Scritta nel 1882 da Anatole France, la favola Abeille viene tradotta e pubblicata per la prima volta in Italia – col titolo Apina – in appendice al «Corriere dei piccoli» supplemento illustrato del «Corriere della sera». La prima puntata coincise con il primo numero del supplemento, del 27 dicembre 1908, e l’ultima trovò posto nell’undicesimo numero, del 7 marzo 1909. Solo nel 1951 verrà pubblicata in volume in Italia.

Il «Corriere dei piccoli» non riporta il nome del traduttore, ma probabilmente si tratta del suo direttore, Silvio Spaventa Filippi, che durante i molti anni in cui diresse il supplemento (fino alla sua morte, nel 1931), tradusse ed adattò numerosi romanzi per ragazzi, e che è ricordato per l’eleganza della sua prosa

I romanzi pubblicati in appendice al «Corriere dei piccoli» erano illustrati. In questo caso, anche se non espressamente indicato, l’illustratore originale dovrebbe essere Attilio Rubino, che al momento è ancora sotto diritti, ma nella nostra edizione abbiamo utilizzato le illustrazioni preparate da Gaston Bussière per un’edizione francese.

La storia racconta le avventure della piccola Abeille (Apina) e del suo amico Giorgio. I due bambini crescono insieme e sono destinati ad amarsi. Un giorno decidono di raggiungere, nonostante i divieti, il lago delle Ondine. Apina verrà rapita dal popolo dei nani, che vivono nel sottosuolo, e Giorgio dalle ondine del lago, che vivono in un castello subacqueo, e resteranno prigionieri per sette anni, fino a quando il re dei nani, innamorato di Apina, decide di aiutare Giorgio a fuggire…

Sinossi a cura di Claudio Paganelli

La raccolta del «Corriere dei piccoli» 1908-1909 è disponibile su Google Books (https://books.google.com/). Le illustrazioni sono di Gaston Bussière e appartengono ad una edizione francese [Abeille, Paris Librairie des amateurs Ferroud, 1927] disponibile su Gallica (https://gallica.bnf.fr/)

Dall’incipit del libro:

Il mare oggi ricopre il suolo dove una volta fu il ducato dei Claridi. Non una traccia più della città e del castello. Ma si dice che, col tempo calmo, si veggano ancora, per due miglia all’intorno, enormi tronchi d’alberi sporgere dal fondo delle acque. Un punto del lido che serve di corpo di guardia ai doganieri si chiama ancor oggi la Bottega del Sarto. È molto probabile che il nome sia un ricordo d’un certo mastro Giovanni di cui si fa cenno nel nostro racconto. Il mare, che si spinge tutti gli anni da quel lato, ricoprirà fra non molto quel luogo dal nome così strano.
Simili cambiamenti sono nella natura delle cose. Le montagne nel corso dei secoli si disgregano; il fondo di mare, al contrario, si solleva e porta, fino alla regione delle nuvole e dei ghiacci, le conchiglie e le madrepore.
Nulla è durevole. L’aspetto delle terre e dei mari cambia continuamente. Solo il ricordo delle anime e delle forme attraversa i secoli e ci fa presente ciò che da lungo tempo è scomparso.
Parlandovi dei Claridi, vi riconduco ad un passato remotissimo. Comincio:
La contessa di Biancalanda, messosi sui capelli d’oro un cappellino nero trapunto di perle, e annodatosi alla vita il cinto delle vedove, entrò nell’oratorio dove era usa di pregare ogni giorno per l’anima di suo marito, ucciso in singolar tenzone da un gigante d’Irlanda.

Scarica gratis: Apina di Anatole France.