La teoria di Antonio Rossello tra linguaggio, manipolazione e potere. Come riconoscere il momento in cui il significato delle parole si allontana dai fatti.
Il confine tra ciò che diciamo e ciò che è
Le parole non sono semplici strumenti di comunicazione. Attraverso di esse interpretiamo la realtà, costruiamo relazioni, trasmettiamo conoscenze e attribuiamo significati agli avvenimenti. Ma proprio questa funzione fondamentale del linguaggio può trasformarsi in uno strumento di condizionamento quando il significato di un’espressione viene alterato fino a compromettere il suo rapporto con ciò che dovrebbe rappresentare. È da questa considerazione che prende forma la riflessione sullo sfondamento semantico, concetto elaborato da Antonio Rossello e sviluppato in una proposta teorica che pone una domanda tanto semplice quanto impegnativa: che cosa accade quando le parole continuano a essere utilizzate, ma non indicano più adeguatamente la realtà? Non si tratta di un interrogativo puramente linguistico. Il significato attribuito alle parole può influenzare il modo in cui interpretiamo un conflitto, giudichiamo una decisione politica, valutiamo un comportamento o riconosciamo un problema sociale. Se la denominazione di un fenomeno ne modifica la percezione, il linguaggio può diventare uno strumento capace di orientare il giudizio collettivo. La questione centrale non è, dunque, se le parole possano cambiare significato: è evidente che lo fanno continuamente. Il problema è comprendere quando il cambiamento nasce dall’evoluzione della realtà e degli usi condivisi e quando, invece, viene utilizzato per alterare la rappresentazione dei fatti. È questa distinzione che Antonio Rossello ha posto al centro della propria elaborazione teorica.
Antonio Rossello e l’elaborazione del concetto
Il contributo di Rossello si è sviluppato attraverso una serie di articoli pubblicati nell’ottobre 2026 e ha trovato una formulazione sistematica nel saggio Lo sfondamento semantico. Una teoria triadica con pragmatica: rifondazione, manipolazione e criteri diagnostici, apparso su Eco di Savona il 7 ottobre 2026. Il tema è stato presentato anche nell’articolo divulgativo Lo sfondamento semantico: quando le parole smettono di indicare le cose, pubblicato da Italia News Post l’8 ottobre 2026. Rossello dichiara di aver introdotto il concetto nella propria elaborazione teorica attraverso due contributi giornalistici del 5 ottobre 2026, pubblicati rispettivamente su Eco di Savona e Il Corriere Nazionale, per poi svilupparlo in un modello più articolato. È opportuno precisare che l’espressione «sfondamento semantico» compare anche in altri contesti della letteratura, con accezioni differenti. L’attribuzione a Rossello riguarda quindi la specifica elaborazione qui esaminata, fondata sulla distinzione tra mutamento semantico, rifondazione e manipolazione, non l’esistenza storica assoluta dell’espressione in ogni ambito disciplinare. L’originalità della sua proposta, nella forma presentata, risiede soprattutto nel tentativo di passare dalla constatazione generica che le parole possono essere manipolate a un modello che permetta di analizzare il fenomeno, individuandone i meccanismi e stabilendo criteri per riconoscerlo. Il linguaggio viene così considerato non soltanto per ciò che comunica, ma anche per ciò che produce quando un soggetto interviene intenzionalmente sul rapporto tra parole, concetti e realtà.
Dal triangolo di Ogden e Richards alla dimensione pragmatica
Per comprendere la teoria è utile partire da un riferimento classico della filosofia del linguaggio: il modello semiotico di Charles Kay Ogden e Ivor Armstrong Richards, illustrato nel volume The Meaning of Meaning del 1923. Il loro modello triangolare mette in relazione tre elementi: il simbolo linguistico, il concetto e il referente. Il simbolo è la parola che utilizziamo; il concetto è il significato che le attribuiamo; il referente è la realtà alla quale intendiamo riferirci. Quando pronunciamo la parola «guerra», per esempio, non stiamo semplicemente producendo una sequenza di suoni o di caratteri. Richiamiamo un concetto attraverso il quale riconosciamo e interpretiamo una determinata realtà. I tre elementi, tuttavia, non coincidono automaticamente. Una parola può evocare rappresentazioni diverse, mentre il concetto che una persona associa a un’espressione può non corrispondere pienamente alla situazione concreta. Rossello riprende questo modello e ne sviluppa la dimensione pragmatica, attribuendo particolare rilievo al soggetto che utilizza il segno. Chi comunica non è necessariamente un semplice tramite neutrale: può contribuire alla trasformazione del significato, proporre nuove definizioni oppure perseguire obiettivi attraverso una scelta terminologica. Lo sfondamento semantico viene pertanto interpretato come un’operazione nella quale l’uso del linguaggio può alterare il rapporto tra segno, concetto e referente. In altri termini, non è soltanto importante sapere che cosa significa una parola, ma anche chi la utilizza, in quale contesto, con quale finalità e con quali conseguenze sulla comprensione della realtà. Questa prospettiva consente di collegare la semantica alla pragmatica, ossia allo studio del linguaggio nel suo uso concreto e nelle relazioni che si instaurano tra chi comunica e chi interpreta.
Quattro condizioni da non confondere
Uno degli aspetti più interessanti della proposta di Rossello è la distinzione tra quattro condizioni, che permette di evitare una confusione frequente: considerare ogni cambiamento di significato come una forma di manipolazione.
1. La condizione ordinaria. La parola viene utilizzata secondo una convenzione sufficientemente condivisa e conserva un rapporto riconoscibile con ciò che indica.
2. La deriva semantica. Il significato cambia gradualmente perché cambiano la società, le conoscenze, le abitudini e gli usi collettivi. È un processo fisiologico della lingua, che non richiede necessariamente un’intenzione individuale di modificarla.
3. La rifondazione semantica. Un significato viene ridefinito in modo esplicito, sulla base di una trasformazione riconosciuta o di una nuova convenzione dichiarata e motivata. Il cambiamento può essere legittimo, purché sia possibile comprenderne le ragioni e verificare il nuovo rapporto con la realtà.
4. La manipolazione semantica. Il significato viene alterato o imposto senza un adeguato riscontro nel referente, con l’effetto di orientare la percezione dei destinatari e di presentare come corretta una rappresentazione che non corrisponde sufficientemente ai fatti.
La distinzione è sostanziale. Le lingue non sono sistemi immobili e nessuna società potrebbe comunicare efficacemente se ogni parola fosse obbligata a conservare per sempre un unico significato. Il problema si presenta quando la trasformazione del significato non viene accompagnata da un corrispondente cambiamento della realtà, oppure quando il cambiamento viene presentato in maniera tale da impedire al destinatario di riconoscerne la natura e valutarne le conseguenze. La rifondazione, nella prospettiva proposta da Rossello, rende esplicito il cambiamento; la manipolazione tende invece a occultare la distanza tra ciò che viene detto e ciò che effettivamente accade.
I quattro meccanismi della manipolazione
Rossello individua quattro meccanismi principali attraverso i quali può realizzarsi lo sfondamento semantico in senso manipolativo. Il primo è il cortocircuito tra parola e realtà: la denominazione finisce per essere trattata come se fosse una prova sufficiente di ciò che afferma. In questa situazione, chiamare un fatto in un determinato modo sembra diventare sufficiente a stabilire che quel fatto sia realmente ciò che si dichiara. Il secondo consiste nella dilatazione o restrizione del concetto. Una categoria viene ampliata fino a comprendere fenomeni che non le appartengono adeguatamente, oppure ristretta fino a nascondere caratteristiche essenziali di ciò che viene descritto. Il terzo meccanismo riguarda la sostituzione del referente con una rappresentazione fittizia o fuorviante. Il destinatario non viene più posto di fronte alla realtà nella sua concretezza, ma a una versione costruita per giustificare una determinata interpretazione. Il quarto è la sottrazione del segno: alcuni termini vengono esclusi, censurati o resi difficilmente utilizzabili, restringendo la possibilità di nominare e discutere determinati fenomeni. Quest’ultimo meccanismo richiama la riflessione sulla neolingua di George Orwell: limitare le parole disponibili può contribuire a restringere gli strumenti con cui una comunità formula domande, distingue concetti e mette in discussione il potere. Questi meccanismi possono presentarsi separatamente oppure combinarsi. La loro individuazione, tuttavia, non costituisce automaticamente la prova di una manipolazione: occorre verificare come operano nel contesto specifico e quali evidenze consentano di sostenerne l’interpretazione.
I cinque test diagnostici: dalla teoria alla verifica
La proposta di Rossello acquista particolare interesse nel momento in cui cerca di tradurre il modello teorico in un procedimento di analisi. Per distinguere una trasformazione autentica da una manipolazione, l’autore propone cinque verifiche, attribuendo loro un peso differente.
Il test del referente domanda se la realtà a cui la parola si riferisce sia effettivamente cambiata e se tale cambiamento possa essere documentato attraverso fonti indipendenti da chi utilizza l’espressione.
Il test di verificabilità esamina se il significato proposto possa essere confrontato con i fatti, discusso e contestato attraverso elementi controllabili.
Il test di trasparenza e reversibilità considera se il cambiamento terminologico sia dichiarato e motivato oppure presentato come un’evidenza indiscutibile, sottratta al confronto.
Il test del cui prodest invita a chiedersi chi tragga vantaggio dall’impiego di una determinata definizione. Si tratta di un indizio utile per orientare l’indagine, ma non di una prova sufficiente: una formulazione può favorire qualcuno anche senza essere stata concepita per manipolare.
Il test della continuità storica confronta il nuovo uso con i significati precedenti e con casi analoghi, per verificare se si tratti di una trasformazione coerente oppure di una ridefinizione che richiede ulteriori spiegazioni.
I primi due test hanno, nel modello di Rossello, carattere costitutivo; il terzo riguarda la procedura attraverso cui avviene il cambiamento, mentre gli ultimi due hanno funzione indiziaria. Il valore di questo protocollo sta nel tentativo di introdurre criteri espliciti in un ambito spesso dominato da impressioni, contrapposizioni ideologiche e giudizi formulati senza un adeguato controllo dei fatti. La proposta, naturalmente, richiede ancora applicazioni empiriche sistematiche, confronti tra valutatori indipendenti e una precisazione delle soglie che permettono di distinguere i casi più complessi. È lo stesso Rossello a riconoscere la necessità di ulteriori verifiche. Questa cautela non diminuisce l’interesse del modello. Al contrario, permette di collocarlo correttamente: come una proposta teorica e metodologica che può essere discussa, applicata e ulteriormente perfezionata.
Un caso concreto: «operazione militare speciale» e «guerra»
Uno degli esempi attraverso i quali Rossello illustra il proprio modello riguarda la terminologia impiegata dalla Russia per descrivere l’invasione su larga scala dell’Ucraina iniziata nel febbraio 2022. L’espressione ufficiale russa «operazione militare speciale» ha costituito una denominazione alternativa a quella di guerra, contribuendo a inquadrare l’azione militare entro una cornice linguistica e politica specifica. La questione non consiste semplicemente nel constatare che due espressioni abbiano sfumature differenti. Occorre chiedersi quale realtà ciascuna renda visibile, quali aspetti metta in secondo piano e se la denominazione utilizzata sia adeguata alla portata concreta degli eventi. Nel modello proposto, una formula che restringa la percezione di un’invasione su larga scala a quella di un’operazione circoscritta può essere esaminata come un possibile caso di alterazione del rapporto tra concetto e referente. Il passaggio da una denominazione all’altra deve però essere valutato con attenzione: la maggiore o minore adeguatezza lessicale di un’espressione non basta, da sola, a dimostrare l’intenzione manipolatoria di chi la impiega. Sono necessari anche l’esame del contesto, la documentazione dei fatti e l’analisi delle funzioni comunicative e politiche della scelta terminologica. È proprio qui che i test diagnostici acquistano utilità: non si limitano a suggerire un giudizio, ma invitano a ricostruire il rapporto tra le parole, gli eventi e gli interessi che possono influenzarne la rappresentazione. Il caso evidenzia anche una conseguenza più generale: quando una denominazione viene accettata senza un confronto con i fatti, può contribuire a rendere meno riconoscibili le dimensioni reali di un conflitto e a orientare il giudizio pubblico sulle responsabilità e sulle conseguenze delle azioni.
Linguaggio, potere e responsabilità
Il problema dello sfondamento semantico non appartiene soltanto alla comunicazione politica. Può emergere nei media, nella pubblicità, nelle organizzazioni, nelle istituzioni e nei rapporti sociali quotidiani. Un comportamento coercitivo può essere presentato come partecipazione; una decisione unilaterale può essere descritta come condivisione; una condizione di esclusione può essere mascherata attraverso formule rassicuranti. In ciascuno di questi casi, la valutazione deve partire dal contesto e dai fatti. Una parola non diventa manipolatoria semplicemente perché è positiva, negativa, ambigua o politicamente conveniente. Lo diventa quando il suo impiego produce una rappresentazione sostanzialmente fuorviante della realtà, secondo criteri che devono essere dimostrati e non soltanto presunti. La riflessione di Rossello offre quindi uno strumento utile per interrogare il linguaggio senza trasformare ogni divergenza terminologica in un’accusa. La responsabilità di chi comunica consiste nel rendere riconoscibile il rapporto tra ciò che afferma e ciò che può documentare. Quella di chi riceve il messaggio consiste nel non fermarsi alla denominazione, ma nel chiedersi quale realtà essa rappresenti. È una responsabilità condivisa, che riguarda tanto l’informazione quanto l’educazione, la divulgazione culturale e la partecipazione democratica. In un ambiente comunicativo nel quale le parole circolano rapidamente e vengono spesso riprese senza verificarne il contesto, la capacità di distinguere i fatti dalle loro rappresentazioni diventa una componente essenziale del pensiero critico.
Una riflessione che riguarda anche la cultura
Il tema si estende naturalmente alla memoria storica e alla divulgazione culturale. Anche il passato, infatti, può essere rappresentato attraverso categorie che ne evidenziano alcuni aspetti e ne trascurano altri. La differenza tra un’interpretazione legittima e una distorsione risiede nella possibilità di distinguere le fonti dalle letture che se ne ricavano, mantenendo aperto il confronto con le evidenze disponibili. È una prospettiva che trova un’applicazione, su un piano diverso da quello della manipolazione, anche nella lettura interdisciplinare proposta in Burgensis. Raccolta di saggi, di Franco Faggiano. Qui luoghi e testimonianze del Medioevo diventano occasioni per mettere in relazione storia, spiritualità, istituzioni e memoria, ampliando le prospettive interpretative senza che ciò implichi necessariamente una sostituzione della realtà storica con una rappresentazione arbitraria. Il richiamo è volutamente circoscritto: serve a ricordare che il linguaggio può essere impiegato tanto per deformare la comprensione quanto per arricchirla. La discriminante resta il rapporto responsabile con i fatti e la trasparenza delle interpretazioni.
Conclusione: riconoscere la realtà dietro le parole
Lo sfondamento semantico, nella formulazione proposta da Antonio Rossello, richiama l’attenzione su un problema decisivo della comunicazione contemporanea: il rischio che il significato delle parole venga separato dalla realtà che dovrebbe rendere comprensibile.Il suo contributo consiste nell’aver organizzato questa questione in un modello che distingue il mutamento fisiologico del linguaggio dalla rifondazione consapevole e dalla manipolazione, individuando meccanismi e test attraverso cui esaminare le diverse situazioni. Si tratta di una proposta teorica che merita di essere approfondita e sottoposta a verifiche, soprattutto per la sua possibile applicazione all’analisi della comunicazione pubblica, del linguaggio politico e delle rappresentazioni sociali. La sua importanza non risiede nell’invitare a diffidare indiscriminatamente delle parole, ma nel suggerire di sottoporle a un controllo più rigoroso. Le parole sono indispensabili proprio perché ci permettono di condividere significati; quando il loro rapporto con la realtà diventa opaco, la comunicazione rischia di perdere la propria funzione conoscitiva e di trasformarsi in uno strumento di condizionamento. La domanda da porsi, allora, è semplice: ciò che viene detto corrisponde a ciò che accade, oppure la denominazione sta prendendo il posto dei fatti? È da questa domanda che può cominciare un esercizio autentico di consapevolezza linguistica. Perché comprendere le parole significa anche interrogare chi le utilizza, verificare ciò che affermano e preservare la possibilità di distinguere la realtà dalle rappresentazioni costruite intorno a essa.
Franco Faggiano, Esperto di Progettazione Sociale, socio dell’Associazione Sociologi Italiani | Hub blog: franco-faggiano.blogspot.com
Riferimenti e approfondimenti
Antonio Rossello: contributi e CV
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Antonio Rossello, Lo sfondamento semantico: quando le parole smettono di indicare le cose, Italia News Post, 8 ottobre 2026. Leggi l’articolo.
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Antonio Rossello, Lo sfondamento semantico. Una teoria triadica con pragmatica: rifondazione, manipolazione e criteri diagnostici, Eco di Savona, 7 ottobre 2026. Leggi il saggio.
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Antonio Rossello, Curriculum vitae – Consulta il profilo.
Riferimenti teorici
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Ogden, C. K., Richards, I. A., The Meaning of Meaning: A Study of the Influence of Language upon Thought and of the Science of Symbolism, 1923.
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Orwell, George, «Politics and the English Language», 1946.
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Orwell, George, Nineteen Eighty-Four, 1949.
Nota sull’attribuzione: il presente articolo riconduce ad Antonio Rossello la specifica formulazione teorica dello sfondamento semantico qui discussa, sulla base dei suoi contributi pubblicati nell’ottobre 2026. I riferimenti alla semiotica e alla critica del linguaggio politico costituiscono un inquadramento teorico più ampio, non una dimostrazione di derivazione diretta della sua proposta da quegli autori.
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