Nel 1923 Mondadori pubblica in volume gli articoli che Angelo Gatti aveva già pubblicato, tra il 1919 ed il 1922, su «L’illustrazione italiana» e «Il corriere della sera», anche sul supplemento «La lettura». È una raccolta di riflessioni, cronache e saggi che trattano diversi aspetti della guerra e diversi argomenti. Il volume sarà ripubblicato nel 1940, a testimonianza del gradimento da parte del regime fascista.
La prima parte è dedicata alla celebrazione propagandistica delle varie armi dell’esercito italiano (fanti, dragoni, alpini, marinai e genio) e degli eroi: i fratelli Garrone, Gualtiero Castellini e Nazario Sauro.
Seguono i ritratti dei comandanti dei vari eserciti, a cominciare da Cadorna, con cui Gatti aveva collaborato in qualità di capo dell’Ufficio Storico del Comando supremo, a cui si aggiungono i generali francesi (Joffre e Foch) e tedeschi (von Schlieffen, von Moltke, Ludendorff e Hindenburg). A proposito di Cadorna, ma non solo, è interessante sottolineare la differenza tra i giudizi positivi espressi qui da Gatti, e quelli ben diversi riportati nei diari privati [Caporetto: dal diario di guerra inedito (maggio-dicembre 1917)], che non a caso verranno pubblicati solo postumi: Cadorna qui è un capo fermo, simbolo della volontà nazionale e della disciplina, nei diari diventa un uomo isolato, testardo, incapace di ascoltare e responsabile del disastro; i soldati da eroi silenziosi pronti al sacrificio per un’idea superiore di Patria, diventano uomini disperati, stanchi, trattati come carne da cannone e terrorizzati dai propri ufficiali, e così via…
Più avanti gli argomenti diventano strettamente militari: la presa di Gorizia e la difesa del Grappa, lo sfacelo dell’esercito russo in seguito alla rivoluzione bolscevica del 1917, che finirà per contagiare in qualche modo l’esercito tedesco, e contribuirà in questo modo alla conclusione della guerra.
Infine, quella che forse è la parte meno interessante della raccolta, relativa al dopoguerra: si parla della grandezza del Papato, della figura di Lenin e della trasformazione dell’esercito bolscevico nel sostegno principale del regime, e una cupa previsione sulla guerra chimica negli anni a venire.
Sinossi a cura di Claudio Paganelli
Dall’incipit del libro:
1916, la guerra… Una piccola città di provincia, nella pianura lucente d’acque, sotto un cielo tranquillo. C’è una casa, in una breve via silenziosa, dinanzi a un giardinetto fiorito, dove un padre e una madre vivono aspettando. Donne dai bei nomi, Margherita, Maria, Rina, muovono con lieve passo intorno ai vecchi. S’alza dal giardino un riso di bambini: Giniola scherza col cane, Druccio corre giocando al cavalluccio. Qualche amico, Luigi, Giotto, Guido, Vittore, bussa piano alla porta, ed entra a domandare notizie. Vecchie stampe, odore di spigo; una speranza raccolta, un dolore calmo. Un orologio vecchio conta le ore interminabili della giornata; e ricomincia, ricomincia sempre. A sera, un tenue sorriso par che guizzi da muro a muro, quando il salotto raccolto s’illumina tutto, sotto la lampada rossa. Ma due stanze sono chiuse: c’è là dentro qualche cosa di passato…
Quasi tutte le mattine, quando il portalettere fa il suo primo giro per la città cianciante, le voci dei figliuoli che abitarono le stanze chiuse giungono alla vecchia casa, con le lettere sgualcite che vengono dalla fronte. Una è la voce di Pinotto l’alpino, del maggiore dei due fratelli, di colui che fu pretore a Morgex e giudice a Tripoli, e non ha ancora ventinove anni.
Scarica gratis: Nel tempo della tormenta di Angelo Gatti.