Ugo Santamaria
— Signora, io vi dirò che son nato figlio di Re. Mio padre aveva un fratello che regnava con lui in uno Stato vicino. Questo fratello ebbe due figli, un Principe ed una Principessa.
Una tenda a rete di color turchino scuro separava la bottega dell’ottico dalla strada, invasa a quell’ora da un sole cocente che sembrava, anticipare l’estate quantunque non si fosse che in giugno…
Eravi a Bagdad un facchino, il quale ad onta, del suo abbietto e penoso mestiere, non lasciava d’esser uomo spiritoso ed allegro. Un bel mattino trovandosi con un gran paniere in una piazza aspettando che qualcuno avesse bisogno dei suoi servizi
Raccogliendo e riprendendo con la sinistra la scarsa barba, dalla tavola a cui sedeva Polla guardava a quanto poteva scorgere del temporale. Passavano di furia i nuvoloni neri: uno ne dilacerò un fulmine…
— Dovete sapere signore – continuò quegli, – che mio padre, per nome Mahamud, era Re di questo stato. Mio padre morì all’età di sessant’anni. Io presi il suo posto, mi ammogliai, e la donna ch’io scelsi per divider meco la dignità reale, mi era cugina.
C’era una volta un Re, che amava pazzamente la caccia, e per essere più libero di andarvi tutti i giorni, non aveva voluto prender moglie.
I ministri gli dicevano:
— Maestà, il popolo desidera una Regina…
Il ragazzo ha confessato che, quel chiodo, lui l'aveva trovato traversando una strada del quartiere negro di Harlem. Era un grosso chiodo arrugginito caduto forse da un carro passato poco prima per la strada…
Un buon uomo aveva una bella moglie da lui amata con tanta passione. Un giorno che affari pressanti l’obbligavano ad allontanarsi da lei, andò in un luogo ove vendevansi degli uccelli e comprò un pappagallo il quale non solo parlava benissimo…
Quando la porta si chiuse, mi sembrò dal rumore che me la chiudessero sul cuore. Provai una fiera stretta, e un grande abbandono mi pigliò tutte le membra, come deve accadere a chi abbia bevuto o fumato un soporifero…





