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Ugo Santamaria

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Quand'ho qualcuno attorno, non la guardo mai; ma sento che mi guarda lei, mi guarda, mi guarda senza staccarmi un momento gli occhi d'addosso. Vorrei farle intendere, a quattr'occhi, che non è nulla; che stia tranquilla…
Una volta il Canguro non era come lo vediamo ora, ma un Animale Molto Diverso, con quattro gambe corte. Egli era grigio ed egli era lanoso e di ambizione smisurata…
La casa ove mio padre aveva stabilito che io e mio fratello passassimo il tempo che lui doveva impiegare nel suo viaggio in Germania, era un vecchio fabbricato nobiliare costruito senza risparmio alcuno…
Un profumo squisito di abete si diffondeva nella sala da pranzo del dottore, ove le pareti e le porte erano ornate di tralci e ghirlande di alloro.
O fossero stanchi di aver giuocato troppo a moscacieca o veramente avessero voglia di leggere, fatto sta che quella sera i ragazzi presero ognuno un libro e se ne andarono in un angolo remoto del giardino.
— E l'inferma guarirà? – domandai tutto trepidante al dottore. — Guarirà di certo, se Dio vuole – rispose questi che già s'era levato da sedere e avea preso il cappello per andar via.
Una volta, mentre il treno passava vicino ad Aci-Trezza, voi, affacciandovi allo sportello del vagone, esclamaste: — Vorrei starci un mese laggiù! —
Io conterò cose vere, e colpe solite pur troppo, ed una egregia virtù di oscura donnicciuola; ma tacerò i nomi veri ed i luoghi, sostituendone altri immaginati, non tanto per sottrarre al biasimo chi lo ha meritato, quanto per rispettare la modestia di chi è degno di molta lode.
Quanto se n’avessero cacciato in corpo, dalle dieci di sera ch’erano arrivati sino alla mezzanotte vicina, lo sapeva soltanto il garzone del vinaio…