Ti vedo (2025), libro di Angelo Orlando.
Ti vedo è un libro insolito.
Se lo si riassume, sembra un libro sulla spiritualità. Se ci si concentra sui riferimenti culturali, sembra un saggio. Se si insiste sulle esperienze dell’autore, sembra una biografia. La sensazione che ho avuto leggendolo è che pare entrare nella testa di una persona che da anni cerca di capire perché gli stessi eventi, le stesse persone e perfino gli stessi dolori cambino significato quando li guardiamo diversamente.
Orlando parte spesso da episodi molto concreti. Un problema alla vista. Un ricordo dell’infanzia. Un film visto nel momento giusto. Un incontro. Una delusione. Poi piano piano allarga il cerchio. E così capita di passare da una sala cinematografica a una pagina dei Vangeli, da Borges a Massimo Troisi, da un mito greco a una favola giapponese. Tutto entra nel racconto, purché abbia qualcosa da dire sulla questione che riguarda il libro.
Le pagine più interessanti non sono necessariamente quelle più teoriche, ma quelle che ruotano attorno a figure che, per motivi diversi, perdono l’orientamento. Mosè davanti al roveto ardente. Paolo sulla via di Damasco. Tiresia. Il cieco di Gerico. Persino il bambino della favola di Takeshi Kitano che libera il suo colombaccio senza sapere che lo perderà per sempre. Storie diversissime, accomunate da una verità semplice: a volte la vita ci porta via qualcosa e solo successivamente capiamo che, insieme a quella perdita, stava arrivando anche qualcosa di buono. Una prospettiva nuova.
In questo percorso, sacro e profano, mito classico e cultura pop finiscono per convivere con grande naturalezza. Per Orlando non c’è una gerarchia tra la Bibbia, il grande cinema o la letteratura: sono tutti specchi diversi con cui esplorare le stesse domande sull’esistenza.
Anche lo stile va in questa direzione. È diretto, spesso colloquiale, ricco di esempi e racconti personali. Più che seguire un ragionamento, si ha l’impressione di accompagnare l’autore attraverso esperienze che hanno lasciato un segno. Alcuni passaggi sembrano conversazioni fatte davanti a un caffè, altri delle riflessioni scritte in un quaderno conservato per anni. Questa libertà è probabilmente il pregio più grande del libro.
Alla fine, però, quello che ti rimane dentro non sono le citazioni, i miti o i film. Resta una domanda che continua a risuonare nella mente anche dopo aver chiuso il libro: quante volte guardiamo senza comprendere davvero?
L’autore suggerisce che il problema non sia la realtà che abbiamo di fronte, ma la pigrizia dello sguardo con cui continuiamo ad accostarci a essa.
In centinaia di pagine dedicate a storie, volti ed esperienze personali, Orlando indaga ciò che ci circonda con un’intensa curiosità, spingendoci a cercare sempre oltre la superficie.
La realtà non cambia, finché non cambia chi la guarda.




