Tra memoria, musica e fragilità, il ritratto di un artista che si scopre anche attraverso lo sguardo degli altri.

Sette anni di lavoro, 83 minuti di filmati d’archivio, ricordi familiari, riprese contemporanee e immagini girate dallo stesso protagonista. Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti, diretto da Dario Zonta e Carlo Zoratti e presentato alla Festa del Cinema di Roma venerdì 16 ottobre, alle 21.30 in Sala Sinopoli, non è la semplice celebrazione di una carriera musicale. È un tentativo di ricomporre una vita, lasciando che epoche, persone e momenti diversi dialoghino tra loro.

Il documentario si avvicina all’uomo dietro l’artista, ma non pretende di consegnarcene una spiegazione definitiva. E forse il suo aspetto più interessante sta proprio qui: nel rapporto fra il desiderio di raccontarsi e la possibilità di guardarsi attraverso gli occhi degli altri.

Dalla radio alla musica: il bambino prima del personaggio

Il racconto attraversa gli esordi di Jovanotti, le apparizioni televisive, Radio Deejay e il Maurizio Costanzo Show. Le immagini d’archivio restituiscono l’energia di un ragazzo che non aveva seguito un percorso prestabilito: prima della radio, Lorenzo immaginava un futuro nel disegno e nell’illustrazione. La sua naturalezza davanti al microfono sarebbe diventata una professione, poi una carriera capace di cambiare pelle più volte.

Ma il film cerca anche le radici familiari, senza ridurre ogni episodio a una spiegazione della persona che è diventato. La madre Viola, la cui sofferenza psicologica segnò l’ambiente domestico, il padre Mario, che lavorava in Vaticano, e il fratello Umberto, morto nel 2007 in un incidente aereo, appartengono a una memoria in cui affetto e dolore convivono.

Tra le immagini più suggestive c’è il ricordo dell’“albero-fionda”: i rami e le camere d’aria diventano, nella fantasia del bambino, un dispositivo per lanciarsi verso Roma. È un’immagine che contiene già qualcosa dell’adulto: la spinta a partire, a immaginare un altrove, a non considerare il mondo un territorio concluso. A Cortona, di notte, Lorenzo suona la chitarra a piedi nudi sotto casa. L’idolo dei grandi concerti e il ragazzo che cerca ancora una melodia sembrano appartenere alla stessa persona.

Rick Rubin e il lavoro dietro l’ispirazione

Un passaggio particolarmente significativo è quello con Rick Rubin, il produttore americano che ha lavorato con Jovanotti per Oh, vita! (2017). Lorenzo gli presenta le proprie idee, convinto di avere ormai concluso una canzone; Rubin, invece, le interroga, le smonta, lo costringe a rimetterle in discussione.

È uno dei momenti in cui il documentario supera la cronaca biografica e mostra il lavoro creativo dall’interno. L’ispirazione non appare come un’improvvisa illuminazione, né il talento come una certezza da difendere: anche una canzone che sembra finita può essere riaperta e trasformata. Il confronto restituisce un artista disposto a esporsi, ma anche il mestiere, la fatica e il dubbio che stanno dietro la spontaneità esibita sul palco.

L’incidente e la necessità di documentare

Nel luglio 2023, durante una vacanza nella Repubblica Dominicana, una caduta in bicicletta provoca a Jovanotti la frattura del femore e della clavicola, gli interventi chirurgici e una lunga riabilitazione. Il documentario comprende i video girati durante il ricovero e il recupero: immagini dirette, spesso difficili, in cui la telecamera continua a essere presente anche quando il corpo non consente più di muoversi come prima.

È inevitabile chiedersi perché Lorenzo senta il bisogno di riprendersi persino in una situazione così drammatica. È un’abitudine maturata in anni di racconto pubblico, un modo per attraversare l’esperienza fissandola in immagini, oppure il tentativo di dare un senso a ciò che sta accadendo? Il film non autorizza a concludere che quelle riprese fossero state pensate fin dall’inizio per un documentario. Resta però una domanda interessante: quando si è abituati a raccontare la propria vita, è ancora possibile vivere un’esperienza senza trasformarla anche in un racconto?

Natura, viaggio e contraddizioni

L’energia di Jovanotti è legata anche al viaggio, alla bicicletta, alla natura e a un’immagine di libertà che attraversa la sua musica. Ma proprio qui emergono alcune contraddizioni che non andrebbero liquidate. L’impatto ambientale dei Jova Beach Party ha alimentato discussioni e critiche: il messaggio ecologista dell’artista si confronta con eventi di massa che sollevano interrogativi sulla sostenibilità, anche al di là delle singole misure adottate per ridurne gli effetti.

Un’altra curiosità riguarda l’immaginario militare e l’interesse per l’aviazione, che affiorano accanto a una sensibilità generalmente associata alla pace. Non sono elementi sufficienti per attribuire a Jovanotti una posizione politica precisa, ma possono lasciare aperte domande sul rapporto fra immaginario, fascinazione per il volo e valori dichiarati. Il documentario non deve necessariamente risolvere queste ambivalenze; mostrarle, però, aiuta a evitare che il ritratto si trasformi in un’immagine senza ombre.

Quando il protagonista smette di controllare il racconto

Alla presentazione romana Jovanotti ha spiegato di aver lasciato ai registi «le chiavi di casa», rinunciando a controllare il risultato. Dopo aver visto il film, ha raccontato di essersi commosso e stupito, anche davanti a immagini Super 8 del padre che non conosceva. Per una persona abituata a gestire la propria presenza pubblica, diventare spettatore della propria storia significa accettare una certa perdita di controllo.

È forse questo il nodo più fecondo del documentario. Jovanotti condivide da anni musica, concerti, viaggi e momenti del proprio lavoro; ciò non significa, però, che esponga integralmente la sua quotidianità o che la sua vita privata sia interamente accessibile al pubblico. Il film si muove proprio su questa soglia: avvicina lo spettatore a ricordi e fragilità senza cancellare la distanza che resta tra una persona e la sua rappresentazione.

Anche l’idea della fine acquista un peso particolare. Avvicinandosi ai sessant’anni, Lorenzo si confronta con il tempo trascorso e con un film che, nelle sue parole, sembra mettere un punto a una storia che lui è abituato a immaginare sempre proiettata in avanti. Non è necessariamente un congedo: può essere, piuttosto, l’occasione per guardare il percorso compiuto da una prospettiva diversa.

Alla Festa del Cinema, fuori dallo schermo, Jovanotti si è presentato con una giacca color crema, una camicia leggermente satinata e i suoi immancabili gioielli. Applausi, persone che gli si avvicinavano e abbracci distribuiti con naturalezza, mentre in sala erano presenti anche Francesca Valiani, la figlia Teresa, Gianni Morandi e Giuliano Sangiorgi. La relazione diretta con il pubblico, che si avverte anche in questa occasione, fa parte della sua identità; non esaurisce, tuttavia, la complessità dell’uomo.

Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti convince quando lascia convivere entusiasmo e malinconia, memoria e presente, slancio e fragilità. Non svela ogni segreto del suo protagonista e forse non è questo il suo compito. Più che rispondere alla domanda su chi sia davvero Jovanotti, mostra che persino chi ha fatto del racconto una parte importante del proprio mestiere può scoprire qualcosa di sé quando qualcun altro prende in mano la sua storia.