegnativo quanto coerente. Protagonista della serata il pianista coreano Seong‑Jin Cho, oggi considerato uno degli interpreti più interessanti della sua generazione.
Il teatro, alle 20.10, si presentava quasi completamente pieno, con soltanto qualche posto libero nei palchi. L’attesa era palpabile per un artista che, pur essendo ancora sotto i trent’anni, è ormai una presenza stabile nelle principali sale da concerto del mondo.
Seong-Jin Cho si è affermato come uno dei pianisti più brillanti della sua generazione e fra gli artisti più importanti del panorama musicale odierno. Artista dall’innato senso musicale e spiccato talento, le sue interpretazioni, riflessive e poetiche ma allo stesso tempo virtuosistiche e variopinte, sanno combinare brio e purezza e sono guidate da un naturale ed incredibile senso dell’armonia. È celebrato all’unanimità in tutto il mondo per la sua capacità espressiva e le sue interpretazioni illuminanti. Si è distinto nel panorama musicale internazionale nel 2015 con la vittoria del primo premio al Concorso Internazionale Chopin di Varsavia, evento che ha segnato l’inizio di una rapida e prestigiosa carriera internazionale. Da allora collabora regolarmente con alcune delle più importanti orchestre del mondo – tra cui Berliner Philharmoniker, Wiener Philharmoniker, London Symphony Orchestra e Boston Symphony Orchestra – sotto la direzione di maestri come Gustavo Dudamel, Andris Nelsons, Sir Simon Rattle e Antonio Pappano. Artista in esclusiva per Deutsche Grammophon, Cho ha inciso numerosi dischi acclamati dalla critica e nel 2023 è stato insignito del Samsung Ho-Am Prize in the Arts per il suo contributo al mondo della musica classica. Nato a Seoul nel 1994, ha iniziato lo studio del pianoforte a sei anni e attualmente risiede a Berlino.
Il programma della serata si apriva con la Partita n. 1 in si bemolle maggiore BWV 825 di Johann Sebastian Bach. L’esecuzione di Cho, affrontata interamente a memoria come l’intero recital, ha messo in luce una straordinaria chiarezza nel controllo delle linee polifoniche. Il Praeludium iniziale, costruito sull’intreccio delle voci, è stato restituito con equilibrio e limpidezza, mentre le danze successive – dall’Allemande alla Gigue finale – hanno evidenziato una naturale eleganza del fraseggio e una precisione ritmica sempre sorvegliata.
Particolarmente suggestivo è risultato l’accostamento con la Suite per pianoforte op. 25 di Arnold Schoenberg, proposta subito dopo. Il compositore viennese, padre della dodecafonia, riprende in questa pagina le forme della suite barocca – Präludium, Gavotte, Musette, Menuett, Gigue – sottoponendole però a una radicale trasformazione attraverso il linguaggio seriale. Il confronto con Bach, dunque, non appare casuale: nella scrittura di Schönberg sopravvive infatti la struttura formale della danza barocca, ma filtrata attraverso una logica sonora completamente nuova. Cho ha restituito con grande lucidità questa tensione tra arcaismo e modernità, mettendo in evidenza la trama polifonica e la coerenza interna del discorso musicale.
La prima parte del concerto si concludeva con Faschingsschwank aus Wien op. 26 di Robert Schumann, pagina composta nel 1839 durante il soggiorno viennese del compositore. L’opera, spesso tradotta come Scherzo carnevalesco viennese, possiede un carattere brillante ed eclettico e rappresenta una sorta di parata musicale ricca di contrasti emotivi.
Cho ha saputo restituire con efficacia l’alternanza tra l’energia del primo movimento, con i suoi episodi vivaci e capricciosi, e la malinconia lirica della Romanze. Lo Scherzino ha riportato in primo piano la dimensione giocosa dell’opera, mentre l’Intermezzo – segnato Mit größter Energie – è apparso carico di tensione e slancio virtuosistico. Il Finale, concitato e brillante, ha chiuso la prima parte del recital con un crescendo di energia e brillantezza pianistica.
Dopo l’intervallo, la seconda parte della serata è stata interamente dedicata a Fryderyk Chopin con l’esecuzione di dodici Valzer, una selezione ampia e rappresentativa di uno dei generi più emblematici del compositore polacco. Nati dalla tradizione della danza mitteleuropea, i valzer chopiniani trasformano la leggerezza del ballo in una forma pianistica di grande raffinatezza espressiva. Cho ne ha evidenziato la straordinaria varietà di caratteri: dalla brillantezza virtuosistica del celebre Valzer op. 64 n. 1, spesso soprannominato “del minuto”, alla malinconia cantabile di pagine più intime e riflessive. L’interpretazione, sempre elegante e controllata, ha saputo mettere in luce la dimensione lirica e poetica di queste miniature musicali, senza rinunciare alla brillantezza tecnica richiesta dalla scrittura.
Al termine del concerto il pubblico del San Carlo ha accolto l’artista con applausi fragorosi e calorosi, culminati in una standing ovation da parte di una parte consistente della sala. Cho ha quindi concesso un bis particolarmente amato dal pubblico: il Notturno op. 9 n. 2 di Chopin, eseguito con un tocco delicato e cantabile che ha chiuso la serata in un clima di intima sospensione poetica.
Programma
Johann Sebastian Bach
Partita n. 1 in si bemolle maggiore BWV 825
Praeludium – Allemande – Courante – Sarabande – Menuet I / Menuet II – Gigue
Arnold Schönberg
Suite per pianoforte op. 25
Präludium – Gavotte – Musette – Intermezzo – Menuett – Gigue
Robert Schumann
Faschingsschwank aus Wien op. 26
Allegro – Sehr lebhaft
Romanze – Ziemlich langsam
Scherzino
Intermezzo – Mit größter Energie
Finale – Höchst lebhaft
Intervallo
Fryderyk Chopin
Dodici Valzer
Bis: Notturno op. 9 n. 2





