San Giovannello ha accolto Massimo Turchetta con una sala gremita. Venerdì 2 ottobre, già alle 18.30, la sala era quasi completamente piena e altre persone continuavano ad arrivare per assistere alla presentazione di Pezzi di vetro e altre frantumaglie. Un pubblico numeroso ha accompagnato l’autore attraverso persone, luoghi e passioni che hanno segnato la sua vita e una parte importante della storia di Pontecorvo.
L’appuntamento, inserito nella rassegna “San Giovannello in… ARTE – Musica, Letteratura, Storia”, curata da La Lucerna, è andato oltre la semplice presentazione editoriale. Ad aprire la serata è stata Mary Buccieri, autrice della prefazione, che ha reso omaggio alla “mente meravigliosa” di Massimo Turchetta, sottolineandone la capacità di osservare e trasformare in racconto ciò che ha incontrato lungo il cammino. Loris Fratarcangeli ha guidato gli interventi di Roberto Castellucci e Tommaso Di Brango, mentre Barbara Mollicone ha dato voce ad alcuni brani attraverso le letture.
Di Brango si è soffermato sul significato di “frantumaglie”: ciò che resta di qualcosa che un tempo era intero. Nelle pagine di Turchetta trovano posto le estati della giovinezza, gli amici, le canzoni, i luoghi e gli anni trascorsi nella Tipografia Turchetta. Episodi apparentemente lontani diventano così parti di un unico percorso. L’autore racconta molto di sé attraverso gli altri: amici, conoscenti, personaggi di Pontecorvo e luoghi diventano i tasselli di una sorta di autobiografia indiretta, attraversata da un’ironia capace di alleggerire anche i passaggi più difficili.
La sua storia passa anche attraverso la malattia e le limitazioni che oggi condizionano la sua quotidianità, ma senza retorica. È il suo stesso modo di raccontarsi, con ironia e autoironia, a prevalere. La narrazione si sposta così dai luoghi dell’infanzia alla musica: Sorrento, dove trascorreva parte delle estati con la madre quando lo zio carabiniere si trovava lì, e poi Capri e Pompei, mete che interrompevano la lunga monotonia dei tre mesi di vacanze. Sullo schermo scorrono immagini e riaffiorano anche nomi come Lucio Dalla e l’Excelsior Vittoria. Non perché Massimo lo frequentasse, ma perché l’hotel faceva parte dello scenario delle passeggiate con gli amici: nei pomeriggi assolati si divertivano a camminare e a contare gli alberghi lungo il percorso, trasformando una semplice passeggiata in un piccolo gioco.
Al centro della passione musicale c’è soprattutto Francesco Guccini, un amore smisurato che lo portò, dopo un viaggio all’Expo di Milano, a cercare i luoghi legati al cantautore. Tra questi, la Trattoria Da Vito, lo storico locale bolognese frequentato da Guccini, dove Massimo trascorse un pomeriggio e parlò con il figlio di Vito, che oggi porta avanti l’attività.
E poi Simon & Garfunkel, scoperti grazie a Ugo, l’amico della casa di via Trieste, ormai scomparso. Ugo, con il suo ciuffo, i capelli fluenti e l’eleganza dei modi, aspettava Massimo sotto la tabaccheria per parlare di calcio e musica. Durante i lunghi pomeriggi trascorsi a casa sua, Massimo imparò ad amare Simon & Garfunkel, arrivando a mandarne a memoria alcune canzoni.
Tra le figure ricordate durante la serata c’è anche Ciro Santopietro, che lavorava in tipografia e che per Massimo fu molto più di un collega. Grande appassionato dei Beatles, batterista e cantante in un gruppo locale, Ciro aveva una curiosità e una competenza che gli permettevano di parlare di politica, musica, sport e problemi sociali con persone di ogni formazione. Massimo ha ricordato quanto abbia imparato da lui, soprattutto quell’uso intelligente dell’ironia che sapeva applicare a ogni situazione.
La Tipografia Turchetta emerge così come un luogo centrale della storia: non soltanto un posto di lavoro, ma un crocevia di vicende umane, dove si incontravano persone, idee, relazioni e mondi politici diversi. Un osservatorio privilegiato sulla vita di Pontecorvo.
C’è poi Roberto Castellucci, giornalista di Ciociaria Oggi, originario di Sora e da anni residente a Roma. Durante la serata ha raccontato con entusiasmo il percorso fatto di telefonate e preparativi che lo ha portato finalmente a conoscere Massimo Turchetta. Dalle sue parole è emersa soprattutto la felicità di poter incontrare personalmente l’autore e di essere parte di quella serata: un incontro nato a distanza e diventato finalmente reale a San Giovannello.
La musica è tornata anche nel ricordo del concerto de I Musici di Guccini, nell’estate del 2024. Massimo sostenne quella scelta anche quando non erano mancate critiche per l’introduzione di un biglietto d’ingresso. Poi arrivò un pubblico numeroso, fino a riempire la piazza. Sul palco, tra gli altri, Vince Tempera ed Ellade Bandini, in una serata che rappresentò per Massimo anche il modo di portare a Pontecorvo una musica profondamente amata.
Sono tutti episodi diversi: una canzone, una tipografia, un amico, un pomeriggio a Sorrento, una pagina stampata, una telefonata, un concerto. Presi singolarmente, potrebbero sembrare momenti separati. Insieme, diventano una storia.
E proprio quando la serata si avvicina alla conclusione arriva il momento più significativo. Loris Fratarcangeli lascia la parola direttamente a Massimo e rinuncia all’ultima lettura prevista di Barbara Mollicone. Sono ormai le otto e l’autore parla della sua condizione con quello che appare come un inguaribile ottimismo.
La malattia gli impone di stare fermo, ma la domanda arriva spontanea: «Perché devo stare fermo?».
«Non riesco a fermare la testa», dice Massimo.
Il corpo può avere dei limiti, ma la mente continua a muoversi: nuovi libri, nuove iniziative, nuovi progetti, persone da incontrare, cose da fare.
Essere vivo.
È questa la sintesi più efficace di una serata nella quale Massimo Turchetta ha riportato nel presente persone, luoghi e passioni che continuano a parlare di lui e di Pontecorvo.
E forse è proprio qui che Pezzi di vetro e altre frantumaglie trova il suo significato più profondo: nei frammenti di una vita non c’è soltanto ciò che è stato. Ci sono ancora storie da raccontare, persone da incontrare e cose da fare.





