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Ugo Santamaria

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Caro Farina, eccoti non un racconto, ma l'abbozzo di un racconto. Esso almeno avrà il merito di essere brevissimo, e di esser storico – un documento umano, come dicono oggi…
Il mio amico, poi ch’ebbe finito di parlare della fantastica creatura, mi disse: — Cercherò di fare in modo che tu possa penetrare fino a lei, ma non creder troppo facil la cosa.
Keesh, che visse, molto tempo fa sull’orlo del mare polare, fu il capo del suo villaggio per anni numerosi, e prosperò e morì pieno di onori, col suo nome sulle labbra di tutti gli uomini.
Attendere una lettera! quanti pensieri, quanta gioia e quanti dolori si racchiudono in queste parole!...
In una delle nostre lontane province si trovava il possesso di Ivan Petrovič Berestov. Nella sua giovinezza egli aveva servito nella guardia, aveva dato le dimissioni al principio del 1797, era partito per il suo villaggio e da allora non ne era piú andato via.
A Salerno – la gente di là se ne ricorda ancora per una canzonatura poetica fattami da un giornaletto spiritoso – io avevo preso un alloggio tra cielo e terra, ma più in là che in qua, per la semplice ragione di essere io amantissimo della quiete…
Benché, grazie a Dio, sia difficile ai nostri orecchi distinguere il ronzio festoso d’un’ape dalle sue strida più disperate; — spero nondimeno mi sia permesso affermare che quel giorno la signorina Dell’Api strillava a più non posso.
Molti, ma molti anni fa, c’era in un paese di questo mondo, un signore, che aveva ereditato dai suoi antenati il titolo di Conte, un bel castello e grandissimi possessi.
Era la settimana di Pasqua, ed io camminavo lungo la riva del mare per ubbidire ai consigli dei medici, i quali mi avevano detto di vivere in solitudine e di non leggere più libri e giornali che parlassero della guerra, se volevo evitare irrimediabili perturbazioni.