La pellicola inizia in una sala cinematografica di Parigi, dove Luis Buñuel, assiste alla pessima accoglienza che il pubblico in sala riserva al suo film “L’age d’or”, a cui collaborò Salvador Dalì.
Il film fortemente anticlericale e antiborghese gli chiude tutte le porte del cinema francese.
Alla fine dello spettacolo solo qualcuno si congratula con lui e tra questi un uomo che gli consegna un testo intitolato “Las Hurdes” e gli chiede di far conoscere al mondo le condizioni disperate della gente che vive in quei luoghi.
Buñuel, dopo un periodo di incertezza, decide di realizzare il progetto, ma gli mancano i fondi.
Ritorna in Spagna dove vive il suo amico Ramón Racín. E’ lui, in seguito ad una vincita alla lotteria, a finanziare il progetto.
Buñuel, Racín, Unik e Lotar partono per l’Estremadura, diretti in una parte del Mondo dimenticata da tutti, per girare un documentario.
Las Hurdes si presenta come una terra deserta, arida, in cui i pochi abitanti vivono in gravi condizioni di indigenza, dove la malattia di una bambina, che giace per terra sotto il sole, o dove la morte di un neonato, vengono vissute con rassegnazione dalla gente del posto.
La piccola troupe entra in una scuola e riprende bambini senza sorriso, silenziosi, sporchi e con i piedini nudi.
La telecamera non si ferma mai e non è mai il maestro a girare. Buñuel guarda con i suoi occhi ciò che accade, cattura con lo sguardo l’espressione di un uomo, di un bambino.
Il regista sembra anche un po’ crudele, fa cadere capre dalle rocce, fa decapitare i galli, fa torturare un povero asino dalle api e poi lo uccide.
Appare, anche se non in modo esasperato, il suo atteggiamento anticlericale e forse anche un po’ irriverente nei confronti della chiesa, nello specifico delle suore.
Salvador Simó è riuscito a realizzare un film d’animazione spettacolare, bellissime le animazioni che si intrecciano, diventando un tutt’uno, con gli spezzoni dei filmati girati da Buñuel.
Incisive le scritte in cui viene annunciata la fucilazione di Racín e di sua moglie e commovente la scena finale in cui, il maestro, dopo aver bevuto del vino, lancia il calice alle sue spalle per omaggiare l’amico.
Noi recensori dovremmo sforzarci di essere il più possibile obiettivi e non dovremmo lasciarci prendere dai sentimenti…
Ma mi chiedo…
…e se Buñuel avesse portato con sé quella bambina distesa per terra e l’avesse fatta curare, cosa sarebbe accaduto?




