Metastasio compose quest’azione sacra a Roma su richiesta del cardinale Pietro Ottoboni (Venezia, 1667 – Roma, 1740), grande mecenate delle arti. Egli era stato nel 1698 padrino di battesimo di Pietro Trapassi, Metastasio, e seguì e contribuì alla sua prima formazione. Il cardinale chiamò presso il Palazzo della Cancelleria compositori eccelsi come Arcangelo Corelli, Alessandro Scarlatti e Georg Friedrich Händel.
Il sacro componimento, il primo degli oratori di Metastasio, fu eseguito per la prima volta nel 1727 nel Palazzo della Cancelleria, con ricco apparato scenico, accompagnato dalla musica del compositore e violoncellista Giovanni Battista Costanzi (Roma, 1704 – Roma, 1778).
In scena in questa composizione sono il Genio celeste, per l’Introduzione, e poi la Fede, la Speranza e l’Amor divino. Fede e Speranza gareggiano su quale delle due sia più lieta per l’avvento di Gesù, “il Verbo eterno” che “de’ mortali discende a terminar la servitude amara”. Ma l’Amor divino le rassicura: la gioia dell’una non può che essere alimento e vigore alla gioia dell’altra e viceversa. Per la nascita del Salvatore “godendo insieme, S’accrescerà la speme, Trionferà la fé.”
Dall’incipit del libro:
Dal più puro seren delle sfere,
Su le piume dell’aure leggiere,
Vengo nunzio d’immenso piacer.
Ecco in luce l’orrore cangiato,
Ecco l’alba del giorno bramato,
Ecco aperto degli astri il sentier.
Pace, o mortali. Il primo padre, è vero,
Tutta con sé l’umanità ravvolse
Nella sua colpa antica,
Come pianta talor nei germi accolse
Il vizio del terren che la nutrica:
Ma la pietà, maggiore
De’ vostri falli, al dio delle vendette
L’imminenti saette
Svelse di mano, e ne placò lo sdegno.
Pace, pace, o mortali; eccone il pegno.
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