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Ugo Santamaria

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C’era una volta un Re, molto ricco di quattrini e di terre: la sua moglie morì, ed egli ne fu inconsolabile. Per otto giorni intieri si chiuse in un piccolo salottino, dove picchiava il capo nel muro, tanto era il dolore che gli straziava l’anima; per paura che finisse coll’ammazzarsi, furono accomodate delle materasse fra il muro e i parati della stanza.
Flavia si sentiva la coscienza quieta: neppure l’ombra di un piccolo rimorso; quello che le accadeva era molto strano, ma senza un briciolo di sua colpa. Quindi scuoteva la bella testa bionda, si stringeva lievemente nelle spalle e andava al ballo
C’era una volta la figlia di un Re, la quale era tanto bella, che in tutto il mondo non si dava l’eguale; e per cagione di questa sua grande bellezza, la chiamavano la Bella dai capelli d’oro, perché i suoi capelli erano più fini dell’oro, e biondi e pettinati a meraviglia le scendevano giù fino ai piedi.
C’era una volta un Re e una Regina che non avevan figliuoli e pregavano i santi, giorno e notte, per ottenerne almeno uno. Intanto consultavano anche i dottori di Corte.
Insomma, il lumetto, lí sul piano della scrivania, non ne poteva piú. Riparato da un mantino verde, singhiozzava disperatamente; a ogni singhiozzo faceva sobbalzar l'ombra di tutti gli oggetti della camera, come per mandarli al diavolo; e meglio di cosí non lo poteva dire…
Sciorinarono dal campanile un fazzoletto a tre colori, suonarono le campane a stormo, e cominciarono a gridare in piazza: — Viva la libertà! — Come il mare in tempesta…
Come è rimasta deserta la casa della nonna poi che è partito Max! Ci si sente la voce del silenzio. Max non l’ha neppur salutata la nonna, e si capisce perchè…
Così vi darò sei coperte, calde e pesanti; sei raspe, grandi e dure; sei coltelli della Baia di Hudson, lunghi e aguzzi; due canoe, il lavoro di Mogun; dieci cani dalle spalle poderose e forti al tiro; e tre fucili…
Masin e Pucci si sposarono sul finir dell’inverno e al pranzo di nozze il padre di Masin si fece venire il delirio a forza di bere. Masin fu contento di scappare con Pucci in due camere ammobiliate vicino alla Stazione – per comodità del suo lavoro…