Un film intimista e viscerale, quello di Nicola Prosatore dedicato a un gigante che ha trasformato Napoli in una metropoli multiculturale. Una realtà in cui la musica non è soltanto neomelodica, ma blues, jazz, rock e soul; dove, accanto al mandolino, risuonano il basso, la tastiera, la chitarra e la batteria.
È la storia del primo Pino Daniele, un bambino dei vicoli partenopei costretto a crescere con due “zie” nubili che, prendendosi cura di lui e facendolo studiare, sognano per il suo futuro un posto fisso all’Alitalia. Ma a Pino di quel mondo di convenzioni non importa nulla, è completamente rapito dalla musica. Appunta i suoi primi testi su un quaderno, frequenta i locali dove suonano maestri del calibro di James Senese e compone brani che superano ogni confine della tradizione. Pino non rinnega la musica napoletana, ma la sposa ai ritmi internazionali che solo un osservatore attento come lui riesce a cogliere tra le strade della sua città.
Non studia la musica perché è lui la musica.
A vestire i panni del cantautore è uno straordinario e talentuoso Massimiliano Caiazzo, capace di restituirne le movenze e la voce con una naturalezza disarmante. In alcune scene sembra quasi di vedere l’artista partenopeo in azione.
Prosatore ci mostra un Pino Daniele inedito, segnato da un’infanzia complessa e da occhi che hanno visto la violenza e il carcere.
Lo fa però senza alcun giudizio, con una delicatezza rara, quasi a suggerirci che la sofferenza può trasformarsi in talento, la ribellione nell’accezione positiva del termine “cazzimma”, e la pazzia sfociare in pura creatività.
In questo quadro, il celebre verso «Je ‘so pazzo» acquista un significato profondo, è la voce di chi ama così tanto la propria terra da potersi permettere di cantare «Napule è na’ carta sporca e nisciuno se ne mporta» non per denigrarla, ma per dedicarle l’atto d’amore più autentico e dirle “Ti amo esattamente così come sei”.
Un amore intenso e generoso, che trova consacrazione nell’omaggio in Piazza Plebiscito, dove la musica diventa un ponte che unisce un’intera città.
Prosatore, con la sua pellicola, ci regala lo sguardo dolcissimo e commovente di un “ragazzo” che si sente “nero a metà”, esattamente come la sua Napoli.
Non è solo la storia di un mito, ma il ritratto di un uomo che da quei chiaroscuri ha saputo tirare fuori la sua musica.




