In questo articolo pubblicato sulla «Rivista di Filosofia Scientifica» nel 1887 il poeta e critico letterario Arturo Graf, dopo aver avuto appreso da una relazione sugli esami di licenza liceale dell’anno prima che gli studi nelle scuole secondarie in Italia continuavano a peggiorare, si sofferma sulla situazione dello studio nelle scuole secondarie del latino e del greco antico. In particolare lo studioso si chiede se le lingue classiche debbano essere necessariamente parte di una cultura non specializzata come è quella degli studi secondari.

Graf quindi indaga se qualcuno dei presunti benefìci attribuiti allo studiare le lingue classiche esista davvero e se questi eventuali benefìci siano da anteporre come importanza ad altri oppure no. Prima di tutto viene esposto l’argomento che, dato che in passato gli studi classici hanno portato benefìci allora dovrebbero portarli ancora oggi. Poi viene esposto l’argomento che senza la cognizione del latino e del greco in molti mestieri come il medico e l’ingegnere, non si possono comprendere molti vocaboli legati a questi valori. Viene presentato anche l’argomento che gli studi classici sono un ottimo esercizio della mente e portatori di grandi valori pedagogici ed estetici. Graf critica tutti questi argomenti mostrando tutti i loro punti deboli e inoltre mostrando che nell’esperienza questi argomenti sono tutti smentiti.

Viene inoltre messa in discussione da Graf la stessa priorità dei presunti valori portati dagli studi classici nella civiltà contemporanea, senza che però questo debba portare alla subordinazione dei valori portati dalle discipline umanistiche rispetto ai valori portati dalle discipline scientifiche, né alla superiorità dei saperi utilitaristici rispetto agli altri saperi. Il critico letterario inoltre smonta l’argomento che dimostrerebbe la superiorità degli studi classici in base al fatto sperimentato che gli studenti migliori escono da questi studi e l’argomento che perlomeno il latino dovrebbe continuare ad essere insegnato nelle scuole secondarie italiane in quanto l’Italia sarebbe discendente diretta della civiltà dell’antica Roma.

La Relazione sugli esami di licenza liceale per l’anno 1885 di Marco Tabarrini citata all’inizio del testo di Graf è leggibile sulla Gazzetta Ufficiale qui: https://share.google/BpkmeZyNn8tUcyVx7

Mentre prepariamo questo testo digitale, sui giornali italiani monta la polemica sulla clamorosa bocciatura dell’80% dei candidati all’ammissione a Medicina, causata dal mancato superamento dell’esame di Fisica. E molti commentatori sostengono che al futuro medico la Fisica non serve, e che altre sono le doti sulla base delle quali si dovrebbero selezionare i medici di domani. Effettivamente, ogni epoca scolastica ha le sue “bestie nere”, e c’è sempre chi sostiene che una specifica disciplina non ha nessuna funzione educativa, ma la si insegna soltanto “per tradizione”. Al di là dei due casi specifici, quello descritto da Graf e quello comparso all’attenzione dei media italiani nell’autunno 2025, il dibattito sui curricula è sempre attuale, perché come afferma Graf, la società col tempo muta, e quindi i suoi futuri cittadini non necessariamente dovranno essere formati esattamente come i cittadini passati, o come quelli attuali.

Sinossi a cura di Michele De Russi e Gabriella Dodero

Dall’incipit del libro:

La Relazione sugli esami di licenza liceale per l’anno 1885, pubblicata or sono pochi mesi con la firma di Marco Tabarrini1, reca la sgradevole, ma non inaspettata notizia, che gli studi secondarî in Italia continuano ad andar male, se pur non vanno di male in peggio. Lascio stare quanto vi si dice delle altre materie d’insegnamento, e rilevo il giudizio che più particolarmente tocca il latino ed il greco. Tale giudizio è severo; l’insegnamento classico dà assai pochi frutti. Il relatore, parlando in nome di una intera Commissione, confessa che nelle versioni dall’italiano in latino si stenta a trovar la grammatica; che le versioni dal greco diedero esito poco felice; che l’insegnamento del greco, quale è dato nella più parte dei licei, è senza valore. Questa la condizione delle cose, già nota del resto, e nota da un pezzo. Essa parrebbe invocare provvedimenti risoluti, riforme sostanziali; ma il relatore non mostra di addarsene. Egli ha bensì come un sentimento vago e confuso delle ragioni d’ordine generale a cui sono da riferire il decremento incessante e il discredito degli studî classici, e confessa non lontano il giorno in cui tali studî non avranno più difensori; ma invece di suggerire il solo provvedimento richiesto dalla necessità dei tempi e delle cose, la soppressione loro in tutti i gradi della istruzione secondaria, persiste nella credenza che «più che dalla mutazione delle leggi organiche, il perfezionamento delle scuole secondarie, dipende da vigilanza continua e da cure diligenti e minute per correggere ogni sviamento, dare impulso alla inerzia, e porre forza e vigore dove si manifesta incuria e fiacchezza».

Scarica gratis: L’insegnamento classico nelle scuole secondarie di Arturo Graf.